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sabato 10 maggio 2014

Manette e ripresa

LE INCHIESTE GIUDIZIARIE,
LA RIPRESA CHE RESTA UNA CHIMERA,LE LACERAZIONI DELLA SINISTRA: TUTTA ACQUA AL MULINO DI GRILLO

Speriamo di sbagliare, ma coltiviamo il timore – e non da oggi – che le elezioni europee siano uno tsunami. Avendo avuto il sopravvento il populismo, e pure di grana grossa, era inevitabile che con il passare dei giorni a godere del vantaggio di un clima di tensione emotiva fossero coloro che più e meglio fanno leva sull’indignazione degli italiani. Grillo in testa, ovviamente, ma anche la Lega che tenta di rigenerarsi sposando la linea anti-euro. Ma se questa era la tendenza già in atto, ora, però, anche i fatti vanno in soccorso del populismo radicale, regalandogli occasioni di acquisizione di consenso insperate.

Ci riferiamo alla nuova ondata di arresti che, come goccia che fa traboccare il vaso, rappresenta in sé, senza neppure indurre ad entrare nel merito di ciascuna inchiesta e dei loro reali fondamenti, appare agli occhi dei cittadini a dir poco devastante. Ma ci riferiamo anche alle notizie, per quanto passate in secondo piano, che certificano che – come ha scritto TerzaRepubblica in tempi non sospetti, anche a costo di beccarsi l’accusa di menar gramo – la ripresa non c’è e che non si vedono i presupposti perché, almeno per quest’anno, ci sia. Come pure ci riferiamo alle sempiterne contorsioni della sinistra che, in tempi di crisi della destra e scarsa rilevanza del centro, rappresentano un ulteriore vantaggio offerto alla marea montante dell’antipolitica.

Vediamo i tre regali a Grillo con maggiore dettaglio. Partendo dalla “nuova Tangentopoli”, l’ennesima. Il paragone regge fino a un certo punto, anche perché quella di oltre vent’anni fa era un’ondata di fango che sommergeva i partiti, qui invece si tratta di vicende legate alle persone. Ma soprattutto, ciò che rende diverso l’oggi è la magistratura. Non perché siano cambiati i metodi – anzi – ma perché nel 1992 una procura, quella di Milano, prese la leadership del mondo togato dando l’impressione all’opinione pubblica di essere un contro-potere organizzato, mentre ora è proprio quella stessa procura a simboleggiare – caso Robledo, ma non solo – le spinte centrifughe che attraversano la magistratura, in una sorta di “tutti contro tutti” lacerante. Tuttavia, proprio questa confusione accresce gli effetti deflagranti delle inchieste in corso, rendendole potenzialmente capaci di assestare un colpo mortale ad una classe politica acerba e ancora in cerca di legittimazione. A tutto vantaggio di chi – Grillo – è nella condizione naturale di cavalcare l’ennesima ondata di indignazione. Anzi, Grillo non dovrà nemmeno scomodarsi troppo, perché i frutti cadranno direttamente nel suo prato. E a tutto svantaggio di chi – Renzi – dovrà scegliere se alzare il tono contro la “vecchia politica”, finendo per pagarne le conseguenze in parlamento (ricordiamoci che le europee non ne modificheranno gli assetti), oppure se pagare il fio elettorale per evitare di alzare troppo i toni della polemica politica.

Il fatto è che questo stesso schema – Grillo che sale, Renzi che scende – rischia di ripetersi per effetto delle notizie che arrivano dal fronte economico. Il calo della produzione industriale di marzo, che porta ad un miserabile +0,1% il risultato del trimestre, smentisce infatti tutte le previsioni, anche le più prudenti, andando a consolidare l’idea che, contrariamente a quanto detto dal governo, la ripresa è di là da venire. La qual cosa diventa un assist per Grillo e un boomerang per Renzi non tanto e non solo perché con questi dati non c’è che da attendersi un rialzo del pil modesto per il 2014 – non è un caso che l’Ocse abbia appena licenziato la previsione di una crescita di mezzo punto contro il +0,8% del governo (lo scarto è di oltre un terzo) – quanto perché non sarà difficile propinare all’opinione pubblica l’equazione “Renzi è uguale agli altri, promette ma non mantiene”.

Enrico Cisnetto
Terza Repubblica

domenica 6 aprile 2014

Renzi ha ucciso Silvio, e il prossimo e' Grillo

«L’allievo ha ucciso il maestro, come in Kill Bill»
L'Eco di Bergamo, 6 aprile 2014

«C’è qualcosa di dramatico sulla scena politica italiana di questi mesi», ci dice Alessandro Amadori, politologo ed esperto di comunicazione, autore di diversi volumi su Berlusconi. «Siamo allo scontro amletico, ai duelli omerici tra big men. Quelli della Seconda Repubblica in confronto erano minuetti settecenteschi».

Perché parla di duelli amletici?

«Stiamo assistendo a una distruzione del sistema che sarebbe parso inimmaginabile dodici mesi fa. I toni sono da scontro per la vita e per la morte (politicamente parlando). E sullo sfondo ci sono macerie politiche, quinte che crollano, come il Senato».

Chi vede come big men in campo su queste distese di macerie politiche?

«Berlusconi, poi Grillo, ma soprattutto Renzi. Se Berlusconi e Grillo sono stati i protagonisti delle ultime elezioni politiche, i protagonisti delle Europee saranno Grillo e Renzi».

Cominciamo da Berlusconi. Il fuorionda tra Toti e Gelmini sembra sintetizzare la situazione politica più di ogni analisi, servizio o intervista…

«Succede così anche nella vita normale delle persone. È quello che viene detto alle spalle che svela i veri atteggiamenti di una persona. Tutti noi siamo oggetti di comunicazioni a doppio livello. C’è una parte nascosta nella comunicazione quotidiana. Chi è più fortunato ha meno sdoppiamento, chi è meno fortunato è soggetto ai rischi del doppio livello».

Triste conclusione…

«Ma è così. Ed è sempre più rivelatoria la comunicazione celata, segreta. È umano. Non è un caso che io nella mia vita mi sforzi di applicare un principio zen: comportati in pubblico come quando sei in privato e in privato come quando sei in pubblico».

Dunque anche lei coglie questa inquietudine in Berlusconi, di cui si parla nel fuorionda?

«Non c’è dubbio: sono vari mesi che Berlusconi vive una condizione di profonda sofferenza in vista della pena da scontare. Soprattutto uno come lui, abituato alla completa libertà di movimento. Questa cosa è un supplizio e una nemesi della vita nei suoi confronti. Sarebbe pesante per qualsiasi leader politico, ma lo è a maggior ragione per Berlusconi».

Passiamo al secondo contendente, Matteo Renzi.

«Renzi e Berlusconi si assomigliano come due gocce d’acqua, soprattutto sul piano comunicativo. Sono uno l’erede spirituale dell’altro, anche se ovviamente politicamente sono molto diversi. Ma dal punto di vista comunicativo c’è addirittura qualcosa di più di una somiglianza: c’è una discendenza. Politicamente è l’allievo che alla fine uccide il maestro, come in “Kill Bill” di Tarantino».

Sempre stando al fuorionda tra Toti e Gelmini, si parla del fatto che quello di Berlusconi per Renzi è stato un abbraccio mortale.

«Certo che è stato un abbraccio mortale. Renzi ha totalmente sottratto la scena a Berlusconi. Ha reincanalato tutta l’energia del Cavaliere. Ha trovato un’operazione di transfert quasi psicanalitica. Ha preso la relazione tra Berlusconi e l’opinione pubblica e l’ha caricata su di sé. Gli ha levato il sangue politico e lo ha svuotato. Renzi è come se fosse stato costruito in laboratorio dall’esperienza comunicativa di Berlusconi. Solo che adesso la sua creatura ha svuotato di energia il creatore e l’ha quasi destinato al museo delle cere. Un destino crudele».

Veramente lo ha anche riabilitato quando sembrava all’angolo…

«Quella è stata un’operazione politica che Machiavelli avrebbe definito un capolavoro. Nello stesso tempo in cui ha fatto rinascere Berlusconi, Renzi lo ha fatto uscire dalla tana da cui la sinistra non riusciva a stanarlo e lo ha ucciso, dal punto di vista politico. Lo ha trasformato in una statua di cera».

Come definisce Renzi politicamente?

«Un predatore della politica. Il modo con cui ha tolto la scena ai suoi avversari è impressionante: non se ne sente più parlare. Lo stesso concetto di rottamazione è il concetto di un predatore. Cosa che non è mai stato in realtà Berlusconi, che tenta più di ammaliare l’elettore o l’avversario politico. Cerca di sedurre e non uccide mai nessuno, nemmeno chi lo ha tradito. Se ci pensa, ha ucciso solo se stesso. Un processo di suicidio politico che merita un libro. Come ha costruito il più grande successo di marketing della storia dell’Occidente è riuscito a creare il più grosso fallimento della storia dell’Occidente».

Rimane il terzo protagonista della scena politica: Beppe Grillo.

«Grillo ha capito tutto, ha capito che Renzi ha trasformato in una mummia, politicamente, Berlusconi, mettendolo in una teca, a futura memoria, ed essendo lui l’oggetto del prossimo processo di predazione si muove scompostamente, combatte come un orso. Da tempo ha capito che la lotta è mortale. Renzi, come ha battuto il Cavaliere, così sta sottraendo il terreno del cambiamento del sistema a Grillo. Ora sta tentando di svuotarlo avocando su di sé il cambiamento del sistema di cui parla Grillo. Come se dicesse: non c’è bisogno di lui, il sistema lo cambio io da dentro il Palazzo. E stando ai sondaggi funziona»

Francesco Anfossi

lunedì 17 febbraio 2014

#M5S, l'esercito di #Casaleggio & Associati

Panorama: Casaleggio burattinaio di Grillo
Grillo, anzi il suo burattinaio Casaleggio & Associati è per la distruzione della democrazia rappresentativa parlamentare a favore di una fantomatica democrazia diretta assembleare della rete. Il delirio orwelliano del progetto - Gaia.

In realtà dietro questa farneticazione si cela un astuto partito azienda con una lobby parlamentare, anzi la più grande lobby parlamentare della storia italiana (160 membri tra Camera e Senato). Casaleggio, manager della Webegg (gruppo Telecom Italia) chiusa malamente in profondo rosso, è socio (formalmente ex) di Sassoon, parente dei Rothschild. Gente sinceramente da non perdere mai di vista, anzi meglio mettersi con le spalle al muro. I pentastellati vedono il #gombloddoh anche nello spot della Nutella, ma su Casaleggio e la sua massoneria da fumetto stranamente non hanno mai nulla da eccepire.

Un esempio di lobby action potente e pericolosa della Casaleggio & Associati? Il blitz parlamentare con cui M5S lo scorso agosto fece passare un emendamento che rendeva nullo il rogito o il contratto di locazione privo di allegazione dell'Attestato di Prestazione Energetica.

Questa assurda sanzione ha creato un mare di problemi, e solo recentemente la nullità è stata convertita in una multa. Ora applichiamo per un momento al Movimento 5 Stelle lo stesso principio del sospetto sistematico usato dai grillini...combiniamo il rasoio di Occam (l'ipotesi più semplice è quella con maggiori probabilità di essere vera) con il principio del "cui prodest" e chiediamoci: chi c'era dietro? Niente niente qualche categoria cliente della Casaleggio & Associati?

Ai grilloti non frega niente di governare, creerebbe solo problemi e non servirebbe al partito azienda del sosia di Patti Smith. Devo andare avanti?

martedì 10 dicembre 2013

#berlusconi e la gabbia in cui si è messo da solo



prendo la parola tra il pubblico de "la gabbia", il talk show politico del mercoledì su "la 7" condotto da gianluigi paragone, per dire che berlusconi lasciando il governo si è infilato da solo in un vicolo cieco. dopo la scissione di alfano e i suoi il cavaliere non ha i numeri per far cadere nessuno, diventando sempre più ininfluente sulle dinamiche parlamentari e governative.

l'unica possibilità di contare ancora qualcosa prevederebbe un'improbabile alleanza con i grillini, che però lo vedono come il male assoluto della politica italiana, una specie di anticristo da abbattere senza se e senza ma. della mala parata si è accorto seppur in in ritardo lo stesso silvio. l'uomo di arcore cerca ora disperatamente di compattare un'armata brancaleone antieuropea saldandosi col movimento 5 stelle, ovviamente la lega, qualche postfascista sovranista e facendo addirittura l'occhiolino a SEL.

fosse rimasto al governo, avrebbe fatto ballare la giga al povero letta, e dato non poco filo da torcere allo stesso renzi. il "segretario fiorentino" ora invece ha campo libero per imporre al governo il suo programma di riforme, mentre "forza italia" si consuma in un'inutile opposizione senza sbocchi.

mercoledì 13 novembre 2013

se #M5S tira la #corda su #nassiriya

l'onorevole emanuela corda
vengo stimolato dall'amica @susanna.ricciarelli1 ad esprimermi sulla deputata grillina emanuela corda, che nella commemorazione dell'attentato di nassiriya alla camera (seduta del 12/11/13) ha detto che nessuno ricorda il kamikaze marocchino che è anche lui vittima del fanatismo islamico (suscitando comprensibili reazioni di sdegno). 

sull'iraq col senno di poi il giudizio è chiaramente negativo, basta vedere cosa è stato il dopo saddam. tuttavia la missione italiana era successiva alla fine del conflitto e basata su una risoluzione ONU. se poi mi dici di condannare moralmente il kamikaze, non lo posso fare in quanto non essendo dio non giudico le coscienze. se invece mi chiedi quale fosse a mio parere lo status del kamikaze, risponderei "combattente per motivi religiosi", quindi paradossalmente se c'è un paradiso dei martiri della sua fede, sarà di sicuro lì. 

insomma fino a prova contraria tutto era il kamikaze, fuorché "vittima". discorso analogo per bin laden e financo per priebke. come vedi cara amica non ho alcun timore di esprimere le mie idee, anche se un po' fuori dal coro. detto questo, qui siamo su un social blog mentre l'onorevole corda era in una commemorazione in parlamento, ovvero in sede e contesto ben diverso. la grillina è stata assolutamente inopportuna e fuori luogo, volendo fare la bastian contraria a tutti i costi. questo è il mio pensiero: altri possono averne altri, tutto è opinabile in politica.

venerdì 19 luglio 2013

ascesa e caduta della #lega nord


Pontida: l'auto-mito fondativo della Lega Nord
[photo: iltafano]
LEGA ADDIO

INESORABILE
DECLINO
DI UN’IDEA

di  GIOVANNI COMINELLI
L'Eco di Bergamo, 19/07/13

Al cospetto del dramma del declino politico-culturale della Lega, serve il consiglio di Baruch Spinoza, filosofo ebreo olandese del ’600: nec ridere, nec lugere, sed intelligere. Né ridere, né piangere, ma capire le ragioni. La prima è stata l’incapacità della Lega di pensare l’Italia intera, mentre si proponeva come paladina degli interessi del Nord. La seconda: aver praticato un modello carismatico illiberale di organizzazione politica. Quando, tra gli anni ’70 e ’80, i ceti produttivi conquistarono la percezione che il Nord veniva saccheggiato dallo Stato

centrale, il quale poi distribuiva con criteri politico-clientelari lungo i canali del Centro-Sud, Bossi investì su quella presa di coscienza, che era e resta vera. Mentre l’intero sistema politico rappresentava la Questione meridionale, Bossi costruì unmovimento per la Questione settentrionale.

Quei ceti continuarono, tuttavia, a turarsi il naso e a votare Dc, che li proteggeva dal «comunismo». La caduta del quale nel novembre del 1989 li liberò. Nel giro di pochi anni Questione settentrionale, Tangentopoli, movimento referendario e Questione morale costituirono un terreno fecondo per la Lega. Ma essa non riuscì a fare il salto politico-culturale necessario per proporre all’intero Paese un nuovo progetto storico, politico e istituzionale. Gianfranco Miglio ci aveva provato con la sua ipotesi di tre macro-regioni e un nuovo assetto politico-istituzionale presidenziale e federalista «alla Svizzera». Venne liquidato con disprezzo.

Mentre sul piano progettuale Bossi oscillò vistosamente tra «secessione» e «federalismo», su
quello politico scelse l’alleanza con Berlusconi, che a sua volta teneva all’alleanza con Fini. Il senatùr
si illuse che bastasse, ai fini della difesa degli interessi del Nord, far valere i rapporti di forza all’interno della coalizione. Così il vino del federalismo, mischiato con padanismo, celtismo e localismo da
«piccola patria», etnofobia ai limiti del razzismo, arrivò annacquato all’appuntamento del 2001,
quando Berlusconi, Fini e Bossi conquistarono il governo.

Berlusconi ha distrutto lentamente Fini e Bossi, mentre i ministri di quest’ultimo rimanevano
impaniati nelle trame della politica nazionale e urtavano impotenti contro il muro di una burocrazia amministrativa statale onnipotente, assai più solido di quello di Berlino. La «ridotta del Nord» a
poco a poco si è ristretta alle valli e ha cominciato a disfarsi.

E qui siamo alla seconda ragione della crisi, che riguarda il modello di organizzazione politica.
Quello carismatico illiberale, tipico degli anni ’30, adottato da Bossi, deve fare i conti, oggi, nell’epoca della comunicazione globale, con la domanda di trasparenza quotidiana. Vedasi alla voce Di Pietro
e Grillo. Il carisma ha bisogno di successi qui e ora per durare. Non si sono visti. Ed è esposto allo
sguardo severo dei cittadini, che osservano quotidianamente i movimenti dei politici come quelli
dei pesci in un acquario. Nessun cerchio ristretto, oramai, è magico. Il caso del tesoriere infedele Belsito è nato su questo terreno.

Per uscire dalla palude, la Lega è ora tentata di appoggiarsi alle correnti pre-moderne, etnofobe
e/o razziste, che sono attive, ma minoritarie in tutta Europa. Così facendo tradisce anche la propria
ispirazione originaria. Perché il declino della Lega è un dramma? Perché il suo fallimento si porta via
illusioni, speranze e militanza di qualche milione di cittadini. E ora? L’Italia avrebbe bisogno di un
federalismo cattolico, liberale e democratico.

Ma i partiti democratici non sono federalisti, e quelli federalisti non sono democratici. Non è un dramma?

sabato 8 giugno 2013

#berlusconi, l' #euro e il bar sport #italia

il sogno inconfessabile di silvio
nel post I lirici dell'industria italiana abbiamo illustrato i danni che la liretta e il dumping della svalutazione competitiva hanno causato alla produzione italiana, troppo spesso sostenuta dall'esportazione di prodotti di modesta fattura, che ci ha relegato in un'eterna serie B manifatturiera. il tutto a danno delle eccellenze industriali nazionali, quelle che non hanno bisogno del cambio per esportare.

ora ci risiamo, e alla grande: la crisi turba (giustamente) le masse e chiama il suo capro espiatorio: colpa dell'euro che non ci consente di svalutare la liretta per esportare! del resto conoscete un esponente della classe dirigente italiota che abbia mai avuto il coraggio di ammettere le responsabilità sue e della casta? sempre meglio dar la colpa al #gombloddoh demoplutopippopaperino.

a due politici molto attenti alla pancia del "bar sport italia", due uomini di spettacolo come grillo e berlusconi, non è parso dunque il vero di poter ridurre tutto al derby calcistico italia/germania: tutta colpa di quella strunz della merkel! andiamo a battere i pugni sul tavolo in europa! anzi vai tu giovane letta, armiamoci e partite...

e così il nostro popolo di fantozzi, frittatona di cipolle birra gelata e rutto libero, si accomoda beato sul sofà sognando "italia/germania 4 a 3"; senza capire che è stato proprio chi propone quel modello autarchico e fumettistico, nazionalista e vagamente fascioide ("l'orgoglio della sovranità nazionale!")  la causa della deriva economica e politica della nazione.

sul tema ha parole chiare Alberto Krali nel suo fondo su L'Eco di Bergamo del 08/06/13:


SE L’EURO DIVENTA LA VITTIMA SACRIFICALE

Berlusconi ha lanciato la sfida: o il governo Merkel comprende le ragioni di Roma o l’Italia va per la sua strada. La Germania è sempre pronta a bacchettare gli altri, la tutela dei suoi interessi nazionali è intransigente. E per un Paese in recessione tragica come l’Italia è questo

un carico non più sopportabile. Questo è un tema caldo ed è evidente che se il capo del governo Enrico Letta dal vertice europeo del 27 e 28 giugno esce a mani vuote, nel Paese si scatenerà un moto di rabbia contro l’euro. 

Tutti i ceti sociali soffrono: dalle imprese ai lavoratori, l’Italia intera ribolle. Basta scorrere i giornali, o guardare i festival dell’economia. A Trento la manifestazione organizzata dal Sole 24Ore e dalla casa editrice Laterza suona: sovranità in conflitto; mille chilometri più a Sud, ai Dialoghi di Trani è emblematico il titolo: quo vadis Europa? Il politico Berlusconi ha alzato quindi le antenne e ha anticipato tutti nel dettare l’agenda politica. Ancora una volta i democratici si fanno sorprendere. Perdono così due occasioni: la prima è riprendere contatto con quegli elettori che la crisi la sentono e potrebbero riavvicinarsi al Pd, la seconda è togliere di mano all’ex capo del governo il pallino dell’euro.


La parola d’ordine è la crescita ma viene declinata in euro sì o euro no. Rai Radio3, che peraltro è vicina agli ambienti cosiddetti progressisti, sull’amletico quesito ci ha costruito una trasmissione: ma nel Pd sono troppo presi dalle loro beghe e non sentono gli umori neanche della piazza mediatica. Così nelle prossime settimane saremo presi tra i due fuochi di Grillo e Berlusconi, che sul rapporto viscerale con le folle hanno costruito le loro fortune politiche. L’ex comico con la proposta di un referendum sulla moneta unica ha trovato il classico

capro espiatorio sul quale scaricare tutte le colpe.
E l’ex capo del governo, resuscitato dopo le elezioni, ha esteso il concetto: la colpa è della Merkel.

Ma è proprio così? Spesso si dimentica che se il Paese in recessione, con i debiti che si ritrova, non avesse alla spalle la Banca centrale europea, sarebbe già affondato sui mercati internazionali. E poi non si dice che la svalutazione renderebbe più convenienti i prodotti italiani rispetto a quelli tedeschi ma non a quelli cinesi e asiatici. Erigere dazi doganali in difesa della produzione nazionale avrebbe come ripercussione la chiusura del mercato cinese all’industria italiana. E parliamo della nazione che ha il più grande numero di potenziali consumatori al mondo. E in crescita costante. Insomma non c’è partita. Ma è una questione di testa, non di pancia. 


Sono 31 infatti i miliardi di euro di cofinanziamento (dal Fondo europeo di sviluppo regionale e dal Fondo sociale europeo) che devono essere ancora spesi da qui al 2015, e che l’Italia per inefficienza non ha attivato. E che dire del 20% del Pil di economia sommersa ? E dei 60 miliardi di corruzione diffusa (dati della Corte dei Conti)? La vera misura di cui l’Italia ha bisogno è quello dell’osservanza della legge. L’euro ha fatto crescere i prezzi. E tutti si lamentano, giustamente. Ma si dà il caso che mentre da noi sono aumentati, sino

al doppio, in Francia ancora oggi nei negozi c’è il cartellino con l’equivalente in franchi. Così la gente fa i conti in rapporto al suo stipendio. Chi doveva controllare? Il governo. Allora Berlusconi e Tremonti non vollero inimicarsi i commercianti, che sono tanti e votano.

E poiché gli elettori hanno sempre ragione e i governanti pure, l’unico ad avere torto è la moneta unica. Tanto non può parlare.


ALBERTO KRALI

vedi anche 

#ultimaparola: uscire dall' #euro è la playstation degli accademici à la page? 

martedì 4 giugno 2013

#ultimaparola: #grillo dalle stelle alle stalle #M5S

Video Rai.TV - L'ultima parola 2012-2013 - "Senza Futuro" - L'ultima parola del 31/05/2013

ospite nel pubblico del mio programma preferito, il talk show L'ultima parola (condotto da gianluigi paragone il venerdì sera su Rai2), al min. 00.57.19 ecco il mio intervento sul flop elettorale del movimento 5 stelle alle amministrative: i voti degli elettori non sono messi in cassaforte...


martedì 21 maggio 2013

#scoop! #hitler ha copiato #grillo [ma #M5S non lo sa]

photo: infoaltra
grazie all'amico di twitter filippo pasini @fil_pasini sono venuto in possesso di un documento sconvolgente, che dimostra come adolf hitler si sia ispirato, nella sua propaganda politica, agli slogan e stilemi dialettici di beppe grillo. ma leggete voi stessi:

“…i contadini, gli operai, i commercianti, la classe media, tutti  sono testimoni… invece loro preferiscono non parlare di questi 13 anni passati, ma solo degli ultimi sei mesi… chi è il responsabile? Loro! I partiti! Per 13 anni hanno dimostrato cosa sono stati capaci di fare.  Abbiamo una nazione economicamente distrutta, gli agricoltori rovinati, la classe media in ginocchio, le finanze agli sgoccioli, milioni di disoccupati.. sono loro i responsabili! Io vengo confuso.. oggi sono socialista, domani comunista, poi sindacalista, loro ci confondono, pensano che siamo come loro. Noi non siamo come loro! Loro sono morti, e vogliamo vederli tutti nella tomba! Io vedo questa sufficienza borghese nel giudicare il nostro movimento...mi hanno proposto un’alleanza. Così ragionano! Ancora non hanno capito di avere a che fare con un movimento completamente differente da un partito politico…noi resisteremo a qualsiasi pressione che ci venga fatta. E’ un movimento che non può essere fermato… non capiscono che questo movimento è tenuto insieme da una forza inarrestabile che non può essere distrutta..noi non siamo un partito, rappresentiamo l’intero popolo, un popolo nuovo…” (adolf hitler, dal comizio di chiusura della campagna elettorale per le elezioni parlamentari tedesche, anno domini1932)

l'unica spiegazione possibile è sconvolgente: hitler, che era in contatto con circoli magico-esoterici  e propugnava il ritorno ad un paganesimo mistico e arcano, dev'essere riuscito ad attingere ad una qualche forma di divinazione che gli ha consentito di superare le barriere dello spazio/tempo e leggere nel futuro. colui che si sarebbe autoproclamato fuehrer del "reich dei mille anni" ha così potuto impunemente plagiare i cardini ideologici, il lessico, gli stilemi retorico-dialettici e finanche il tono di voce di un grande comico e uomo politico italiano del XXI secolo, il nostro beppe grillo. 

ecco quindi l'odio contro i partiti politici, fonte di ogni male; ecco la strumentalizzazione abilissima della crisi economica, con la disoccupazione dei lavoratori e lo svuotamento della mddle class; ecco la rivendicazione della differenza ontologica e morale del movimento contro il marciume dei partiti; ecco il rifiuto sdegnoso di qualsivoglia ipotesi di alleanza e mediazione, che sono gli strumenti cardine della politica democratica; ecco la volontà di superare la democrazia parlamentare a favore di un leaderisimo carismatico che si propaga attraverso i nuovi mezzi di comunicazione di massa (ieri la radio, cruciale per hitler e mussolini, oggi il web 2.0); ecco il rifiuto del dialogo e confonto interno al movimento [certo poi adolf ha un po' esagerato con "ein Reich, ein Volk, ein Fuehrer"], ecco infine il linguaggio di morte, l'additare come morti gli avversari, anche se hitler ha radicalizzato il verbo di grillo e ha virato il "mandiamoli a casa" in un più schietto "mandiamoli nella tomba".

che dire? siccome grillo denuncia che per colpa della politica lui non lavora più, noi siamo preoccupati soprattuto per i diritti d'autore: beppe, da buon genovese, dovrebbe chiederli ad adolf che lo ha plagiato leggendo nel futuro. ma la siae, per esigere i suoi crediti, arriva fino all'inferno?

martedì 23 aprile 2013

È ufficiale: siamo pazzi

Guarda "Italia nave dei folli" su YouTube

La specialità degli italiani? Arrivare sull'orlo del baratro, salvarsi per il rotto della cuffia per poi ricominciare a dire e fare scemenze :-)

domenica 31 marzo 2013

#napolitano, i #saggi e la mossa del cavallo

la fontana di Monte Cavallo in Piazza del Quirinale a Roma
photo: trekearth/francio64 
nel gioco degli scacchi il cavallo è  quel pezzo strategico che, con il suo movimento a elle, permette di superare ostacoli e scavalcare insidie impossibili da risolvere con un approccio frontale.
il presidente della Repubblica Napolitano dev'essere un giocatore di scacchi. di fronte all'impasse nella formazione del governo l'unica mossa possibile era quella del cavallo. come tutti sappiamo l'elettorato si è diviso su 3 minoranze, destra sinistra e Movimento 5 Stelle. nessuna di queste minoranze può governare da sola e alleanze tra loro paiono impossibili.

M5S infatti rifiuta in toto il sistema dei partiti come strutturato dalla nostra Costituzione e quindi si mette fuori gioco da solo. resterebbe la possibilità di una grande coalizione destra - sinistra, resa però impossibile dal fatto che il Pd ovvero Bersani e il suo gruppo dirigente non accettano alleanze con Silvio Berlusconi, ritenuto personaggio impresentabile. de quo il dilemma di Napolitano, che non può nemmeno sciogliere le Camere dato che siamo nel semestre bianco precedente la fine del suo mandato.

bisognava quindi a tutti costi sbrogliare la matassa, anche per non dare all'estero un'idea di Italia come zattera della Medusa nella tempesta, idea che l'avrebbe resa facile e appetibile preda della speculazione sui mercati dei titoli di Stato.

la soluzione di Napolitano è  semplice e geniale ad un tempo: lasciare in carica il governo uscente per l'ordinaria amministrazione e insediare una commissione bipartisan di 10 saggi. questo inedito organismo politico dovrebbe portare ad un nuovo governo da un lato, e dall'altro serve ad indirizzare l'azione parlamentare verso temi di convergenza sulle leggi più indispensabili e urgenti e sulle riforme istituzionali.

con questa trovata che non va contro la Costituzione pur non essendo codificata dalla stessa, Napolitano si dimostra un genio. tutte le forze in campo hanno infatti il loro contentino che le costringe a starsene buone buone. M5S, che ha dichiarato in tutte le occasioni che mai avrebbe dato la fiducia ad un esecutivo dei partiti, non deve dare la fiducia a nessuno dato che il governo c'è già, e può valutare provvedimento per provvedimento come aveva subito proclamato di voler fare per tenere tutti sotto tiro. il Pd ha il contentino che la candidatura di Bersani a ricoprire la carica di premier è messa tra parentesi e non atrocemente sbertucciata, e quindi non si deve aprire immediatamente la successione ad un segretario incapace di portare il partito fuori dalla palude. anche il Pdl ossia la forza di centro destra è gratificata dal fatto che Napolitano non la tratta come un cane in chiesa, ma anzi la valorizza nella commissione bipartisan dei saggi e la fa rientrare saggiamente in partita.

ma il grande valore aggiunto della mossa del cavallo di Napolitano è un altro: riportare il dialogo politico sulle cose concrete da fare, sulle misure urgenti da prendere per salvare l'Italia e la sua economia, togliendo di mezzo la spinosa questione della formazione del governo, che allo stato delle cose come detto sopra appare insolubile. facciamoli pensare alle cose concrete insomma e poi magari scopriranno di avere molti più punti di affinità e convergenza di quanto adesso, bandiere e lancia in resta, non si rendano conto. dalla commissione di saggi alla fine potrebbe scaturire un vero e proprio governo con un programma condiviso e la fiducia delle Camere. oppure si andrà tutti d'accordo a nuove elezioni, ma non precipitosamente stile weimar, e dopo aver fatto una nuova e più decente legge elettorale.

il vero sconfitto di questa situazione, anche se costretto a fare buon viso a cattivo gioco, è proprio il Movimento 5 Stelle, che dal caos e dall'incapacità di trovare un accordo trae ossigeno per il suo progetto di dissoluzione della democrazia parlamentare. in un quadro nel quale tutti devono fare la loro parte per salvare l'Italia infatti il Movimento 5 Stelle a questo punto non può più tirarsi indietro, e deve comunque partecipare al processo di riflessione per il bene del paese. se questa riflessione porterà ad un accordo di governo, Movimento 5 Stelle potrà decidere se far parte di questo accordo o rimanerne tagliato fuori. in entrambi casi sarà sconfitta la sua linea pura e dura contro la democrazia parlamentare e per una fantomatica democrazia diretta web 2.0. tempi difficili per il progetto "illuminato" di Gaia propugnato da Casaleggio, Becchi e l'ala oltranzista e fantascientifica del movimento.

insomma con la mossa di Napolitano che allontana l'Italia dalle urne il Movimento 5 stelle è al bivio. o rimane la pittoresca fronda dei Bastiani contrari e viene tagliato fuori da un probabile nuovo accordo tra destra e sinistra, oppure decide finalmente di sporcarsi le mani, diventa quello che costituzionalmente già è, un partito a tutti gli effetti, ed entra nel gioco della formazione di un governo. il videogame di restare fuori a veder formare un governissimo e poi attaccarlo e sfiancarlo fino alle prossime elezioni non funziona più. qui infatti non si parla di governissimo dell'inciucio partitocratico, ma di un vero e proprio esecutivo di salute pubblica, sostenuto dalla riflessione bipartisan sulle cose concrete da fare promossa dalla commissione dei saggi. un governo per l'Italia al quale lo stesso Movimento 5 Stelle sarebbe invitato a dare il suo contributo, e restarne fuori potrebbe costare al Grillo parlante la perdita del consenso di molti suoi elettori.

il problema è che Grillo non può andare contro Napolitano, perché formalmente l'uomo del Colle gli ha dato ragione verso una soluzione in chiave belga, anche se in ultima istanza la soluzione punta a neutralizzare proprio il Movimento 5 Stelle.

la mossa del cavallo era preparata da tempo, e lo si è intuito quando Napolitano si arrabbiò moltissimo e stoppò Monti, che voleva lasciare la traballante Presidenza del Consiglio per la comoda poltrona di presidente del Senato. lì si è capito che un nuovo governo non era velocemente alle porte, e pure che il vecchio inquilino del Colle Quirinale (che in passato era detto anche Monte Cavallo) ne stava meditando un'altra delle sue.

venerdì 8 marzo 2013

#elezioni e #governo: noi non siamo normali

siamo messi bene. in un paese normale, dopo un risultato elettorale come il nostro il partito di destra si mette d'accordo con quello di sinistra e si fa una grande coalizione. sopratutto se tutti insieme si è ratificato il trattato europeo del fiscal compact, che priva di senso la distinzione tra destra e sinistra in un'ordalia di tagli e tasse per i prossimi 20 anni. e ancor più se oggi serve fare fronte comune per rimodulare i trattati europei.

ma noi non siamo un paese normale.

da noi il partito di destra è un partito azienda usato dal suo proprietario come scudo verso i suoi personali guai giudiziari. dall'altra parte il partito di sinistra ha fatto tutta la campagna elettorale con un motto demenziale, "smacchiare il giaguaro", che adesso rende difficile spiegare ai suoi elettori che bisogna diventare l'amico del giaguaro.

il terzo partito emerso dalle urne, il Movimento 5 Stelle di Grillo e Casaleggio, non ha invece alcuna intenzione di sporcarsi le mani a governare. preferisce logorare le altre forze politiche in una lunga guerra di posizione, volta al superamento della forma partito novecentesca e all'instaurazione di una fantomatica democrazia diretta (anticostituzionale e oggettivamente eversiva) web 2.0.

purtroppo Bersani non ha capito. non ha capito la natura dadaista del movimento di Grillo e Casaleggio e non ha capito che vogliono prenderlo in giro per gettarlo nel ridicolo. non avendo capito si rende ridicolo da solo senza bisogno che ci pensino altri.

a questo punto se il partito di destra e quello di sinistra non vogliono mettersi d'accordo è meglio tornare subito alle urne. subito, prima cioè che Grillo guadagni nuovi consensi e anzi approfittando dell'intrinseca debolezza del suo esercito parlamentare, molto simile all'armata Brancaleone. per avere chance di successo il partito di destra e quello di sinistra dovranno rinnovarsi e presentare idee e facce nuove: e qui grillo sarà servito eccome, non si butta via niente...

non c'è tempo da perdere. ogni giorno che passa l'Italia si avvicina al baratro della Grecia. se vogliamo veramente rinegoziare i Trattati europei c'è bisogno di un governo forte e di un interlocutore affidabile, dotato di una robusta base parlamentare.

l'alternativa è uno splendido suicidio del sistema paese, che aprirebbe a scenari imprevedibili e - il ciel non voglia - forse financo novecenteschi.

mercoledì 27 febbraio 2013

√ dica trentatrè

libri dati alle fiamme a berlino, 10 maggio 1933
[wide world photo]

e così ci siamo. come la crisi mondiale del 2009 ha evocato il 1929 col suo crack, così il 2013 porta sinistre assonanze con il 1933 e la fine della repubblica di weimar ad opera dello zio adolfo.

fortunatamente, come diceva quello, la storia si presenta la prima volta in tragedia, la seconda in farsa.
il goffo tentativo bersaniano di cooptare grillo in un improbabile governo insieme va contro alla logica politica profonda dei nostri giorni con la sua nuova dicotomia: non più destra/sinistra ma euro/no euro o se volete, in italia, monti vs grillo.

monti ora ha perso le elezioni, e il testimone della moneta unica passa ai due leader politici "BB brothers", che hanno sostenuto monti e hanno firmato col voto parlamentare la ratifica bipartisan del fiscal compact di mario draghi. proprio quel fiscal compact che predetermina la politica economica e fiscale europea dei prossimi 20 anni. quel fiscal compact che è la versione burogrigiocrate degli stati uniti d'europa e con la sua cappa unificante toglie senso alla storica dicotomia destra/sinistra.

è l'europa baby...ed ecco berlusconi mettersi a parlare come monti, col suo videoappello alla governabilità dove ruba le parole il tono di voce e financo l'abito sordo e grigio al bocconiano mario.

manca solo mario draghi al quirinale e poi la foto di famiglia stile bilderberg è completa. ma perché qualcuno aveva forse dubbi? :)