Dei Serenissimi e del loro pittoresco Tanko (buffo ma armato di cannoncino) non si sente già più parlare. C'è una gran voglia, da parte della politica e della stampa, di archiviare l'episodio come esempio di folklore venetista deviato. Trattamento analogo a quello riservato ai Forconi, versione 2.0 dell'eterno inconcludente Masaniello italico.
Sia i Forconi che i Serenissimi ci mettono del loro a ridicolizzarsi, con le loro urla scomposte, l'accento marcato (veneto o meridionale che sia) di chi non ha frequentato l'Accademia, gli slogan ingenui e populisti, le vene del collo gonfie di una rabbia che sfugge a qualsiasi mediazione politica. Eppure sottovalutare questi campanelli d'allarme è un errore imperdonabile. Significa non cogliere i segnali di pericolo che arrivano dal territorio profondo, in preda alla peggiore crisi economica dal Dopoguerra.
L'appello del Veneto indipendentista deve essere raccolto. Non per andare ad un'assurda e improbabile secessione, ma per attuare un vero decentramento funzionale e fiscale. Va applicato il principio di sussidiarietà, che prevede che i soldi vengano spesi dalla politica il più vicino possibile al cittadino, che così può controllare come vengono utilizzate le sue tasse e orientare di conseguenza le sue scelte elettorali. Insomma il principio "pago, vedo, voto" che oggi non è applicato perché i soldi delle tasse finiscono nel calderone romano e perdono tracciabilità. Qualcuno sa a cosa è servita di preciso l'addizionale statale della tassa sui rifiuti? Come sono stati spesi dallo Stato quei soldi?
Nella puntata della trasmissione La gabbia del 06/04/2014, intitolata "Lo Stato nel mirino", prendo la parola per un breve commento su quel che manca ai Serenissimi per essere utili a tutti noi.
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