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sabato 11 ottobre 2014

Pd stai sereno, ci pensa Renzi

È VENUTO IL MOMENTO
DI “ROTTAMARE” IL PD
ULTIMO BALUARDO
DEL VECCHIO SISTEMA

 Sull’articolo 18 le componenti del Pd ostili a Renzi hanno tirato la corda ma non fino al punto di romperla. Tardi, ma appena in tempo, si sono accorte che a strappare gli avrebbero fatto un piacere grande come una casa. Ma cosa faranno di fronte alle prossime provocazioni – che, statene certi, arriveranno presto e ancora più forti – del premier? Se, per esempio, il governo proponesse l’invio di un paio di Tornado a far la guerra all’Isis, resisterebbero alla tentazione di far scoppiare una rissa parlamentare che potrebbe anche avere come esito quello che stavolta è stato evitato?

A noi i partiti liquidi non piacciono, ma veder liquefare il Pd ci piace, e molto. Ma come, si dirà, siete contro i “non partiti” e poi volete che si dissolva l’unico soggetto politico che ha le caratteristiche del partito di massa, o comunque che ne ha conservato le sembianze? No, non c’è contraddizione. Intanto perché il Pd partito vero non lo è mai stato. Ricordate il momento della fondazione nell’ottobre del 2007? Veltroni fu eletto segretario non dal congresso ma dall’assemblea costituente del Pd, un organismo, composto da 2.858 persone, figlio delle nomenclature di Ds e Margherita. E sapete quando si tenne la prima assise congressuale, chiamata chissà perché “convenzione”? Due anni dopo, l’11 ottobre 2009, quando Veltroni si era già dimesso, sostituito da Franceschini, e il governo Prodi era caduto. Nel frattempo hanno inventato le primarie aperte a chiunque, che significa azzerare – anzi, mortificare – il ruolo dei tesserati. E un partito senza iscritti non è un partito. Non è un caso se in coincidenza con il quasi 41% delle europee, cioè il miglior risultato elettorale mai conseguito dalla sinistra (pur in percentuale e non in numero assoluto di voti), si registra il numero minimo di aderenti (100 mila contro il mezzo milione della segreteria Bersani).

Il secondo motivo per cui siamo spettatori plaudenti della parabola “morente” del Pd – sì, è una parola forte, ma la usiamo a ragion veduta – è perché esso contiene ancora tutte le ambiguità insite nel claudicante processo di trasformazione del Pci – che non ha mai metabolizzato fino in fondo il comunismo, tant’è che dovette aspettarne la formale caduta a Berlino come a Mosca per distaccarsene – cui si sono aggiunte le fragilità culturali e politiche della sinistra cattolica e la marginalità delle componenti laiche. Chiudere con il passato in modo definitivo, dunque, gioverebbe alla stessa sinistra, che potrebbe rinascere su basi più moderne.

Infine c’è un terzo motivo per cui guardiamo a quel che accade dentro il Pd con la speranza di chi avendo come propria ragione sociale la nascita della Terza Repubblica, auspica che si chiuda definitivamente la sciagurata stagione politica apertasi nel 1994. Suo malgrado, Renzi ha il merito di aver sepolto il bipolarismo bastardo su cui si è retto il gioco politico di questi vent’anni e a cui gli italiani hanno guardato – sbagliando – come al salvifico sistema che avrebbe rilanciato il Paese debellando la corruzione. Come sia andata, oggi non c’è bisogno di dirlo. Ora, l’irruzione sulla scena di Renzi, pur tra mille contraddizioni, ha consentito di archiviare entrambi i poli: il centro-destra si è liquefatto, del centro-sinistra è rimasto solo il Pd, che a sua volta si sta liquefacendo. E tutto questo è un bene, perché prima consegniamo alla storia (si fa per dire) la Seconda Repubblica e meglio faremo nel comunque difficile compito di uscire dal declino e far rinascere il Paese. Da questo punto di vista, Berlusconi non è più e mai più sarà un problema. Anche perché sembra essere tornato all’idea iniziale di quando, nel 1993, architettò la sua “discesa in politica” e certo non si attendeva il successo e le responsabilità del 1994: a lui basta un manipolo di parlamentari che gli consentano di tutelare se stesso e i propri interessi. Diverso è invece il Pd, che pur avendolo eletto segretario considera Renzi un corpo estraneo e ha una gran voglia di espellerlo per poter tornare come prima. Ma i rapporti di forza sono rovesciati, è Renzi ad avere il coltello dalla parte del manico. Ed è bene che lo usi come un macete. Anche perché non riuscirà mai a farlo suo, il Pd. E quindi tanto vale che lo “superi”. Come questo avverrà è dettaglio di cronaca, che sia nelle cose crediamo non ci siano più dubbi.

Fin dal primo momento, abbiamo detto che Renzi ci sembrava forte nella parte destruens e debole in quella costruens. Dunque non ci aspettiamo che sia lui – se poi invece lo fosse, tanto di guadagnato – l’architetto della Terza Repubblica, cioè di un nuovo ordine politico e di più moderni assetti istituzionali. Tant’è vero che quando si è mosso su questi terreni, dalla legge elettorale fino alla boiata della riforma del Senato, lo ha fatto molto maldestramente. Ma ci aspettiamo invece che sia pienamente capace di dare sepoltura al vecchio sistema. Sì, certo, avendola presa, quest’opera di rottamazione, prima di tutto dal lato delle persone, e con modi spicci, un po’ è sgradevole. Ma, si sa, la politica non è un “tea delle cinque”. Dunque, il rottamatore vada fino in fondo. Poi ne riparliamo.

Enrico Cisnetto
Terza Repubblica

giovedì 2 ottobre 2014

Renzi governa con Berlusconi?



http://www.tubechop.com/watch/3676650

Nella puntata de La Gabbia del 28/09/14 il conduttore Gianluigi Paragone mi dà la parola, e dico che il re è nudo, e governa con Silvio...

venerdì 2 maggio 2014

#Renzi, il #Mussolini democratico 2.0

Corsi e ricorsi storici. Dai un'occhiata al Tweet di @elpme10 (e alle risposte, tra cui le mie): https://twitter.com/elpme10/status/462335224979128321

sabato 19 aprile 2014

Tecnico, politico o bravo? Il tormentone delle nomine nelle società pubbliche



http://www.tubechop.com/watch/2583077

Ad ogni tornata di nomine dei vertici delle società pubbliche si srotola il tormentone: "Vogliamo i tecnici! Fuori i curriculum! Basta con gli amici degli amici!". Nella puntata de La Gabbia dedicata alle "Poltrone Renzi" dico telegraficamente perché il problema, nelle società partecipate dal Tesoro, è un po' più complesso dell'assunzione di un manager in una società privata...

giovedì 13 marzo 2014

Italiani, popolo di masochisti!!!

Italianiiiii!!!!!!
A volte mi chiedo se noi italiani non siamo un popolo di masochisti, travolti dal piacere della sconfitta.

Monti prende il Paese alle soglie del collasso economico-finanziario e a prezzo di sangue sudore e lacrime (nostre) riesce a non farci fare la fine della Grecia. Risultato: trattato come un macellaio che ha massacrato l'Italia.

Gli subentra Enrichetto Letta, bravo ragazzo un po' pasticcione che tuttavia riesce a dare all'estero l'idea di un'Italia che si impegna per risolvere i suoi problemi senza chiedere la carità a nessuno, continua a tenere i conti abbastanza in ordine e lo spread si calmiera. Risultato? Viene trattato da cazzaro (oddio lui e Saccomanni un po' lo erano, soprattutto sulla comunicazione), calciosederato e rottamato tra le risate del pubblico pagante (dato che paghiamo le tasse).

Ora s'avanza il giovane e baldanzoso Matteino Renzi, che per non fare la fine di Letta promette di rivoltare l'Italia come un calzino in 100 giorni. Risultato: trattato da televenditore di padelle, ma che dici Mastrota della politica, non è vero niente, sei contaballe, l'Italia è destinata al fallimento e tu ci stai vendendo fumo. Il tutto senza nemmeno dargli il tempo di scoprire le carte sul tavolo, così, a titolo preventivo, fiorentino borioso e pallongonfio non t'azzardare a tentare di cambiare il brutto Belpaese.

Insomma il salvataggio dell'Italia non ci piace mai: graduale no, shock nemmeno, il caffè non lo gradiamo né dolce né amaro e l'è sempre tutto sbagliato, tutto da rifare.

La verità è che perdere ci piace, ci fa godere. E hai voglia far rialzare un popolo di perdenti e felici di esserlo. Aveva capito tutto un altro giovane e controverso presidente del consiglio, che quando entrò a Palazzo Chigi a furor di popolo aveva solo qualche mese in più del Renzi del giuramento al Quirinale. Lui, che pure si era formato in trincea e non in senso metaforico, allargava le braccia e commentava "governare l'Italia non è difficile, è inutile".

venerdì 21 febbraio 2014

Perché siamo costretti a sperare in #Renzi



http://www.tubechop.com/watch/2068157

A "La Gabbia" del 12/02/14 dico alla nazion una cosa estremamente sgradevole: Renzi non piace ma conviene sperare che funzioni (grazie al conduttore Gianluigi Paragone che ha difeso la mia libertà di parola dal pubblico del "mucchificio"). Grande sorpresa: Roberto d'Agostino la pensa esattamente come me (chi l'avrebbe mai detto).

Se volete sapere perché è meglio che Renzi non fallisca, dovete sciropparvi il (fortunatamente breve) video stile "Ora ve lo spiego io" qua sotto ;)

Renzi ultima carta della politica prima del caos


martedì 10 dicembre 2013

#berlusconi e la gabbia in cui si è messo da solo



prendo la parola tra il pubblico de "la gabbia", il talk show politico del mercoledì su "la 7" condotto da gianluigi paragone, per dire che berlusconi lasciando il governo si è infilato da solo in un vicolo cieco. dopo la scissione di alfano e i suoi il cavaliere non ha i numeri per far cadere nessuno, diventando sempre più ininfluente sulle dinamiche parlamentari e governative.

l'unica possibilità di contare ancora qualcosa prevederebbe un'improbabile alleanza con i grillini, che però lo vedono come il male assoluto della politica italiana, una specie di anticristo da abbattere senza se e senza ma. della mala parata si è accorto seppur in in ritardo lo stesso silvio. l'uomo di arcore cerca ora disperatamente di compattare un'armata brancaleone antieuropea saldandosi col movimento 5 stelle, ovviamente la lega, qualche postfascista sovranista e facendo addirittura l'occhiolino a SEL.

fosse rimasto al governo, avrebbe fatto ballare la giga al povero letta, e dato non poco filo da torcere allo stesso renzi. il "segretario fiorentino" ora invece ha campo libero per imporre al governo il suo programma di riforme, mentre "forza italia" si consuma in un'inutile opposizione senza sbocchi.

martedì 26 novembre 2013

doctor jekyll, mister #silvio

L'indimenticabile Silvio Berlusconi
dottor jekyll, mister silvio

gianlorenzo barollo

l'eco di bergamo 26/11/13

È uno strano caso quello del signor Silvio e del cavaliere Berlusconi. Uno è un avventuroso imprenditore di successo, proprietario di televisioni e giornali, finito nel mirino della magistratura per qualche banale dimenticanza tributaria (mister Agrama ne sa qualcosa)
ed eccessiva generosità verso prosperose teenager. L’altro è un politico che parla dritto alla pancia della gente e ha raccolto milioni di voti sotto la bandiera della libertà (ora condannato per la faccenda dei soldi non versati al fisco. Il cavaliere invece ha guidato fino all’altro ieri il polo del centro destra finchè non è scivolato su una chiazza di spread davanti a palazzo Grazioli. E’ una situazione incresciosa, poichè si tratta della stessa persona. Silvio stesso si è svelato rivolgendosi al presidente Napolitano: dammi la grazia, ma senza che te lo chieda. Purtroppo non funziona così. E poi sono in arrivo altre sentenze, altri impicci. Mica si può concedere l’amnistia perpetua, come il prigione». Serve una soluzione definitiva al caso: questi due individui non possono coesistere nella stessa persona. Pena la caduta del governo, il default dell’Italia, il crollo dell’euro e il naufragio delle democrazie occidentali. Pare che il Cnr stia lavorando a un progetto di sdoppiamento atomico con ciclotrone. Avremo finalmente due soggetti distinti: il reo Silvio e il cavaliere smacchiato. Oppure raddoppieremo i nostri guai.

domenica 17 novembre 2013

#forzaitalia e nuovo centrodestra, fratelli coltelli

berlusconi e alfano: ci eravamo tanto amati...
la scissione di alfano e dei governativi del pdl da forza italia dopo settimane di tira-e-molla non ha colto nessuno di sorpresa, e si presta ad una duplice chiave di lettura. i teorici del complotto lo leggono come un teatrino politico che cela un'operazione consensuale di spacchettamento, come accadde per il partito dei "fratelli d'italia".

in questo modo berlusconi si sarebbe scrollato di dosso le estenuanti liti tra falchi e colombe, riuscendo nel funambolico intento di tenere un piede al governo e uno all'opposizione, creando un contenitore alleato ma formalmente indipendente per intercettare gli elettori moderati più colomba che falco, giocando su più tavoli e tenendosi aperte tutte le opzioni e le alleanze. in una fase di grande fluidità politica, dove il cav non ha più i numeri per far cadere l'esecutivo ed è come sempre zavorrato dalle preoccupazioni per le sue aziende in caso di crisi di governo, silvio sarebbe insomma riuscito nel suo estremo capolavoro da zelig, quello di essere all'opposizione di se stesso, con un partito di lotta ed uno di governo.

l'altra scuola di pensiero lega invece il "parricidio di silvio" compiuto dal suo ex pupillo alla rinascita del grande centro democristiano, risultante dalla convergenza degli alfaniani con l' UDC di casini e la corrente ciellina di scelta civica, che ha recentemente abbandonato al suo destino la navicella di monti. secondo questa interpretazione lo scambio di cortesie nella separazione tra silvio e alfano sarebbe solo buonismo politico di facciata, mentre il disegno dell' ex delfino del cav sarebbe nientemeno che il superamento del bipolarismo. tanto più che si ipotizza una legge elettorale proporzionale che sembra fatta apposta per far resuscitare la vecchia politica dei due forni di democristiana memoria, con il centro a far da ago della bilancia per alleanze (pre o post elettorali) volta a volta con la destra o la sinistra.

una cosa pare assodata: le elezioni anticipate nessuno le vuole, dato che destra, neo centro e sinistra stan vivendo un gran rimescolamento di carte. l' unico pronto alla pugna pare il solito grillo in perenne guerra contro tutto e tutti.

il resto, se la scissione del nuovo centrodestra di angelino  sia vera o sia solo una recita a tempo, se il bipolarismo sia morto o destinato a rinascere alle prossime politiche sotto mentite spoglie, lo scopriremo solo vivendo. tanto qui in italia non si combina mai nulla, ma lo spettacolo, almeno quello, è sempre assicurato.

martedì 23 luglio 2013

#governo, incentivi e stimolo alla #ripresa

L'economista prof: Tancredi Bianchi
[photo: L'Eco di Bergamo]

Se il governo potesse guidare serenamente il Paese, potrebbe non tenere in prima considerazione preoccupazioni elettorali e di partito e, anziché ricercare gli incentivi della ripresa in Imu e Iva, stimolerebbe le iniziative di investimenti, vera fonte di nuova occupazione, con la moderata tassazione, o anche la temporanea esenzione, del «nuovo». Ossia di quanto giova per cambiare o implementare l’esistente. Val dire, seguirebbe la strada più antica del buon governo dell’economia: una politica perpremiare chi vuole intraprendere e cooperare all’impresa. L’Italia si salvò così tante volte: con le esenzioni venticinquennali sui nuovi immobili; con
l’esenzione decennale dei redditi delle nuove imprese; con gli ammortamenti accelerati per i nuovi investimenti... Le agevolazioni tributarie per il
«nuovo» riguardano appunto il futuro, che tutti desideriamo migliore del presente. Non minacciano di porre in disordine i conti pubblici. Attendono nuove entrate dalla produzione di nuova ricchezza e da una società nuova che ha ritrovato la speranza.

Tancredi Bianchi, L'Eco di Bergamo 24/07/13

sabato 29 giugno 2013

IL #GOVERNO DEGLI SPIEDINI


di GIORGIO GANDOLA
L'Eco di Bergamo, 29/06/13
Il nipote di Letta
[photo: Panorama]

In Dalmazia, vicino a Pisak,
c’è una trattoria che si chiama
Stalingrad. Il menù è un
trionfo di piatti: antipasti,
primi di pasta all’italiana, secondi di pesce, dessert. Ma
ad ogni richiesta il titolare risponde:
«Oggi questo finito, domani». Oggi si
possono ordinare sempre e solo cevapcici, spiedini con patate fritte e insalata di cetrioli. Ogni giorno così. Il domani di quell’oste non arriva mai e lui, per farsi perdonare, sull’ultimo cetriolo attacca a suonare la fisarmonica.

Quando il governo Letta ha deciso di
prendere tempo anche sulla faccenda
degli F35 abbiamo pensato all’arte del
rinvio del signor Stalingrad. C’era l’Imu da abolire o confermare? Tutto
rimandato a settembre. C’era l’Iva da aumentare o no? Tutto congelato fino a ottobre. C’era la legge elettorale da cambiare per dare al Paese uno strumento idoneo a ottenere solide maggioranze e governabilità? Tutto sciolto nel brodo delle parole. Domani. Oggi spiedini e patate fritte, il minimo indispensabile per poter dare la sensazione di crescita, il minimo indispensabile per
garantire la navigabilità, il minimo indispensabile sempre. Non c’è, o non c’è ancora, la dimensione
del sogno, dell’orizzonte da raggiungere, del rilancio da mettere in atto con idee nuove. Servono vigore, caro presidente del Consiglio, e ancora vigore. La fisarmonica mette malinconia, meglio una
schitarrata rock.

Per la verità una decisione ruggente dal governo Letta è stata presa: le dimissioni del ministro Idem. Il problema è che non l’ha presa lui, l’ha presa lei.

sabato 22 giugno 2013

il #gombloddoh dell'info #tv

avvertenza: avendo partecipato per un anno a l'ultima parola, il talk show politico-eretico di Raidue condotto da Gianluigi Paragone, sono sicuramente infettato dalla teoria del complotto anzi #gombloddoh. proprio per questo non posso fare a meno di notare e mettere in correlazione alcune notizie di queste ultime ore sull' informazione televisiva.

l'ultima parola è messo in forse, non sappiamo se ci sarà nei palinsesti dell'anno prossimo (più no che sì), se ci sarà un programma rischia comunque di essere riveduto e corretto ad usum delphini: si fa addirittura l'ipotesi di un talk show politico senza politici.

in casa La7 chiude i battenti l'attuale gestione di In onda, talk show condotto da Luca Telese e Nicola Porro (ma forse più dal primo che dal secondo), che danno vita ad una diaspora: Telese a Canale 5 e porro a Rai 2 (nuovo programma politico del giovedì sera). la fascia di In onda, cioè la prima serata di sabato e domenica, verrà affidata da la7 a Lilli Gruber, che ora tiene la striscia dalle otto e mezzo alle nove e mezzo di sera.

"embè?", direte voi, si tratta di autonome scelte imprenditoriali di tre aziende ben distinte e indipendenti...ma ecco scattare la teoria del #gombloddoh: non è che per caso si può intravedere un'unica manina o manona che influenza i programmi di informazione di  tutte le tv nazionali italiane? ma andiamo con ordine.

l'ostracismo a l'ultima parola in rai è  dovuto a influenti politici del Pdl, e parliamo di Gasparri e romani, che sono direttamente riconducibili a Silvio Berlusconi. anche la7, dopo essere stata acquistata da Urbano Cairo, ex homo berlusconianus, si dice sia entrata nell'orbita del cavaliere. Canale 5 è sicuramente di Berlusconi. porro è il vicedirettore del giornale, quotidiano della famiglia Berlusconi.

quindi io non ho le prove (direbbe Pasolini), ma so che dietro i tre poli televisivi nazionali che stanno vivendo un rimescolamento di carte dei programmi di informazione politica c'è un unico soggetto, il nostro silvio forever.

ora qual è la lettura complottarda e paranoica di tutti questi sommovimenti? semplice signori, il gioco si fa duro e i duri cominciano a giocare. mediobanca in un suo studio ci dice che l'Italia rischia il default entro sei mesi se non cambia qualcosa,incredibilmente avvalorando una fosca previsione di Grillo. la tensione sociale cresce di giorno in giorno insieme al rischio di instabilità politica. il governo letta è sotto ricatto permanente di Silvio Berlusconi, che minaccia ogni due per tre di far crollare la baracca se non vengono assecondati i punti del suo programma elettorale come l'abolizione dell'imu prima casa e dell'aumento iva. in pratica la campagna elettorale non è mai terminata.

in un momento economicamente così difficile e politicamente così delicato avere il controllo dell'informazione a reti unificate è il sogno di qualsiasi leader politico. programmi di approfondimento liberi e senza peli sulla lingua, di tendenza e amplificati sui social network come l'ultima parola e in onda diventano voci fuori dal coro che non ci si può permettere? meglio sedare sopire e ridistribuire le carte, in modo da avere sempre il controllo del banco?

ognuno tragga le sue conclusioni, purtroppo, come dicevo, un anno all'ultima parola mi ha traviato con la teoria del #gombloddoh, la mania di unire i puntini con una linea per vedere che disegno ne esce...
ah, e so che mi state per fare l'ultima domanda: e Santoro? ragazzi ma devo insegnarvi tutto. Santoro è quel genio del talk show politico che ospitando  Berlusconi nella celebre puntata del duello con Travaglio ha fatto risorgere mediaticamente il cavaliere dalla tomba, e aperto la strada alla sua vittoria o quantomeno non-sconfitta elettorale. da lì è venuto poi il governo letta - alfano con la golden share per il pdl, che può ritirare la fiducia all'esecutivo quando vuole.

basta, ma fermiamoci prima che dotti medici e sapienti mi facciano portar via, che sono queste idee balzane e sovversive.

potranno pure chiudere o rimodulare lultima parola, ma come vedete su di me ha già provocato danni permanenti.

sabato 15 giugno 2013

#olivati a #ultimaparola: #politica significa saper dire "no"

ultima puntata prima della pausa estiva del fortunato talk show di rai2 "l'ultima parola" condotto il venerdì sera da gianluigi paagone. giulia cazzaniga, anima dell'anteprima web del programma, intervista in diretta il pubblico e i blogger che si ritrovano tutte le settimane a discutere di politica ed economia. al min. 4:09 mi fa una domanda sul governo e io dico la mia sulla politica e l'arte delle scelte...

sabato 8 giugno 2013

#napolitano meno male che giorgio c'è

'o re (photo: traileoni)
il presidente della repubblica ha potere costituzionale di esternazione, il cui peso politico è inversamente proporzionale al peso di governo e parlamento. il problema non è napolitano, il problema è la vacuità della casta politica cui il presidente cerca di porre rimedio, usando la facoltà di esternazione. 

il potere è soggetto alla legge dell'horror vacui, la stessa che in televisione fa serrare le fila al pubblico negli studi televisivi: il vuoto non esiste. il vuoto di potere viene necessariamente riempito da un altro potere in funzione di supplenza istituzionale. come l'acqua fluendo liberamente riempie i più remoti interstizi, così il potere di napolitano informa di sé governo e parlamento. un potere fatto di autorevolezza, competenza tecnico-politica, memoria storica, sintesi di unità nazionale, specchiatezza morale, favore popolare, si propaga attraverso le bolle della struttura statuale, riempiendole e virandole ad uno stile di responsabilità. in questo modo viene scongiurato il rischio del collasso strutturale che il "vuoto di politica" renderebbe inevitabile, insieme allo sbriciolamento della struttura portante del sistema paese.

colpo di stato permanente, tomba maleodorante della democrazia, come berciano il secondo comico più potente d'italia e i suoi maestrini dalla penna rossa? di fronte a questi rigurgiti di nazionalismo e boria retorica anni '20 - '30, di fronte all'esibizione di violenza linguistica (per ora) e oratoria muscolare che accomuna silvio a beppe,  noi diciamo: meno male che re giorgio c'è,

mercoledì 29 maggio 2013

MERITO (ANCHE) DI #MONTI

Mario Monti 2012-06-27.JPG
Supermario

Questo freddo di ritorno che evoca cappotti ci fa ricordare un certo loden vuoto. 

Proprio oggi, proprio per la chiusura della procedura europea di infrazione per eccesso di debito. Se l’Europa ci ha riammesso nel salotto con un posto libero sul divano; se la smette di guardarci con l’aria
sussiegosa che si riserva ai mentecatti; se ci consente di investire in crescita (magari per pagare i debiti alle aziende) una decina dimiliardi di euro, un piccolo, flebile, impercettibile ma solido grazie a Mario
Monti dovremmo avere il coraggio di dirlo. 

«Nessuno si aspetti riconoscenza da un italiano», era solito dire Napoleone, che i francesi per nulla diversi da noi chiamavano l’Imperatore quando vinceva e l’Italiano quando perdeva. Ma dare a Monti ciò che è di Monti ci sembra il minimo. Quindi un enorme grazie agli
italiani, nel senso di cittadini contribuenti, che si sono messi sulle spalle il Paese per impedirgli di rotolare nel fango del fallimento. E un piccolo grazie a Monti che li ha guidati in quegli undici mesi decisivi per salvare la baracca.

Non dimentichiamoci che Monti lo hanno voluto i partiti (soprattutto Berlusconi e Bersani), lo
hanno sostenuto i partiti e lo hanno tradito i partiti mettendosi di traverso quando sarebbe toccato a loro risparmiare. Se oggi i conti tornano, è giusto che torni (a respirare) anche il preside che ha reso possibile la scomoda operazione. Ora vediamo se la politica degli scontrini e dei veti incrociati saprà essere più efficace.


GIORGIO GANDOLA
L'Eco di Bergamo 30/05/13

martedì 23 aprile 2013

È ufficiale: siamo pazzi

Guarda "Italia nave dei folli" su YouTube

La specialità degli italiani? Arrivare sull'orlo del baratro, salvarsi per il rotto della cuffia per poi ricominciare a dire e fare scemenze :-)