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venerdì 2 maggio 2014

#Twitter: How Much and How Often?

Photo: The Vortex
Twitter is a very versatile social platform, used in many ways and styles.

Teens use it as a personal chat, news media as a broadcasting channel, politicians as a personal press agency, influencers and showbiz stars as an interface with their audience, business companies both as a dynamic ad billboard and as an instant customer service, etc.

IMHO posting links to articles can be automated, because it's recognised as a form of news broadcasting. In this case I do recommend answering questions and mentions, but the reply can be delayed a few hours.

On the contrary personal statements, statuses or questions (eg "I'm feeling great" or "Are you ready for my new blog post?") can't be automated, as they need quick interaction with replies from the audience.

Anyway none of your followers will check his TL 24/7, so by tweeting continuously you'll reach potentially all of them, annoying no one. Unless you overflow your TL in frequency of course.

martedì 3 dicembre 2013

#twitter: il fight club 2.0?

cyberbullismo che passione. mostrare i muscoli, o meglio i denti come fanno i cani prima di azzannarsi tra di loro, è sempre più in voga su twitter e piattaforme affini, infestate da squadre di cazzari devoti all'ultraviolenza verbale. purtroppo sui social si confonde la critica e anche la satira (che ci stanno tutte) con l'insulto e la minaccia. anzi non solo sui social, anche in tv e in ogni forma di comunicazione, politica e non. su twitter come citi temi come l'euro ad esempio o i no tav ti saltano addosso una dozzina di fake e troll. è una strategia scientifica, dietro c'è qualcuno pagato da qualcun altro per fare il cybersquadrista. il tutto porta ad una specie di fight club di dementi, bonificabile solo bannando i teppisti pixelati.
Fight Club [photo: My Bookshelf Review]

chi spende tempo e denaro per inquinare twitter ne ha evidentemente colto la potenza mediatica e la capacità di amplificare parole d'ordine politiche, meglio se estreme, strampalate, paradossali, complottarde ma ad effetto. anche su youtube i video più cliccati e commentati sono quelli sugli alieni che cospirano coi massoni per imporre il signoraggio diffondendo le scie chimiche. sui social si riversa una generazione di scontenti, disoccupati, rivoluzionari da tastiera, onanisti mentali e non, che usano il web come sfogatoio di massa.

va benissimo, intendiamoci, macché censura, tutto fa brodo, anything goes. il fenomeno è anzi parte integrante del fascino trash dei social network. cosa sarebbe twitter senza i flame dove poi tutti si bannano rabbiosamente a vicenda o youtube senza i video demenziali con migliaia di commenti dementi? però è sotto gli occhi di tutti l'impoverimento del dibattito, ridotto a tenzone di lepidezze (se va bene) o di insulti (quando degenera, cioè spesso). 

anche in tv ormai si parla come su twitter, con frasette acidelle e ad effetto. anche quando i tempi televisivi lo consentirebbero (tipo a "porta a porta") non serve argomentare la dimostrazione delle proprie ragioni, importa solo "fare la bella figura" con una battuta da retweet che lasci l'avversario senza parole, al tappeto. alla logica e alla dialettica si sostituisce la retorica gimnosofistica di chi oggi sostiene una tesi e domani la tesi opposta, senza alcuna onestà intellettuale, pur di portare acqua al suo mulino (esempio: "cipro e islanda, due pesi e due misure". ma ce ne son tanti altri). ormai si tuitta anche nella dialettica politica, renzi ad esempio ha successo perché è un grande battutista da 140 caratteri anche nelle sue infinite dichiarazioni tv. del politico si deve dire "che figo" più di "che bravo", lingua sciolta e battuta pronta valgono più di mille programmi di governo.

questo fenomeno di devoluzione della logica e demenzializzazione del dibattito politico-mediatico è destinato a radicalizzarsi sempre più. io che ho capito dove andiamo a finire mi sto preparando: famo a gara de rutti?!?





martedì 29 ottobre 2013

#Social #media #marketing o morte

«Pmi, usate Twitter e Facebook» Piace il guru dei social network Ben 150 imprese presenti nella sede di Confindustria per ascoltare Maz Nadjm «Con i nuovi mezzi le imprese possono capire le esigenze dei potenziali clienti»
di Mariagrazia Mazzoleni

Platea giovane e look informale, relatori compresi. Ad ascoltare Maz Nadjm, il guru dei social media, ieri si sono presentate centocinquanta imprese bergamasche. Ma le adesioni, causa capienza della sala, hanno dovuto essere stoppate a poco più di una settimana dall'apertura dell'evento, promosso dai servizi innovativi e tecnologici di Confindustria in collaborazione con la società di marketing Multiconsult. Jeans e maglioncino rosso nella sede di Confindustria Bergamo, il quarantenne inglese - definito nel 2011 dal The Sunday Times e nel 2012 da Forbes tra i cinquanta professionisti più influenti al mondo, nell'ambito dei social network - ha dispensato consigli sui nuovi luoghi del business. E se nelle nuove piazze ci stanno i clienti della sua società, SoMazi, (dalla Bbc all'American Express, dal Chelsea Football Club a Sky, dalla Nestle a Expedia e alla British Airways) c'è posto comunque anche per le imprese di casa nostra. Che, a considerare dal numero dei presenti all'incontro -moderato da Giovanna Ricuperati, amministratore delegato di Multiconsult - su questa opportunità hanno cominciato almeno a ragionarci. Insomma qualcosa si muove anche in chiave local, soprattutto nel settore dei prodotti di consumo.

«La comunicazione via social media raggiunge rapidamente le grandi masse (circa un miliardo e mezzo nel mondo sono le persone che li frequentano) e in questa piazza - sostiene Nadjm -tendono tutti ad essere molto trasparenti. A condividere pareri e suggerimenti su quello che piace o che non piace. Quindi le aziende, quelle di 40.000 dipendenti come quelle di 50 addetti, hanno un doppio interesse per starci: informare da un lato e ascoltare dall'altro, per capire le esigenze dei potenziali clienti. Anzi per le imprese più piccole è sicuramente più vantaggioso perché l'utilizzo dei social è molto meno costoso di altre forme di pubblicità».

Nato come programmatore, Maz Nadjm, deve la sua fortuna al fatto di aver intuito già dieci anni fa - Facebook era ancora agli albori - l'importanza dei social. Da Twitter a Linkedin, da Facebook a Instagram, passando per Google: «Ognuno ha una propria specificità - ha ricordato il fondatore di SoMazi - ma non bisogna dimenticare che in tutti si confrontano esseri umani e quindi le informazioni devono essere sempre leali, trasparenti, autentiche e a lungo termine, perché dirette a persone che a loro volta trasferiranno il loro giudizio, positivo o negativo, ad amici e followers».

In rete si scambiano opinioni e si formano le decisioni di buyer e consumatori. Una presenza professionale sul web non è più un'opzione o una scelta, ma una necessità, sia in ambito «B2B» (business to business) che «B2C» (business to consumer). Tanto più che i social non sono solo uno strumento legato al processo di vendita, ma abbracciano tutta l'attività, dallo studio e definizione del prodotto, al percorso di distribuzione, fino al customer service. Ragionare in chiave social vuol dire quindi mettere alla prova tutta l'azienda. Con un ulteriore vantaggio: si tratta di iniziative misurabili, il ritorno è immediatamente verificabile.

Ad entrare nei dettagli è stato Luca Bonfanti, responsabile area sociale network di Multiconsult, intervenuto al convegno con Fabio Rezzoagli (Linkedin Italia) e Angela Falotico (Tsw, società leader in Italia nello sviluppo di piattaforme di e-commerce). «Ci sono almeno tre indici di misurazione - ha spiegato -, il fatturato generato (quanti contatti sono arrivati all'e-commerce), la visibilità data all'azienda (che può essere comparata con i costi della pubblicità cartacea) e la riduzione immediata dei costi (in rete si danno risposte e assistenza che prima avvenivano via telefono)». «I social - ha ribadito Bonfanti - sono quindi utili per qualunque tipo di impresa e di qualsiasi dimensione. Anche in Bergamasca siamo passati dalla fase in cui venivano considerati poco più di un gioco, a quella in cui si riconosceva una potenzialità di business, per entrare ora nella terza fase relativa alla valutazione di questo strumento come area d'investimento. È stato stravolto anche il modo di lavorare nel marketing. È ormai statistico, infatti, che il 60-70% del processo d'acquisto di un cliente si è completato ancora prima che il consumatore contatti l'azienda».

Passaparola digitale, piazza virtuale più grande al mondo, le definizioni si sprecano. Una cosa è chiara - tentando un'estrema sintesi del convegno - se le imprese bergamasche vogliono continuare a vendere, devono esserci.

L'Eco di Bergamo 29/10/13

sabato 1 giugno 2013

le catacombe di #twitter: il destino dei #social network in #italia

meglio pochi ma buoni, cip cip!!!

Facebook cresce, Twitter perde quota


ELENA CATALFAMO
L'Eco di Bergamo, 1/6/13


Quattordici milioni di italiani ogni giorno sul social network. Cliccati tre miliardi di «Mi piace» al mese

Il termometro delle tweet emozioni: felicità per il nuovo Papa, rabbia durante l’elezione di Napolitano

Un italiano su quattro si collega almeno una volta al giorno con Facebook. Con 14 milioni di utenti unici al giorno il social network di Mark Zuckerberg continua la sua ascesa nel nostro Paese, insieme a Google+ e a Linkedin (il portale per condividere profili professionali),
mentre diminuisce il successo di Twitter. È la fotografia scattata dalla prima sessione di «State of the Net», la conferenza sullo stato di Internet in Italia che si è aperta ieri a Trieste.
In Italia, secondo i dati Audiweb aggiornati all’aprile 2013, sono 28,9 milioni gli utenti attivi al mese – l’80% della popolazione –, in aumento dell’1,2% rispetto al 2012, e 14,3 milioni
(+3,8%) in media al giorno. 
Cresce anche il tempo speso, che ammonta a un’ora e 28 minuti.

Gli utilizzatori principali di Internet sono gli uomini (7,8 milioni, +3%), ma le donne, che raggiungono quota 6,5 milioni, registrano una crescita del 5%. Dal 2012 al 2013 in Italia è cresciuto soprattutto l’uso di Facebook, Google+ e Linkedin, mentre è diminuito quello di Twitter: il dato emerge dall’analisi degli esperti di «Blogmeter» sugli utenti unici. Quello di Facebook è un dato in controtendenza con il resto del mondo occidentale, in cui si registra invece un calo di utenti. Facebook però, nel nostro Paese, ha 22,7 milioni di utenti mensili (+4,7%), Google+ 3,8 milioni (+56,7%), Linkedin 3,5 milioni (+18,3%), Twitter 3,3 (-11,6%). Su Internet, Facebook è la keyword (la parola chiave) più cliccata, seguita da Libero, Youtube, Google e (forse complice la primavera piovosa) il meteo. Una curiosità: nei primi mesi dell’anno i picchi maggiori di ricerca si sono registrate per le parole chiave «elezioni» e il gioco «Ruzzle».

Con 23 milioni di iscritti, Facebook resta il luogo privilegiato di incontro in Rete per gli italiani: sono 14 milioni gli utenti attivi al giorno nel nostro Paese, 10 milioni attraverso una piattaforma mobile e 5 milioni (nel 2012 erano pari a zero). È la crescita più alta d’Europa, dovuta soprattutto all’incremento solo recente dell’uso della piattaforma mobile. Questi i dati presentati da Daniele Bernardi, solution engineer di Facebook. Ogni mese gli utenti italiani cliccano tre miliardi di «like» («Mi piace») su Facebook, caricano ogni mese 288 milioni di fotografie e mandano 3,5 miliardi di messaggi privati.

Guardando al numero di fan delle pagine, la lista è abbastanza eterogenea, con in testa il settore Food and beverage (Nutella e Coca Cola), seguito da trasmissioni televisive («Le Iene») e il calcio con la pagina della Juventus. Come ci si aspetterebbe, a crescere di più sono i giovanissimi (16-24 anni) dei quali l’82% degli aventi accesso a Internet ha ora un account usato in maniera attiva su Facebook, registrando un tasso di crescita del 41%. Un altro dato interessante riguarda gli over 55, visto che più di uno su due ha ora un account attivo, con un tasso di crescita del 35% dal secondo quadrimestre 2012 al primo quadrimestre 2013. Diminuisce invece, secondo la ricerca di «Blogmeter» (che ha analizzato 71,6 milioni di tweet scritti da italiani nel primi quattro mesi del 2013), l’uso di Twitter, anche se si tratta di un uso sempre più consapevole, testimoniato innanzitutto dalla crescita dell’inserimento degli hashtag (li utilizza il 30% delle persone, +22% rispetto al 2012) e dei retweet (il 25% degli utenti li fa, +7% verso il 2012). Sono soprattutto le persone tra i 35 e i 44 anni a utilizzarlo di più. L’orario preferito va dalle 20 alle 22, conseguenza soprattutto della nuova abitudine a commentare le trasmissioni televisive e usare il tablet o lo smartphone come secondo schermo.

Attraverso l’analisi semantica dei tweet, è stato possibile analizzare l’umore e le emozioni degli italiani. Nei primi quattro mesi dell’anno l’umore è tendenzialmente negativo, con grossi picchi relativi allo stallo istituzionale e politico. Unici picchi positivi Capodanno e San Valentino. Le emozioni espresse su Twitter sono le più varie, ma ci sono alcuni momenti in cui è più evidente vederle. Ad esempio durante l’elezione del Papa le conversazioni sono state caratterizzate da gioia ed espressioni di amore.
Rabbia e tristezza nei giorni della rielezione di Napolitano.■