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martedì 10 dicembre 2013

#berlusconi e la gabbia in cui si è messo da solo



prendo la parola tra il pubblico de "la gabbia", il talk show politico del mercoledì su "la 7" condotto da gianluigi paragone, per dire che berlusconi lasciando il governo si è infilato da solo in un vicolo cieco. dopo la scissione di alfano e i suoi il cavaliere non ha i numeri per far cadere nessuno, diventando sempre più ininfluente sulle dinamiche parlamentari e governative.

l'unica possibilità di contare ancora qualcosa prevederebbe un'improbabile alleanza con i grillini, che però lo vedono come il male assoluto della politica italiana, una specie di anticristo da abbattere senza se e senza ma. della mala parata si è accorto seppur in in ritardo lo stesso silvio. l'uomo di arcore cerca ora disperatamente di compattare un'armata brancaleone antieuropea saldandosi col movimento 5 stelle, ovviamente la lega, qualche postfascista sovranista e facendo addirittura l'occhiolino a SEL.

fosse rimasto al governo, avrebbe fatto ballare la giga al povero letta, e dato non poco filo da torcere allo stesso renzi. il "segretario fiorentino" ora invece ha campo libero per imporre al governo il suo programma di riforme, mentre "forza italia" si consuma in un'inutile opposizione senza sbocchi.

domenica 17 novembre 2013

#forzaitalia e nuovo centrodestra, fratelli coltelli

berlusconi e alfano: ci eravamo tanto amati...
la scissione di alfano e dei governativi del pdl da forza italia dopo settimane di tira-e-molla non ha colto nessuno di sorpresa, e si presta ad una duplice chiave di lettura. i teorici del complotto lo leggono come un teatrino politico che cela un'operazione consensuale di spacchettamento, come accadde per il partito dei "fratelli d'italia".

in questo modo berlusconi si sarebbe scrollato di dosso le estenuanti liti tra falchi e colombe, riuscendo nel funambolico intento di tenere un piede al governo e uno all'opposizione, creando un contenitore alleato ma formalmente indipendente per intercettare gli elettori moderati più colomba che falco, giocando su più tavoli e tenendosi aperte tutte le opzioni e le alleanze. in una fase di grande fluidità politica, dove il cav non ha più i numeri per far cadere l'esecutivo ed è come sempre zavorrato dalle preoccupazioni per le sue aziende in caso di crisi di governo, silvio sarebbe insomma riuscito nel suo estremo capolavoro da zelig, quello di essere all'opposizione di se stesso, con un partito di lotta ed uno di governo.

l'altra scuola di pensiero lega invece il "parricidio di silvio" compiuto dal suo ex pupillo alla rinascita del grande centro democristiano, risultante dalla convergenza degli alfaniani con l' UDC di casini e la corrente ciellina di scelta civica, che ha recentemente abbandonato al suo destino la navicella di monti. secondo questa interpretazione lo scambio di cortesie nella separazione tra silvio e alfano sarebbe solo buonismo politico di facciata, mentre il disegno dell' ex delfino del cav sarebbe nientemeno che il superamento del bipolarismo. tanto più che si ipotizza una legge elettorale proporzionale che sembra fatta apposta per far resuscitare la vecchia politica dei due forni di democristiana memoria, con il centro a far da ago della bilancia per alleanze (pre o post elettorali) volta a volta con la destra o la sinistra.

una cosa pare assodata: le elezioni anticipate nessuno le vuole, dato che destra, neo centro e sinistra stan vivendo un gran rimescolamento di carte. l' unico pronto alla pugna pare il solito grillo in perenne guerra contro tutto e tutti.

il resto, se la scissione del nuovo centrodestra di angelino  sia vera o sia solo una recita a tempo, se il bipolarismo sia morto o destinato a rinascere alle prossime politiche sotto mentite spoglie, lo scopriremo solo vivendo. tanto qui in italia non si combina mai nulla, ma lo spettacolo, almeno quello, è sempre assicurato.

sabato 13 luglio 2013

affaire #shalabayeva: finalmente l' #italia non è più mammona!

alma shalabayeva: il passaporto kazako
[photo: ansa]
più particolari apprendo sulla vicenda shalabayeva, più sono fiero di essere italiano. la storia è complicata e semplice ad un tempo. la signora è la moglie di mukhtar ablyazov, ex ministro, ex banchiere e massimo oppositore del regime kazako. come spesso accade in questi casi, il dittatore che governa il paese ha accusato il dissidente di malversazioni finanziarie: vere, false, verosimili? non sappiamo, anche se sarebbe ingenuo spacciare per una vergine dai candidi manti un ex oligarca di uno stato ex sovietico. ma comunque molto comode, queste accuse, per poter sbattere in galera un oppositore attivo dal fronte internazionale e finanziariamente spregiudicato come ablyazov. il nostro dissidente quindi è ricercato dall'interpol, salvo che londra gli dà asilo politico e non accetta questo mandato di cattura.

ed ecco entrare in gioco il nostro strano bel paese. la moglie di ablyazov, invece di restare col marito a londra, per qualche motivo ha pensato bene di stabilirsi con la figlia di sei anni a roma in una villa di casalpalocco. dato che nella vicenda scopriamo che la signora ha una tremenda paura di venire uccisa, il motivo potrebbe essere semplicemente quello di dividere la famiglia per mettere in sicurezza moglie e figlioletta. a fine maggio l'ambasciata kazaka  segnala prima alla questura di roma e poi al ministero degli interni la presenza del dissidente nella villa di casalpalocco, e chiede di arrestarlo in base al mandato di cattura dell'interpol. la notte tra il 28 e il 29 maggio la polizia organizza quindi una battuta di caccia grossa, dispiegando ben 50 uomini della digos che cingono d'assedio e poi espugnano la villetta. del dissidente nessuna traccia, quindi i nostri si concentrano su due succulente prede: la moglie e la figlia.

la signora, in preda al panico, commette l'errore che le sarà fatale: temendo che i 50 in borghese dell'irruzione in casa sua non siano poliziotti ma un commando di sicari, per paura di essere riconosciuta come la moglie del dissidente esibisce un passaporto della repubblica centrafricana. una kazaka, bianca e con gli occhi a mandorla, cittadina africana?  sicuramente deve trattarsi di un passaporto falso! sulla base di questo pilastro logico la questura di roma dispone per l'espulsione della shalabayeva e figlia. il tutto  senza fare controlli sulla autenticità del passaporto centrafricano, come richiede disperatamente la signora, e senza considerare l'altro passaporto, quello kazako, e il permesso di soggiorno italiano della donna. e questo nonostante la stessa, una volta in questura, racconti al dirigente del servizio immigrazione chi è suo marito e perché lei si trova in italia con la figlia.

quando viene portata al centro di identificazione ed espulsione, separata dalla figlia, la shalabayeva capisce cosa sta succedendo e comincia a chiedere asilo politico in russo e inglese, non sapendo l'italiano. ma nessuno raccoglie e formalizza la sua richiesta. tramite un'altra figlia ventiquattrenne, residente in svizzera, riesce ad assumere un avvocato del foro di roma, che però non ha accesso alle carte.

nel frattempo l'ambasciata kazaka, zitta zitta, noleggia un jet privato e lo parcheggia a ciampino. e in poco più di 48 ore, nella tarda mattinata del 31 maggio,  shalabayeva e figlia vengono accolte dal console kazako sull'aereo che le riporta in patria. quel pomeriggio l'avvocato attendeva l'orario di apertura del CIE per formalizzare la richiesta di asilo politico: troppo tardi, beffato da un'espulsione su commissione, pilotata a tempo di record da una burocrazia poliziesca  insolitamente efficientissima e solerte.

come è finita la storia? il passaporto centrafricano della signora era regolarissimo, tanto che poi il premier letta due mesi dopo è costretto a farne revocare l'espulsione. il che ha un sapore ancor più beffardo, dato che nel frattempo la shalabayeva è inchiodata in kazakistan: non è agli arresti ma non può lasciare la capitale, in quanto prontamente indagata per tangenti atte a procurarsi il passaporto centrafricano. il marito dissidente da londra ringrazia letta, pur manifestando il fondatissimo timore che quando i riflettori mediatici si spegneranno la moglie finisca in carcere e la bambina in brefotrofio. ad ogni modo le due donne potranno in qualsiasi momento venire usate come arma di ricatto contro di lui.

a roma i ministri di interni ed esteri si palleggiano il solito scaricabarile, da cui emerge persino un fax inviato dalla questura romana alla farnesina per chiedere informazioni sulla shalabayeva prima dell'espulsione.i media ricordano che il dittatore kazako nursultan nazarbayev, oltre a vendere gas e petrolio anche all'italia, è amico personale di silvio berlusconi, capo partito (anzi capo tout court) del ministro degli interni angelino alfano. anzi qualche complottista sospetta addirittura che silvio sia socio occulto di nazarbayev nell'affare del petrolio e del gas. come che sia, salta fuori che l'ambasciatore kazako ha parlato, nelle ore cruciali precedenti l'espulsione, con il capo di gabinetto di alfano e con i massimi vertici della questura romana. quindi non solo la farnesina ma pure il viminale era informato sulla vicenda. come prevedibile ora a volare saranno gli stracci, ovvero i vertici della questura romana e forse qualche alto funzionario ministeriale, ma senza toccare il livello politico governativo.

i ministri degli interni e degli esteri, alfano e bonino, giurano e spergiurano la loro ignoranza sulla vicenda, quasi non fosse una toppa peggiore del buco. i media, la politica e la pubblica opinione si chiedono se per caso non si sia trattato di una extraordinary rendition stile cia camuffata da procedura burocratica.

io invece, come dicevo all'inizio, sono fiero. orgoglioso di appartenere ad un paese finalmente libero dal giogo del suo retaggio culturale familista e mammone, al punto da rispedire una mamma e la figlia seienne tra le fauci di un dittatore che gode fama internazionale di torturatore.

così si fa. anzi la prossima volta torturiamole noi a roma per procura: famo prima.