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lunedì 17 marzo 2014

La differenza tra #Renzi e #Berlusconi



http://www.tubechop.com/watch/2333257

La differenza tra Renzi, Berlusconi, Monti e Letta? Faccio un tweet TV a La Gabbia, puntata del 16/03/14

giovedì 13 marzo 2014

Italiani, popolo di masochisti!!!

Italianiiiii!!!!!!
A volte mi chiedo se noi italiani non siamo un popolo di masochisti, travolti dal piacere della sconfitta.

Monti prende il Paese alle soglie del collasso economico-finanziario e a prezzo di sangue sudore e lacrime (nostre) riesce a non farci fare la fine della Grecia. Risultato: trattato come un macellaio che ha massacrato l'Italia.

Gli subentra Enrichetto Letta, bravo ragazzo un po' pasticcione che tuttavia riesce a dare all'estero l'idea di un'Italia che si impegna per risolvere i suoi problemi senza chiedere la carità a nessuno, continua a tenere i conti abbastanza in ordine e lo spread si calmiera. Risultato? Viene trattato da cazzaro (oddio lui e Saccomanni un po' lo erano, soprattutto sulla comunicazione), calciosederato e rottamato tra le risate del pubblico pagante (dato che paghiamo le tasse).

Ora s'avanza il giovane e baldanzoso Matteino Renzi, che per non fare la fine di Letta promette di rivoltare l'Italia come un calzino in 100 giorni. Risultato: trattato da televenditore di padelle, ma che dici Mastrota della politica, non è vero niente, sei contaballe, l'Italia è destinata al fallimento e tu ci stai vendendo fumo. Il tutto senza nemmeno dargli il tempo di scoprire le carte sul tavolo, così, a titolo preventivo, fiorentino borioso e pallongonfio non t'azzardare a tentare di cambiare il brutto Belpaese.

Insomma il salvataggio dell'Italia non ci piace mai: graduale no, shock nemmeno, il caffè non lo gradiamo né dolce né amaro e l'è sempre tutto sbagliato, tutto da rifare.

La verità è che perdere ci piace, ci fa godere. E hai voglia far rialzare un popolo di perdenti e felici di esserlo. Aveva capito tutto un altro giovane e controverso presidente del consiglio, che quando entrò a Palazzo Chigi a furor di popolo aveva solo qualche mese in più del Renzi del giuramento al Quirinale. Lui, che pure si era formato in trincea e non in senso metaforico, allargava le braccia e commentava "governare l'Italia non è difficile, è inutile".

domenica 17 novembre 2013

#forzaitalia e nuovo centrodestra, fratelli coltelli

berlusconi e alfano: ci eravamo tanto amati...
la scissione di alfano e dei governativi del pdl da forza italia dopo settimane di tira-e-molla non ha colto nessuno di sorpresa, e si presta ad una duplice chiave di lettura. i teorici del complotto lo leggono come un teatrino politico che cela un'operazione consensuale di spacchettamento, come accadde per il partito dei "fratelli d'italia".

in questo modo berlusconi si sarebbe scrollato di dosso le estenuanti liti tra falchi e colombe, riuscendo nel funambolico intento di tenere un piede al governo e uno all'opposizione, creando un contenitore alleato ma formalmente indipendente per intercettare gli elettori moderati più colomba che falco, giocando su più tavoli e tenendosi aperte tutte le opzioni e le alleanze. in una fase di grande fluidità politica, dove il cav non ha più i numeri per far cadere l'esecutivo ed è come sempre zavorrato dalle preoccupazioni per le sue aziende in caso di crisi di governo, silvio sarebbe insomma riuscito nel suo estremo capolavoro da zelig, quello di essere all'opposizione di se stesso, con un partito di lotta ed uno di governo.

l'altra scuola di pensiero lega invece il "parricidio di silvio" compiuto dal suo ex pupillo alla rinascita del grande centro democristiano, risultante dalla convergenza degli alfaniani con l' UDC di casini e la corrente ciellina di scelta civica, che ha recentemente abbandonato al suo destino la navicella di monti. secondo questa interpretazione lo scambio di cortesie nella separazione tra silvio e alfano sarebbe solo buonismo politico di facciata, mentre il disegno dell' ex delfino del cav sarebbe nientemeno che il superamento del bipolarismo. tanto più che si ipotizza una legge elettorale proporzionale che sembra fatta apposta per far resuscitare la vecchia politica dei due forni di democristiana memoria, con il centro a far da ago della bilancia per alleanze (pre o post elettorali) volta a volta con la destra o la sinistra.

una cosa pare assodata: le elezioni anticipate nessuno le vuole, dato che destra, neo centro e sinistra stan vivendo un gran rimescolamento di carte. l' unico pronto alla pugna pare il solito grillo in perenne guerra contro tutto e tutti.

il resto, se la scissione del nuovo centrodestra di angelino  sia vera o sia solo una recita a tempo, se il bipolarismo sia morto o destinato a rinascere alle prossime politiche sotto mentite spoglie, lo scopriremo solo vivendo. tanto qui in italia non si combina mai nulla, ma lo spettacolo, almeno quello, è sempre assicurato.

domenica 18 agosto 2013

i #marò? venduti all' #india. la versione di #terzi

i marò attendono la loro sorte in india
[photo: oggi]
l'ex ministro degi esteri giulio terzi di sant'agata, dal buen retiro del suo feudo bergamasco, torna a parlare del pasticciaccio brutto dei marò e racconta la sua verità in un'intervista esclusiva a l'eco di bergamo. temo che terzi abbia ragione: l'italia ha venduto i marò all'india per interessi economici, creando un pericoloso precedente di violazione del diritto internazionale, che prevede un arbitrato del tribunale dei diritti del mare in caso di conflitto di attribuzione giurisdizionale. noi invece i marò agli indiani glieli abbiamo ceduti, e amen.

non stupisce quindi il recente pasticcio kazako, dove la shalabayeva e figlioletta son state vendute, per analoghe ragioni di interessi economico-politici, al dittatore del kazakistan: e cosa vi aspettavate da un paese che a quelle ragioni sacrifica i suoi stessi soldati, che prendesse a cuore la sorte degli stranieri perseguitati?

come si dice in italialand? o franza o spagna, purché se magna...

ed ecco l'intervista:


«L’Italia sempre meno capace di gestire crisi internazionali»
Giulio Terzi e il caso marò, i rapporti con l’ex premier Monti, la situazione in Egitto e Siria
«Per paura di perdere affari in India abbiamo perso credibilità con gli indiani: disastro»

Intervista di Susanna Pesenti
L'Eco di Bergamo, 18/08/13



Nel silenzio del parco, ritagliato fra i capannoni di Tresolzio, Giulio Terzi di
Sant’Agata rende omaggio alla tradizione del Ferragosto bergamasco, in quel di Brembate
Sopra. E quest’anno riprende anche le forze, dopo le montagne russe pubbliche e private
degli ultimi mesi. Un anno fa era ministro degli Esteri, nel pieno della crisi indiana. Ora,
fuori dalla Farnesina da marzo e chiusa la carriera diplomatica a dicembre, appare disponibile
a parlare con la consueta cortesia e un filo meno (solo un filo) di diplomazia.

Allora i marò tornano a Natale, come si augura Staffan De Mistura? 
«Mah, De Mistura ha detto che sente "vibrazioni" in base alle quali il processo inizierà a settembre e ritiene che debba finire entro dicembre per via della politica indiana. Se sente "good vibrations" come i Beach Boys...».

Sul serio.
«Sul serio, io trovo molto grave che in questi mesi si sia consolidato il principio che l’attività
delle nostre Forze armate all’estero in missione di pace sia giurisdizione di un altro Paese.
Tanti giuristi internazionali vedono un errore nella linea presa dopo il 21 marzo, opposta a
quella decisa l’11 marzo».

Quando i marò erano stati tenuti in Italia, contro i patti di rimandarli in India?
«Tenuti in base al fatto che gli indiani erano inadempienti rispetto alla richiesta di consultazioni bilaterali, mirate a un arbitrato internazionale, obbligatorio secondo il Trattato sulla legge del mare, ratificato da entrambi i Paesi. Il Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, aveva richiesto che la regolamentazione della vicenda avvenisse secondo il diritto internazionale. L’11 marzo avevamo avviato il percorso verso l’arbitrato obbligatorio. Tempo massimo due mesi, il Tribunale dei diritti del mare ci avrebbe detto di chi era la giurisdizione. Se italiana, i marò sarebbero rimasti definitivamente; se indiana, avremmo rispettato l’obbligo internazionale».

Invece il 21 marzo il governo ha capovolto la decisione per motivi di onorabilità internazionale.
«Il 21 marzo è stato il disastro. Si è rovesciato tutto per paura che Finmeccanica perdesse i
suoi affari. Abbiamo perso credibilità con gli indiani (e infatti il nostro export sta andando a
picco) e per fare le cose bene, abbiamo cancellato anche l’azione verso l’arbitrato obbligatorio. Cambiato il governo, il nuovo – penso in omaggio alla linea Monti – continua a non prendere la strada dell’arbitrato e conferma l’incarico a De Mistura, che l’11 marzo aveva dichiarato che il governo nella sua collegialità aveva fatto bene a decidere di mantenere i marò in Italia».

É ancora arrabbiato con Monti?
«Il punto è un altro. La mia prima preoccupazione è che Latorre e Girone tornino. Ma la seconda è che si apra un processo nel quale vi sono elementi che non sono compatibili con il nostro ordinamento. Inoltre, il vulnus che il nostro Paese subisce, sarebbe più grave se l’Italia continuasse a non adire alle
istanze internazionali. Se per fare rispettare la nostra sovranità siamo tenuti a rivolgerci ai
livelli internazionali, non possiamo non farlo. É un tema di sicurezza dello Stato, sono in gioco lo statuto giuridico dei nostri militari, settemila uomini in giro per il mondo, e la tranquillità dei cittadini italiani che devono sentirsi difesi all’estero».

Ce lo spiega perché li avete lasciatientrare in porto?
«Il ministero degli Esteri è stato informato dal comando interforze cinque ore dopo che
l’incidente era accaduto, a quel punto noi abbiamo detto di non farli entrare in acque territoriali, ma la nave era già in porto, attraccata. E ancora adesso subiamo le conseguenze, con questa
commedia di mandare avanti e indietro un negoziatore».

E che ne pensa del caso kazako? 
«La capacità di gestire le crisi, secondo me, sta diminuendo. Non siamo sufficientemente attrezzati perché il concetto di sicurezza nazionale come difesa della sfera di sovranità non è abbastanza presente nell’opinione pubblica e tra gli stessi politici. Dopo la gestione del caso Shalabayeva, qualche accademico è arrivato con l’idea brillante di creare il Consiglio di sicurezza nazionale. C’è già, si chiama Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica. Riunisce la decina di ministri che contano e i Servizi e dovrebbe essere in sessione permanente. L’estate scorsa, proprio per la gestione marò, avevo chiesto un incontro rapido ogni giorno per avere sempre il polso della situazione. Da luglio a dicembre ci saranno stati quattro incontri. C’è un deficit di attenzione sui temi internazionali. E quindi, quando arriva la crisi, la reazione è scomposta».

Detto da un ex ministro degli Esteri fa un po’ paura.
«La politica estera è poco sexy per l’opinione pubblica, il politico pensa che il cittadino sia attirato più dalle tasse che dalle elezioni in Mali, ed è vero, se non gli spieghi che le elezioni in Mali influenzano anche il suo futuro. L’indifferenza parlamentare indebolisce l’azione del governo quando capita la crisi perché, invece di ragionamenti, ottieni umori».

sabato 15 giugno 2013

#olivati a #ultimaparola: #politica significa saper dire "no"

ultima puntata prima della pausa estiva del fortunato talk show di rai2 "l'ultima parola" condotto il venerdì sera da gianluigi paagone. giulia cazzaniga, anima dell'anteprima web del programma, intervista in diretta il pubblico e i blogger che si ritrovano tutte le settimane a discutere di politica ed economia. al min. 4:09 mi fa una domanda sul governo e io dico la mia sulla politica e l'arte delle scelte...

mercoledì 29 maggio 2013

MERITO (ANCHE) DI #MONTI

Mario Monti 2012-06-27.JPG
Supermario

Questo freddo di ritorno che evoca cappotti ci fa ricordare un certo loden vuoto. 

Proprio oggi, proprio per la chiusura della procedura europea di infrazione per eccesso di debito. Se l’Europa ci ha riammesso nel salotto con un posto libero sul divano; se la smette di guardarci con l’aria
sussiegosa che si riserva ai mentecatti; se ci consente di investire in crescita (magari per pagare i debiti alle aziende) una decina dimiliardi di euro, un piccolo, flebile, impercettibile ma solido grazie a Mario
Monti dovremmo avere il coraggio di dirlo. 

«Nessuno si aspetti riconoscenza da un italiano», era solito dire Napoleone, che i francesi per nulla diversi da noi chiamavano l’Imperatore quando vinceva e l’Italiano quando perdeva. Ma dare a Monti ciò che è di Monti ci sembra il minimo. Quindi un enorme grazie agli
italiani, nel senso di cittadini contribuenti, che si sono messi sulle spalle il Paese per impedirgli di rotolare nel fango del fallimento. E un piccolo grazie a Monti che li ha guidati in quegli undici mesi decisivi per salvare la baracca.

Non dimentichiamoci che Monti lo hanno voluto i partiti (soprattutto Berlusconi e Bersani), lo
hanno sostenuto i partiti e lo hanno tradito i partiti mettendosi di traverso quando sarebbe toccato a loro risparmiare. Se oggi i conti tornano, è giusto che torni (a respirare) anche il preside che ha reso possibile la scomoda operazione. Ora vediamo se la politica degli scontrini e dei veti incrociati saprà essere più efficace.


GIORGIO GANDOLA
L'Eco di Bergamo 30/05/13

domenica 31 marzo 2013

#napolitano, i #saggi e la mossa del cavallo

la fontana di Monte Cavallo in Piazza del Quirinale a Roma
photo: trekearth/francio64 
nel gioco degli scacchi il cavallo è  quel pezzo strategico che, con il suo movimento a elle, permette di superare ostacoli e scavalcare insidie impossibili da risolvere con un approccio frontale.
il presidente della Repubblica Napolitano dev'essere un giocatore di scacchi. di fronte all'impasse nella formazione del governo l'unica mossa possibile era quella del cavallo. come tutti sappiamo l'elettorato si è diviso su 3 minoranze, destra sinistra e Movimento 5 Stelle. nessuna di queste minoranze può governare da sola e alleanze tra loro paiono impossibili.

M5S infatti rifiuta in toto il sistema dei partiti come strutturato dalla nostra Costituzione e quindi si mette fuori gioco da solo. resterebbe la possibilità di una grande coalizione destra - sinistra, resa però impossibile dal fatto che il Pd ovvero Bersani e il suo gruppo dirigente non accettano alleanze con Silvio Berlusconi, ritenuto personaggio impresentabile. de quo il dilemma di Napolitano, che non può nemmeno sciogliere le Camere dato che siamo nel semestre bianco precedente la fine del suo mandato.

bisognava quindi a tutti costi sbrogliare la matassa, anche per non dare all'estero un'idea di Italia come zattera della Medusa nella tempesta, idea che l'avrebbe resa facile e appetibile preda della speculazione sui mercati dei titoli di Stato.

la soluzione di Napolitano è  semplice e geniale ad un tempo: lasciare in carica il governo uscente per l'ordinaria amministrazione e insediare una commissione bipartisan di 10 saggi. questo inedito organismo politico dovrebbe portare ad un nuovo governo da un lato, e dall'altro serve ad indirizzare l'azione parlamentare verso temi di convergenza sulle leggi più indispensabili e urgenti e sulle riforme istituzionali.

con questa trovata che non va contro la Costituzione pur non essendo codificata dalla stessa, Napolitano si dimostra un genio. tutte le forze in campo hanno infatti il loro contentino che le costringe a starsene buone buone. M5S, che ha dichiarato in tutte le occasioni che mai avrebbe dato la fiducia ad un esecutivo dei partiti, non deve dare la fiducia a nessuno dato che il governo c'è già, e può valutare provvedimento per provvedimento come aveva subito proclamato di voler fare per tenere tutti sotto tiro. il Pd ha il contentino che la candidatura di Bersani a ricoprire la carica di premier è messa tra parentesi e non atrocemente sbertucciata, e quindi non si deve aprire immediatamente la successione ad un segretario incapace di portare il partito fuori dalla palude. anche il Pdl ossia la forza di centro destra è gratificata dal fatto che Napolitano non la tratta come un cane in chiesa, ma anzi la valorizza nella commissione bipartisan dei saggi e la fa rientrare saggiamente in partita.

ma il grande valore aggiunto della mossa del cavallo di Napolitano è un altro: riportare il dialogo politico sulle cose concrete da fare, sulle misure urgenti da prendere per salvare l'Italia e la sua economia, togliendo di mezzo la spinosa questione della formazione del governo, che allo stato delle cose come detto sopra appare insolubile. facciamoli pensare alle cose concrete insomma e poi magari scopriranno di avere molti più punti di affinità e convergenza di quanto adesso, bandiere e lancia in resta, non si rendano conto. dalla commissione di saggi alla fine potrebbe scaturire un vero e proprio governo con un programma condiviso e la fiducia delle Camere. oppure si andrà tutti d'accordo a nuove elezioni, ma non precipitosamente stile weimar, e dopo aver fatto una nuova e più decente legge elettorale.

il vero sconfitto di questa situazione, anche se costretto a fare buon viso a cattivo gioco, è proprio il Movimento 5 Stelle, che dal caos e dall'incapacità di trovare un accordo trae ossigeno per il suo progetto di dissoluzione della democrazia parlamentare. in un quadro nel quale tutti devono fare la loro parte per salvare l'Italia infatti il Movimento 5 Stelle a questo punto non può più tirarsi indietro, e deve comunque partecipare al processo di riflessione per il bene del paese. se questa riflessione porterà ad un accordo di governo, Movimento 5 Stelle potrà decidere se far parte di questo accordo o rimanerne tagliato fuori. in entrambi casi sarà sconfitta la sua linea pura e dura contro la democrazia parlamentare e per una fantomatica democrazia diretta web 2.0. tempi difficili per il progetto "illuminato" di Gaia propugnato da Casaleggio, Becchi e l'ala oltranzista e fantascientifica del movimento.

insomma con la mossa di Napolitano che allontana l'Italia dalle urne il Movimento 5 stelle è al bivio. o rimane la pittoresca fronda dei Bastiani contrari e viene tagliato fuori da un probabile nuovo accordo tra destra e sinistra, oppure decide finalmente di sporcarsi le mani, diventa quello che costituzionalmente già è, un partito a tutti gli effetti, ed entra nel gioco della formazione di un governo. il videogame di restare fuori a veder formare un governissimo e poi attaccarlo e sfiancarlo fino alle prossime elezioni non funziona più. qui infatti non si parla di governissimo dell'inciucio partitocratico, ma di un vero e proprio esecutivo di salute pubblica, sostenuto dalla riflessione bipartisan sulle cose concrete da fare promossa dalla commissione dei saggi. un governo per l'Italia al quale lo stesso Movimento 5 Stelle sarebbe invitato a dare il suo contributo, e restarne fuori potrebbe costare al Grillo parlante la perdita del consenso di molti suoi elettori.

il problema è che Grillo non può andare contro Napolitano, perché formalmente l'uomo del Colle gli ha dato ragione verso una soluzione in chiave belga, anche se in ultima istanza la soluzione punta a neutralizzare proprio il Movimento 5 Stelle.

la mossa del cavallo era preparata da tempo, e lo si è intuito quando Napolitano si arrabbiò moltissimo e stoppò Monti, che voleva lasciare la traballante Presidenza del Consiglio per la comoda poltrona di presidente del Senato. lì si è capito che un nuovo governo non era velocemente alle porte, e pure che il vecchio inquilino del Colle Quirinale (che in passato era detto anche Monte Cavallo) ne stava meditando un'altra delle sue.

mercoledì 27 febbraio 2013

√ dica trentatrè

libri dati alle fiamme a berlino, 10 maggio 1933
[wide world photo]

e così ci siamo. come la crisi mondiale del 2009 ha evocato il 1929 col suo crack, così il 2013 porta sinistre assonanze con il 1933 e la fine della repubblica di weimar ad opera dello zio adolfo.

fortunatamente, come diceva quello, la storia si presenta la prima volta in tragedia, la seconda in farsa.
il goffo tentativo bersaniano di cooptare grillo in un improbabile governo insieme va contro alla logica politica profonda dei nostri giorni con la sua nuova dicotomia: non più destra/sinistra ma euro/no euro o se volete, in italia, monti vs grillo.

monti ora ha perso le elezioni, e il testimone della moneta unica passa ai due leader politici "BB brothers", che hanno sostenuto monti e hanno firmato col voto parlamentare la ratifica bipartisan del fiscal compact di mario draghi. proprio quel fiscal compact che predetermina la politica economica e fiscale europea dei prossimi 20 anni. quel fiscal compact che è la versione burogrigiocrate degli stati uniti d'europa e con la sua cappa unificante toglie senso alla storica dicotomia destra/sinistra.

è l'europa baby...ed ecco berlusconi mettersi a parlare come monti, col suo videoappello alla governabilità dove ruba le parole il tono di voce e financo l'abito sordo e grigio al bocconiano mario.

manca solo mario draghi al quirinale e poi la foto di famiglia stile bilderberg è completa. ma perché qualcuno aveva forse dubbi? :)

martedì 25 dicembre 2012

√ #monti scioglie la riserva: resta nella riserva

il prof mario non ci pensa nemmeno a candidarsi: lancia il suo manifesto politico-programmatico (la mitica "agenda monti") a chi lo voglia raccogliere, resta a disposizione e attende, acquattato all'ombra delle boiserie di mogano del palazzo...alla prossima puntata :)

sabato 22 dicembre 2012

√ #berlusconi in tilt? no, è un #gombloddoh



    • Ferruccio Ghisleni piace questo elemento.
    • Ferruccio Ghisleni Ciao Giuliano, buonasera. Alla fine del mondo non davo molta importanza...la solita bufala...su Monti non spendo neanche un minuto del mio tempo...per il fiscal compact hai ragione...e quindi non ci resta che piangere...
    • Ferruccio Ghisleni Perquanto riguarda il Centrodestra vorrei tranquillizzarti...tutto il casino che si vede all'esterno diciamo da fine Settembre in avanti è frutto di una strategia.....lo spacchettamento, pensato e costruito in modo intelligente...la richiesta a Monti un altra bufala di Silvio....chi se ne frega di cosa farà Monti....finirà alla Presidenza della Commissione Europea che è in scadenza o da quelle parti.....
    • Ferruccio Ghisleni tanto il suo compito è concluso, più sul lastrico di così non ci poteva lasciare e la Sig.ra Merkel e non solo ringraziano sentitamente.....
    • Ferruccio Ghisleni chiudendo il discorso del Centrodestra, adesso il PDL cambia nome...diventa FORZA ITALIA (è davvero tutto pronto,compreso il filmato già predisposto per la ri-discesa in campo)....e si parte....è una confusione studiata e voluta, ne vedremo il risultato il 28 Febbraio....
    • Ferruccio Ghisleni Sinceri auguri di un Buon Natale e un sereno anno nuovo...ci sentiamo...Ciao
    • Giuliano Olivati grazie ferruccio. mi avevi anticipato questa versione, che reputo interessante e in linea con sun tzu: l'ultima forma del potere è di non assumere nessuna forma definita ma mutare di ora in ora. essendo devoto a san tommaso apostolo, quando vedrò che succede in concreto (e non ad annunci, ipotesi, dietrologie, elucubrazioni e illazioni) giudicherò  al cavaliere direi sommessamente che a voler essere troppo furbi, poi non si viene capiti dagli elettori, che non sono mefistofelici politologi ma very normal people...a meno che berlusconi non confidi ormai che sul suo zoccolo duro, le brigate silvie, che lo seguirebbero ovunque a prescindere 
    • Ferruccio Ghisleni Il "Giovanotto" è furbo, accidenti se lo è, ma anche scafato....adesso le strategie sono finite (manca solo la Lega che "rompe")....ma dal filmato in avanti sarà tutto molto chiaro per tutti...e lo dirà lui stesso partecipando a tutte le possibili trasmissioni televisive, attraverso la radio, le interviste sui giornali, sui siti Internet, su fb...è già pronta una squadra impressionante di specialisti del settore (per la comunicazione ha parlato anche con il responsabile della campagna eletttorale di Obama...)...
    • Giuliano Olivati mo' vediamo...se mi autorizzi riporto la conversazione su Olivati Report in quanto il tuo punto di vista è davvero interessante...se no mi costringi a parafrasarti senza citarti 
    • Ferruccio Ghisleni ma il vero parlare agli italiani saranno i suoi comizi...un tour de force già programmato per il giro d'Italia.....e lì si capisce molto bene cosa vuole dire...ha già dato anche la sua disponibilità ad eventuali dibattiti televisivi all' americana...non ha mica nessun problema.....forse sono gli altri ad averlo...abbiamo già visto...
    • Ferruccio Ghisleni Non ho nessun problema a rispondere di quello che dico, anche perchè la faccia io ce la metto sempre e dico quello che sò e quello che penso si possa dire fino in fondo..(qualcosina non si può davvero dire,poca roba)...riporta pure, al limite se fosse tutta una bufala ti chiederanno ma chi è questo pazzo che non sa quello che dice...pazienza, me ne farò una ragione...
    • Giuliano Olivati ti assicuro ferruccio che la teoria non fa una grinza, poi la prova del nove la vediamo dai fatti...partecipando a L'ultima parola ho imparato quanto siano stimolanti le teorie esplicative non-apparenti, che spesso poi si rivelano anticipazioni 

sabato 17 novembre 2012

√ #Imu, la tassa di #Monti, o di molti?

Imu, Monti, no taxation without representation. Anteprima web de L'ultima Parola, il talk show del venerdì sera su Rai2: Giuliano Olivati, presidente Fiaip Bergamo (la federazione italiana agenti immobiliari profesionali) e delegato cultura&formazione Faip Lombardia, al min. 19:43 parla della controversa imposta sugli immobili, cavallo di battaglia del governo Monti. Immancabile la pagella al governo, e pure una parolina sul bombastico ministro "la Fornero"...

venerdì 2 novembre 2012

√ #Monti e il complotto #demoplutopippopaperino a #ultimaparola

Una nuova tesi eccessiva&estrema scuote L'ultima parola, il talk show del venerdì sera su Rai 2 condotto da Gianluigi Paragone, con l'anteprima web officiata da Giulia Cazzaniga. E se fosse vero? E se la denuncia per "alto tradimento totale globale" e cospirazione paneuropea presentata dall'avv. Paola Musu vs Monti, Napolitano e altri verici politici avesse una sia pura pallida eco di fondamento? Io mi dissocio, anzi sfotticchio (more solito) il gombloddoh #demoplutopippopaperino dell'eterna conspiracy theory, ma onestà intellettuale m'impone di battermi perché le tesi ereticali, le posizioni estreme, anche quelle da farsi il segno della croce abbiano diritto di cittadinanza su stampa, web e tv. La Paola Musi insomma è il novello San Giorgio contro il Draghi, il contraltare del mainstream, il tarlo nella gamba del tavolo, la pulce nell'orecchio: voci fuori dal coro e intellettualmente stimolanti come la sua sono necessarie al dibattito democratico.

Io stesso, nella discussione al tavolo dell'Anteprima web de L'ultima parola, noto come negli Stati Uniti un Obama non faccia politiche così discontinue rispetto a Bush jr, per cui è ingenuo aspettarsi chissà qual rivoluzione qualora vincesse Romney: i poteri forti, le famose lobby americane tirano le fila dietro le quinte. Morale: è un gombloddoh. Si vede che ad andar con lo zoppo... :)