giovedì 2 ottobre 2014
Renzi governa con Berlusconi?
http://www.tubechop.com/watch/3676650
Nella puntata de La Gabbia del 28/09/14 il conduttore Gianluigi Paragone mi dà la parola, e dico che il re è nudo, e governa con Silvio...
venerdì 23 maggio 2014
La teoria del #gombloddoh
http://www.tubechop.com/watch/2908742
Trenta secondi di purissima teoria del complotto antierlusconiano (pron. #gombloddoh) a La Gabbia del 21/05/14.
martedì 13 maggio 2014
#Gori e la verandeide di #Bergamo Alta
La storia dell'abuso edilizio nella villona di #Bergamo alta porterà voti di dx a #Gori. Silvio lo sa e oggi dice "Gori? Sempre stato di sx"
— giuliano olivati (@olivati) 13 Maggio 2014
I piddini voteranno cmq #Gori e non Tentorio, e far vedere al mondo la mega villa di #Bergamo alta gli porta voti "moderati". Target Parodi
— giuliano olivati (@olivati) 13 Maggio 2014
#Bergamo Vedrete che alla fine #Gori farà monumento alla Lega e Belotti che denunciano l'abuso edilizio. Borghesia adora abusi edilizi
— giuliano olivati (@olivati) 13 Maggio 2014
#Gori rischiava di essere troppo perfettino. Con la veranda un po' così di #Bergamo alta diventa "uno di noi". La Lega non l'ha mica capito
— giuliano olivati (@olivati) 13 Maggio 2014
Belotti/Lega ha persino prodotto un promo della Parodi nella veranda incriminata della villa di #Bergamo alta. Colossale spot pro #Gori
— giuliano olivati (@olivati) 13 Maggio 2014
Parodi brand potente x campagna elettorale di #Gori. La Lega pubblica video della veranda abusiva con la Parodi dentro, chapeau - #Bergamo
— giuliano olivati (@olivati) 13 Maggio 2014
venerdì 2 maggio 2014
#M5S ed elezioni europee, burattini e burattinai
IL RISCHIO DELLE ELEZIONI EUROPEE È CHE SI CONSEGNINO A GRILLO LE CHIAVI DELLA POLITICA ITALIANA
Non sarà sfuggito che la modalità con cui Beppe Grillo ha strutturato la sua campagna elettorale per le europee corre su un doppio binario. Da un lato, quello scontato della polemica anti-euro, finalizzato ad intercettare tutti gli italiani – e sono un numero crescente, purtroppo – che non avendo dalla politica nostrana analisi serie su come stanno veramente le cose, e tanto meno risposte ai mille problemi quotidiani, rivolgono i loro motivi di delusione e rabbia verso l’Europa, immaginando che tutti i mali discendano da Bruxelles e Francoforte, o da Berlino se – come ama far credere Berlusconi, non meno guitto del comico genovese – si riconduce ogni scelta europea a quei “maledetti dei tedeschi”. Naturalmente le cose non stanno così, o meglio stanno anche così ma in contesto molto più complesso delle semplificazioni propagandistiche, ma soprattutto non sono quelle sbandierate dai populisti nostrani, di uscire dall’euro o di mandare a quel paese l’Europa e le sue regole (per quanto rigide e spesso stupide), le ricette giuste per uscire dai guai.
L’altro binario su cui si muove il capo dei pentastellati, invece, è quello dell’attacco frontale alla sinistra. Con un linguaggio e degli argomenti (si fa per dire) che non hanno nulla da invidiare all’anticomunismo che per due decenni ha sciorinato Berlusconi. I suoi blitz a Piombino e Siena, nei giorni scorsi, ne sono piena testimonianza, e fanno pensare che Grillo intenda tagliare la strada a Renzi nella corsa al recupero dei voti moderati e qualunquisti che Forza Italia, giocoforza, perderà per strada.
Niente di granché sofisticato, anche se rimane il dubbio che la tattica elettorale, per quanto rudimentale, sia davvero farina del sacco dell’arruffapopoli – il che lascia aperta la domanda sull’eventuale burattinaio e la sua nazionalità – non fosse altro perché si ha l’impressione che essa si collochi nel quadro di una strategia politica, questa sì, meno primitiva e più strutturata. Infatti, è evidente che al di là delle percentuali, il 25 sera i 5stelle saranno i veri vincitori delle tornata elettorale se avranno conquistato in modo inoppugnabile il secondo posto scalzando Forza Italia (ovviamente, non ne parliamo se dovessero battere il Pd, ma questa, per fortuna, resta un’ipotesi remota). Certo, non tutti i risultati saranno uguali: un conto è, per ipotesi, che il Pd prenda il 35% e i 5stelle il 25%, un altro che quei dieci punti di differenza si riducano alla metà o ancor meno. Ma in tutti i casi la conseguenza politica sarà la stessa: per Renzi sarà difficile, per non dire impossibile, tenere a bada tutte le fibrillazioni che pulsano dentro il suo partito, e in particolare nei gruppi parlamentari (che, contrariamente ai ruoli apicali nel Pd e al governo, non sono di sua espressione). Finora lo ha potuto fare minacciando ogni due per tre di andare alle elezioni anticipate, così da spaventare chi sa bene che non sarà ricandidato o comunque sarà messo in condizione di non essere rieletto. Ma dopo le europee, se Grillo avrà tallonato Renzi e ridimensionato Berlusconi, delle due l’una: o si farà la riforma denominata “italicum” (ma non si capisce perché Berlusconi dovrebbe prestarsi a farla passare), e in questo caso il meccanismo di conteggio dei voti, pensato sì per far vincere il primo ma anche per avvantaggiare il secondo (il miglior perdente), non consegnerebbe un quadro politico basato sul patto Renzi-Berlusconi che è la seconda gamba (oltre quella dell’alleanza di governo) su cui si tiene in piedi Renzi, bensì sull’impossibile diarchia Renzi-Grillo; oppure si terrà buona la norma uscita dalla decisione con cui la Corte Costituzionale ha cancellato il “porcellum”, cioè un proporzionale senza condizionamenti, e allora Renzi, che sulla base dei risultati delle europee in un’eventuale elezione anticipata uscirebbe primo ma privo del premio di maggioranza che gli consegni il pallino in mano, sarebbe costretto a fare un governo con Berlusconi (quello con Grillo lo esclude il comico), finendo con lo spaccare il Pd in modo irrimediabile.
Si dirà: basta che Renzi non vada alle elezioni. Certo. Facile a dirsi, meno a farsi. Perché il presidente del Consiglio, uscito indebolito, ancorché primo, dal voto del 25 maggio, e dovendo dimostrare che non c’era bluff elettorale nelle sue mosse di governo di questi mesi – anche questa, cosa non facile – si ritroverà stretto in una morsa politica da cui non sarà per nulla facile divincolarsi. Perché nel frattempo i parlamentari del Pd si sono accorti che non possono essere minacciati più di tanto, come dimostra il caso del “decreto lavoro”, in cui, al di là delle modifiche introdotte, è stata voluta e ottenuta la sconfitta politica del governo. Prove generali di quel che accadrà? Una cosa è certa: Renzi si è fatto più prudente e, su consiglio di Napolitano, più incline alla mediazione. Ma siamo solo all’inizio.
Certo, tutto dipenderà dal voto. Formalmente si voterà per l’Europa e l’euro – e mai come questa volta ce n’è bisogno – ma il vero risvolto delle elezioni sarà nazionale. E dunque, almeno una cosa si può far discendere dalle valutazioni che vi abbiamo proposto: il burattino Grillo è una sciagura. Che, però, non si esorcizza inseguendolo sul suo terreno: quanto a populismo non lo batte nessuno, ormai nemmeno più l’inceronato Berlusconi. Questo, Renzi, bisogna che cominci a metterselo bene in testa.
Enrico Cisnetto
Terzarepubblica
domenica 6 aprile 2014
Renzi ha ucciso Silvio, e il prossimo e' Grillo
«L’allievo ha ucciso il maestro, come in Kill Bill»
L'Eco di Bergamo, 6 aprile 2014
«C’è qualcosa di dramatico sulla scena politica italiana di questi mesi», ci dice Alessandro Amadori, politologo ed esperto di comunicazione, autore di diversi volumi su Berlusconi. «Siamo allo scontro amletico, ai duelli omerici tra big men. Quelli della Seconda Repubblica in confronto erano minuetti settecenteschi».
Perché parla di duelli amletici?
«Stiamo assistendo a una distruzione del sistema che sarebbe parso inimmaginabile dodici mesi fa. I toni sono da scontro per la vita e per la morte (politicamente parlando). E sullo sfondo ci sono macerie politiche, quinte che crollano, come il Senato».
Chi vede come big men in campo su queste distese di macerie politiche?
«Berlusconi, poi Grillo, ma soprattutto Renzi. Se Berlusconi e Grillo sono stati i protagonisti delle ultime elezioni politiche, i protagonisti delle Europee saranno Grillo e Renzi».
Cominciamo da Berlusconi. Il fuorionda tra Toti e Gelmini sembra sintetizzare la situazione politica più di ogni analisi, servizio o intervista…
«Succede così anche nella vita normale delle persone. È quello che viene detto alle spalle che svela i veri atteggiamenti di una persona. Tutti noi siamo oggetti di comunicazioni a doppio livello. C’è una parte nascosta nella comunicazione quotidiana. Chi è più fortunato ha meno sdoppiamento, chi è meno fortunato è soggetto ai rischi del doppio livello».
Triste conclusione…
«Ma è così. Ed è sempre più rivelatoria la comunicazione celata, segreta. È umano. Non è un caso che io nella mia vita mi sforzi di applicare un principio zen: comportati in pubblico come quando sei in privato e in privato come quando sei in pubblico».
Dunque anche lei coglie questa inquietudine in Berlusconi, di cui si parla nel fuorionda?
«Non c’è dubbio: sono vari mesi che Berlusconi vive una condizione di profonda sofferenza in vista della pena da scontare. Soprattutto uno come lui, abituato alla completa libertà di movimento. Questa cosa è un supplizio e una nemesi della vita nei suoi confronti. Sarebbe pesante per qualsiasi leader politico, ma lo è a maggior ragione per Berlusconi».
Passiamo al secondo contendente, Matteo Renzi.
«Renzi e Berlusconi si assomigliano come due gocce d’acqua, soprattutto sul piano comunicativo. Sono uno l’erede spirituale dell’altro, anche se ovviamente politicamente sono molto diversi. Ma dal punto di vista comunicativo c’è addirittura qualcosa di più di una somiglianza: c’è una discendenza. Politicamente è l’allievo che alla fine uccide il maestro, come in “Kill Bill” di Tarantino».
Sempre stando al fuorionda tra Toti e Gelmini, si parla del fatto che quello di Berlusconi per Renzi è stato un abbraccio mortale.
«Certo che è stato un abbraccio mortale. Renzi ha totalmente sottratto la scena a Berlusconi. Ha reincanalato tutta l’energia del Cavaliere. Ha trovato un’operazione di transfert quasi psicanalitica. Ha preso la relazione tra Berlusconi e l’opinione pubblica e l’ha caricata su di sé. Gli ha levato il sangue politico e lo ha svuotato. Renzi è come se fosse stato costruito in laboratorio dall’esperienza comunicativa di Berlusconi. Solo che adesso la sua creatura ha svuotato di energia il creatore e l’ha quasi destinato al museo delle cere. Un destino crudele».
Veramente lo ha anche riabilitato quando sembrava all’angolo…
«Quella è stata un’operazione politica che Machiavelli avrebbe definito un capolavoro. Nello stesso tempo in cui ha fatto rinascere Berlusconi, Renzi lo ha fatto uscire dalla tana da cui la sinistra non riusciva a stanarlo e lo ha ucciso, dal punto di vista politico. Lo ha trasformato in una statua di cera».
Come definisce Renzi politicamente?
«Un predatore della politica. Il modo con cui ha tolto la scena ai suoi avversari è impressionante: non se ne sente più parlare. Lo stesso concetto di rottamazione è il concetto di un predatore. Cosa che non è mai stato in realtà Berlusconi, che tenta più di ammaliare l’elettore o l’avversario politico. Cerca di sedurre e non uccide mai nessuno, nemmeno chi lo ha tradito. Se ci pensa, ha ucciso solo se stesso. Un processo di suicidio politico che merita un libro. Come ha costruito il più grande successo di marketing della storia dell’Occidente è riuscito a creare il più grosso fallimento della storia dell’Occidente».
Rimane il terzo protagonista della scena politica: Beppe Grillo.
«Grillo ha capito tutto, ha capito che Renzi ha trasformato in una mummia, politicamente, Berlusconi, mettendolo in una teca, a futura memoria, ed essendo lui l’oggetto del prossimo processo di predazione si muove scompostamente, combatte come un orso. Da tempo ha capito che la lotta è mortale. Renzi, come ha battuto il Cavaliere, così sta sottraendo il terreno del cambiamento del sistema a Grillo. Ora sta tentando di svuotarlo avocando su di sé il cambiamento del sistema di cui parla Grillo. Come se dicesse: non c’è bisogno di lui, il sistema lo cambio io da dentro il Palazzo. E stando ai sondaggi funziona»
Francesco Anfossi
lunedì 17 marzo 2014
La differenza tra #Renzi e #Berlusconi
http://www.tubechop.com/watch/2333257
La differenza tra Renzi, Berlusconi, Monti e Letta? Faccio un tweet TV a La Gabbia, puntata del 16/03/14
martedì 10 dicembre 2013
#berlusconi e la gabbia in cui si è messo da solo
prendo la parola tra il pubblico de "la gabbia", il talk show politico del mercoledì su "la 7" condotto da gianluigi paragone, per dire che berlusconi lasciando il governo si è infilato da solo in un vicolo cieco. dopo la scissione di alfano e i suoi il cavaliere non ha i numeri per far cadere nessuno, diventando sempre più ininfluente sulle dinamiche parlamentari e governative.
l'unica possibilità di contare ancora qualcosa prevederebbe un'improbabile alleanza con i grillini, che però lo vedono come il male assoluto della politica italiana, una specie di anticristo da abbattere senza se e senza ma. della mala parata si è accorto seppur in in ritardo lo stesso silvio. l'uomo di arcore cerca ora disperatamente di compattare un'armata brancaleone antieuropea saldandosi col movimento 5 stelle, ovviamente la lega, qualche postfascista sovranista e facendo addirittura l'occhiolino a SEL.
fosse rimasto al governo, avrebbe fatto ballare la giga al povero letta, e dato non poco filo da torcere allo stesso renzi. il "segretario fiorentino" ora invece ha campo libero per imporre al governo il suo programma di riforme, mentre "forza italia" si consuma in un'inutile opposizione senza sbocchi.
martedì 26 novembre 2013
doctor jekyll, mister #silvio
| L'indimenticabile Silvio Berlusconi |
gianlorenzo barollo
l'eco di bergamo 26/11/13
È uno strano caso quello del signor Silvio e del cavaliere Berlusconi. Uno è un avventuroso imprenditore di successo, proprietario di televisioni e giornali, finito nel mirino della magistratura per qualche banale dimenticanza tributaria (mister Agrama ne sa qualcosa)
ed eccessiva generosità verso prosperose teenager. L’altro è un politico che parla dritto alla pancia della gente e ha raccolto milioni di voti sotto la bandiera della libertà (ora condannato per la faccenda dei soldi non versati al fisco. Il cavaliere invece ha guidato fino all’altro ieri il polo del centro destra finchè non è scivolato su una chiazza di spread davanti a palazzo Grazioli. E’ una situazione incresciosa, poichè si tratta della stessa persona. Silvio stesso si è svelato rivolgendosi al presidente Napolitano: dammi la grazia, ma senza che te lo chieda. Purtroppo non funziona così. E poi sono in arrivo altre sentenze, altri impicci. Mica si può concedere l’amnistia perpetua, come il prigione». Serve una soluzione definitiva al caso: questi due individui non possono coesistere nella stessa persona. Pena la caduta del governo, il default dell’Italia, il crollo dell’euro e il naufragio delle democrazie occidentali. Pare che il Cnr stia lavorando a un progetto di sdoppiamento atomico con ciclotrone. Avremo finalmente due soggetti distinti: il reo Silvio e il cavaliere smacchiato. Oppure raddoppieremo i nostri guai.
domenica 17 novembre 2013
#forzaitalia e nuovo centrodestra, fratelli coltelli
| berlusconi e alfano: ci eravamo tanto amati... |
in questo modo berlusconi si sarebbe scrollato di dosso le estenuanti liti tra falchi e colombe, riuscendo nel funambolico intento di tenere un piede al governo e uno all'opposizione, creando un contenitore alleato ma formalmente indipendente per intercettare gli elettori moderati più colomba che falco, giocando su più tavoli e tenendosi aperte tutte le opzioni e le alleanze. in una fase di grande fluidità politica, dove il cav non ha più i numeri per far cadere l'esecutivo ed è come sempre zavorrato dalle preoccupazioni per le sue aziende in caso di crisi di governo, silvio sarebbe insomma riuscito nel suo estremo capolavoro da zelig, quello di essere all'opposizione di se stesso, con un partito di lotta ed uno di governo.
l'altra scuola di pensiero lega invece il "parricidio di silvio" compiuto dal suo ex pupillo alla rinascita del grande centro democristiano, risultante dalla convergenza degli alfaniani con l' UDC di casini e la corrente ciellina di scelta civica, che ha recentemente abbandonato al suo destino la navicella di monti. secondo questa interpretazione lo scambio di cortesie nella separazione tra silvio e alfano sarebbe solo buonismo politico di facciata, mentre il disegno dell' ex delfino del cav sarebbe nientemeno che il superamento del bipolarismo. tanto più che si ipotizza una legge elettorale proporzionale che sembra fatta apposta per far resuscitare la vecchia politica dei due forni di democristiana memoria, con il centro a far da ago della bilancia per alleanze (pre o post elettorali) volta a volta con la destra o la sinistra.
una cosa pare assodata: le elezioni anticipate nessuno le vuole, dato che destra, neo centro e sinistra stan vivendo un gran rimescolamento di carte. l' unico pronto alla pugna pare il solito grillo in perenne guerra contro tutto e tutti.
il resto, se la scissione del nuovo centrodestra di angelino sia vera o sia solo una recita a tempo, se il bipolarismo sia morto o destinato a rinascere alle prossime politiche sotto mentite spoglie, lo scopriremo solo vivendo. tanto qui in italia non si combina mai nulla, ma lo spettacolo, almeno quello, è sempre assicurato.
lunedì 14 ottobre 2013
#olivati a #lagabbia 09/10/13: ipotesi #amnindulto? una schifezza
dopo un serrato confronto televisivo in diretta tra movimento 5 stelle e larghe intese, arriva il mio telegrafico intervento al talk show "La gabbia" di mercoledì 09/10/13 (condotto da gianluigi paragone su La7) sull'ipotesi di indulto o amnistia avanzata in questi giorni dalle forze politiche governative.
il dibattito infiammato sulla rete e in televissione intorno al tema giutizia/amnindulto/berlusconi ci dice che l'opinione pubblica è esasperata. anche stavolta finirà tutto a tarallucci e vino? intanto la distanza tra il popolo e il palazzo cresce, ogni giorno di più.
di seguito riporto una conversazione su facebook con un collega genovese sul tema carceri, che ha anche un risvolto immobiliare. come si vede le soluzioni spendibili sono diverse; sempre che la politica non opti, come sempre, per soluzioni tampone come indulto o amnistia ("amnindulto"), che oltre ad offendere i cittadini onesti lasciano incancrenire di nuovo il problema del sovraffollamento delle carceri nel giro di un paio d'anni, come successe per l'indulto del 2006.
- Conversazione iniziata Mercoledì
- Manuel Giampaolo Lanata
Caro Giuliano, ho condiviso in pieno il tuo intervento contro l'indulto alla Gabbia che sto guardando. Bravo! - Giovedì
- Manuel Giampaolo Lanata
L'argomento carceri è tornato d'attualità ma, come sempre, anzichè soluzioni definitive si cercano scorciatoie temporanee. Ti propongo una mia piccola indagine e considerazione di qualche mese fa: se ti trova concorde e vorrai farla tua, e magari e portarla alla ribalta della Gabbia, non avró certo nulla in contrario: In Italia un detenuto costa 119 E al giorno (in carceri da terzo mondo), in Spagna costa la metà e in Francia costa 100 E (ma lì le carceri sono modello!). 119 per 365 per 66 mila detenuti (tanti sono in Italia) fanno quasi 3 miliardi di E all'anno pagati dallo stato italiano. La CCA (www.cca.com) è un'azienda privata che ha costruito e gestisce oltre 60 penitenziari in Europa (non so quanti nel mondo) e che, rispettando standard qualitativi altissimi, chiede allo stato meno di 30 E al giorno per ciascun detenuto, cioè un quarto di quanto spendiamo adesso. Affidare tutti i nostri detenuti a questa azienda ci farebbe risparmiare tre quarti dei suddetti tre miliardi all'anno e risolverebbe il problema delle carceri italiane "da terzo mondo". Questa soluzione, peró, si scontra col vizio dell'italica politica di magnare ovunque e, pertanto, non verrà mai adottata. Intanto paghiamo noi. - Giuliano Olivati
convengo manuel e ti ringrazio. aziende private potrebbero prendere in appalto le caserme inutilizzate e invendibili in ogni città e avremmo risolto emergenza carceri. ma è troppo intelligente, naa
domenica 25 agosto 2013
#Silvio, cessa quest'assurda commedia
Non esiste soluzione politica ai tribunali
Il dibattito politico-istituzionale si sta letteralmente avvitando su un'equazione –l'agibilità politica di Berlusconi come presupposto per la governabilità – del tutto falsa. È come tentare un'impossibile somma, ci insegnavano i maestri alle scuole elementari, mettendo insieme le pere e le mele. Proprio da considerazioni elementari occorre partire per vedere quale gigantesca impostura si nasconda dietro la furoreggiante campagna politica e mediatica che predica la necessità di una «soluzione politica» per la condanna all'ex premier, colpevole e condannato definitivamente per frode fiscale. L'origine dello stravolgimento dei fatti sta proprio nel punto di partenza della richiesta. Fino «a prova contraria», è il caso di dire, una condanna penale è una circostanza che nulla ha a che vedere con la politica, a meno che non si tratti di una condanna per reati politici (di per sé fuori questione in una democrazia). La realtà dei fatti mostra che Berlusconi si è reso colpevole di un reato grave e socialmente esecrabile – sottrarre al fisco 7,3 milioni di euro – in particolare per un imprenditore facoltosissimo. La pretesa di un salvacondotto politico per una condanna giudiziaria sta fuori dal perimetro logico, prima ancora che di quello etico e civile. La questione potrebbe essere, dunque, facilmente rubricata come mancanza di raziocinio o, al peggio, come disturbo psichico di chi la sostiene. Disgraziatamente non è così, perché le ragioni – quelle sì strettamente e direttamente politiche – che stanno alla base delle posizioni del Pdl tendono a stravolgere il rapporto tra legittimazione popolare e legittimità dello Stato di diritto. Giuliano Ferrara – allorché esulta perché, a suo dire, il presidente della Repubblica ha riconosciuto «l'eccezionalità» del caso Berlusconi – compie una duplice forzatura. Piega in modo improprio e fuorviante le sagge parole di Napolitano e, nel contempo, cerca di dar credito alla tesi che essere leader di un partito (per di più di un partito che ha un notevole consenso elettorale) configuri, per ciò stesso, un carattere di diversità rispetto ai cittadini normali. Sarebbe come dire che avere consenso elettorale definisce uno status di privilegio. L'esatto contrario non soltanto della nostra Costituzione e del principio basilare che tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge, ma del comune buon senso. In realtà, coloro che sono alla testa di formazioni politiche, ancor più se (come nel caso dell'ex premier) con un passato di responsabilità istituzionali di altissimo livello, dovrebbero ripudiare per principio ogni forma di protezione che non sia espressamente prevista dalle leggi. E magari, come si usava fare sino a qualche decennio fa, chiedere esplicitamente, in caso di vicende giudiziarie, di non valersi delle tutele previste per i parlamentari. A ben vedere, la bislacca tesi del consenso come fattore di garanzia «speciale» ha alla base un presupposto rischiosissimo per la democrazia, quello che la legittimazione popolare ottenuta attraverso il consenso elettorale sia fonte di una legittimità «speciale», che non conosce limiti e non deve essere sottoposta alle regole degli ordinamenti democratici. A voler prendere minimamente sul serio tale idea, si finisce per scivolare verso forme plebiscitarie di derivazione sudamericana che poco hanno in comune con le democrazie vere.
Stefano Sepe
L'Eco di Bergamo 25 08 2013
venerdì 19 luglio 2013
ascesa e caduta della #lega nord
| Pontida: l'auto-mito fondativo della Lega Nord [photo: iltafano] |
INESORABILE
DECLINO
DI UN’IDEA
di GIOVANNI COMINELLI
L'Eco di Bergamo, 19/07/13
Al cospetto del dramma del declino politico-culturale della Lega, serve il consiglio di Baruch Spinoza, filosofo ebreo olandese del ’600: nec ridere, nec lugere, sed intelligere. Né ridere, né piangere, ma capire le ragioni. La prima è stata l’incapacità della Lega di pensare l’Italia intera, mentre si proponeva come paladina degli interessi del Nord. La seconda: aver praticato un modello carismatico illiberale di organizzazione politica. Quando, tra gli anni ’70 e ’80, i ceti produttivi conquistarono la percezione che il Nord veniva saccheggiato dallo Stato
centrale, il quale poi distribuiva con criteri politico-clientelari lungo i canali del Centro-Sud, Bossi investì su quella presa di coscienza, che era e resta vera. Mentre l’intero sistema politico rappresentava la Questione meridionale, Bossi costruì unmovimento per la Questione settentrionale.
Quei ceti continuarono, tuttavia, a turarsi il naso e a votare Dc, che li proteggeva dal «comunismo». La caduta del quale nel novembre del 1989 li liberò. Nel giro di pochi anni Questione settentrionale, Tangentopoli, movimento referendario e Questione morale costituirono un terreno fecondo per la Lega. Ma essa non riuscì a fare il salto politico-culturale necessario per proporre all’intero Paese un nuovo progetto storico, politico e istituzionale. Gianfranco Miglio ci aveva provato con la sua ipotesi di tre macro-regioni e un nuovo assetto politico-istituzionale presidenziale e federalista «alla Svizzera». Venne liquidato con disprezzo.
Mentre sul piano progettuale Bossi oscillò vistosamente tra «secessione» e «federalismo», su
quello politico scelse l’alleanza con Berlusconi, che a sua volta teneva all’alleanza con Fini. Il senatùr
si illuse che bastasse, ai fini della difesa degli interessi del Nord, far valere i rapporti di forza all’interno della coalizione. Così il vino del federalismo, mischiato con padanismo, celtismo e localismo da
«piccola patria», etnofobia ai limiti del razzismo, arrivò annacquato all’appuntamento del 2001,
quando Berlusconi, Fini e Bossi conquistarono il governo.
Berlusconi ha distrutto lentamente Fini e Bossi, mentre i ministri di quest’ultimo rimanevano
impaniati nelle trame della politica nazionale e urtavano impotenti contro il muro di una burocrazia amministrativa statale onnipotente, assai più solido di quello di Berlino. La «ridotta del Nord» a
poco a poco si è ristretta alle valli e ha cominciato a disfarsi.
E qui siamo alla seconda ragione della crisi, che riguarda il modello di organizzazione politica.
Quello carismatico illiberale, tipico degli anni ’30, adottato da Bossi, deve fare i conti, oggi, nell’epoca della comunicazione globale, con la domanda di trasparenza quotidiana. Vedasi alla voce Di Pietro
e Grillo. Il carisma ha bisogno di successi qui e ora per durare. Non si sono visti. Ed è esposto allo
sguardo severo dei cittadini, che osservano quotidianamente i movimenti dei politici come quelli
dei pesci in un acquario. Nessun cerchio ristretto, oramai, è magico. Il caso del tesoriere infedele Belsito è nato su questo terreno.
Per uscire dalla palude, la Lega è ora tentata di appoggiarsi alle correnti pre-moderne, etnofobe
e/o razziste, che sono attive, ma minoritarie in tutta Europa. Così facendo tradisce anche la propria
ispirazione originaria. Perché il declino della Lega è un dramma? Perché il suo fallimento si porta via
illusioni, speranze e militanza di qualche milione di cittadini. E ora? L’Italia avrebbe bisogno di un
federalismo cattolico, liberale e democratico.
Ma i partiti democratici non sono federalisti, e quelli federalisti non sono democratici. Non è un dramma?
sabato 13 luglio 2013
affaire #shalabayeva: finalmente l' #italia non è più mammona!
| alma shalabayeva: il passaporto kazako [photo: ansa] |
ed ecco entrare in gioco il nostro strano bel paese. la moglie di ablyazov, invece di restare col marito a londra, per qualche motivo ha pensato bene di stabilirsi con la figlia di sei anni a roma in una villa di casalpalocco. dato che nella vicenda scopriamo che la signora ha una tremenda paura di venire uccisa, il motivo potrebbe essere semplicemente quello di dividere la famiglia per mettere in sicurezza moglie e figlioletta. a fine maggio l'ambasciata kazaka segnala prima alla questura di roma e poi al ministero degli interni la presenza del dissidente nella villa di casalpalocco, e chiede di arrestarlo in base al mandato di cattura dell'interpol. la notte tra il 28 e il 29 maggio la polizia organizza quindi una battuta di caccia grossa, dispiegando ben 50 uomini della digos che cingono d'assedio e poi espugnano la villetta. del dissidente nessuna traccia, quindi i nostri si concentrano su due succulente prede: la moglie e la figlia.
la signora, in preda al panico, commette l'errore che le sarà fatale: temendo che i 50 in borghese dell'irruzione in casa sua non siano poliziotti ma un commando di sicari, per paura di essere riconosciuta come la moglie del dissidente esibisce un passaporto della repubblica centrafricana. una kazaka, bianca e con gli occhi a mandorla, cittadina africana? sicuramente deve trattarsi di un passaporto falso! sulla base di questo pilastro logico la questura di roma dispone per l'espulsione della shalabayeva e figlia. il tutto senza fare controlli sulla autenticità del passaporto centrafricano, come richiede disperatamente la signora, e senza considerare l'altro passaporto, quello kazako, e il permesso di soggiorno italiano della donna. e questo nonostante la stessa, una volta in questura, racconti al dirigente del servizio immigrazione chi è suo marito e perché lei si trova in italia con la figlia.
quando viene portata al centro di identificazione ed espulsione, separata dalla figlia, la shalabayeva capisce cosa sta succedendo e comincia a chiedere asilo politico in russo e inglese, non sapendo l'italiano. ma nessuno raccoglie e formalizza la sua richiesta. tramite un'altra figlia ventiquattrenne, residente in svizzera, riesce ad assumere un avvocato del foro di roma, che però non ha accesso alle carte.
nel frattempo l'ambasciata kazaka, zitta zitta, noleggia un jet privato e lo parcheggia a ciampino. e in poco più di 48 ore, nella tarda mattinata del 31 maggio, shalabayeva e figlia vengono accolte dal console kazako sull'aereo che le riporta in patria. quel pomeriggio l'avvocato attendeva l'orario di apertura del CIE per formalizzare la richiesta di asilo politico: troppo tardi, beffato da un'espulsione su commissione, pilotata a tempo di record da una burocrazia poliziesca insolitamente efficientissima e solerte.
come è finita la storia? il passaporto centrafricano della signora era regolarissimo, tanto che poi il premier letta due mesi dopo è costretto a farne revocare l'espulsione. il che ha un sapore ancor più beffardo, dato che nel frattempo la shalabayeva è inchiodata in kazakistan: non è agli arresti ma non può lasciare la capitale, in quanto prontamente indagata per tangenti atte a procurarsi il passaporto centrafricano. il marito dissidente da londra ringrazia letta, pur manifestando il fondatissimo timore che quando i riflettori mediatici si spegneranno la moglie finisca in carcere e la bambina in brefotrofio. ad ogni modo le due donne potranno in qualsiasi momento venire usate come arma di ricatto contro di lui.
a roma i ministri di interni ed esteri si palleggiano il solito scaricabarile, da cui emerge persino un fax inviato dalla questura romana alla farnesina per chiedere informazioni sulla shalabayeva prima dell'espulsione.i media ricordano che il dittatore kazako nursultan nazarbayev, oltre a vendere gas e petrolio anche all'italia, è amico personale di silvio berlusconi, capo partito (anzi capo tout court) del ministro degli interni angelino alfano. anzi qualche complottista sospetta addirittura che silvio sia socio occulto di nazarbayev nell'affare del petrolio e del gas. come che sia, salta fuori che l'ambasciatore kazako ha parlato, nelle ore cruciali precedenti l'espulsione, con il capo di gabinetto di alfano e con i massimi vertici della questura romana. quindi non solo la farnesina ma pure il viminale era informato sulla vicenda. come prevedibile ora a volare saranno gli stracci, ovvero i vertici della questura romana e forse qualche alto funzionario ministeriale, ma senza toccare il livello politico governativo.
i ministri degli interni e degli esteri, alfano e bonino, giurano e spergiurano la loro ignoranza sulla vicenda, quasi non fosse una toppa peggiore del buco. i media, la politica e la pubblica opinione si chiedono se per caso non si sia trattato di una extraordinary rendition stile cia camuffata da procedura burocratica.
io invece, come dicevo all'inizio, sono fiero. orgoglioso di appartenere ad un paese finalmente libero dal giogo del suo retaggio culturale familista e mammone, al punto da rispedire una mamma e la figlia seienne tra le fauci di un dittatore che gode fama internazionale di torturatore.
così si fa. anzi la prossima volta torturiamole noi a roma per procura: famo prima.
sabato 22 giugno 2013
il #gombloddoh dell'info #tv
l'ultima parola è messo in forse, non sappiamo se ci sarà nei palinsesti dell'anno prossimo (più no che sì), se ci sarà un programma rischia comunque di essere riveduto e corretto ad usum delphini: si fa addirittura l'ipotesi di un talk show politico senza politici.
in casa La7 chiude i battenti l'attuale gestione di In onda, talk show condotto da Luca Telese e Nicola Porro (ma forse più dal primo che dal secondo), che danno vita ad una diaspora: Telese a Canale 5 e porro a Rai 2 (nuovo programma politico del giovedì sera). la fascia di In onda, cioè la prima serata di sabato e domenica, verrà affidata da la7 a Lilli Gruber, che ora tiene la striscia dalle otto e mezzo alle nove e mezzo di sera.
"embè?", direte voi, si tratta di autonome scelte imprenditoriali di tre aziende ben distinte e indipendenti...ma ecco scattare la teoria del #gombloddoh: non è che per caso si può intravedere un'unica manina o manona che influenza i programmi di informazione di tutte le tv nazionali italiane? ma andiamo con ordine.
l'ostracismo a l'ultima parola in rai è dovuto a influenti politici del Pdl, e parliamo di Gasparri e romani, che sono direttamente riconducibili a Silvio Berlusconi. anche la7, dopo essere stata acquistata da Urbano Cairo, ex homo berlusconianus, si dice sia entrata nell'orbita del cavaliere. Canale 5 è sicuramente di Berlusconi. porro è il vicedirettore del giornale, quotidiano della famiglia Berlusconi.
quindi io non ho le prove (direbbe Pasolini), ma so che dietro i tre poli televisivi nazionali che stanno vivendo un rimescolamento di carte dei programmi di informazione politica c'è un unico soggetto, il nostro silvio forever.
ora qual è la lettura complottarda e paranoica di tutti questi sommovimenti? semplice signori, il gioco si fa duro e i duri cominciano a giocare. mediobanca in un suo studio ci dice che l'Italia rischia il default entro sei mesi se non cambia qualcosa,incredibilmente avvalorando una fosca previsione di Grillo. la tensione sociale cresce di giorno in giorno insieme al rischio di instabilità politica. il governo letta è sotto ricatto permanente di Silvio Berlusconi, che minaccia ogni due per tre di far crollare la baracca se non vengono assecondati i punti del suo programma elettorale come l'abolizione dell'imu prima casa e dell'aumento iva. in pratica la campagna elettorale non è mai terminata.
in un momento economicamente così difficile e politicamente così delicato avere il controllo dell'informazione a reti unificate è il sogno di qualsiasi leader politico. programmi di approfondimento liberi e senza peli sulla lingua, di tendenza e amplificati sui social network come l'ultima parola e in onda diventano voci fuori dal coro che non ci si può permettere? meglio sedare sopire e ridistribuire le carte, in modo da avere sempre il controllo del banco?
ognuno tragga le sue conclusioni, purtroppo, come dicevo, un anno all'ultima parola mi ha traviato con la teoria del #gombloddoh, la mania di unire i puntini con una linea per vedere che disegno ne esce...
ah, e so che mi state per fare l'ultima domanda: e Santoro? ragazzi ma devo insegnarvi tutto. Santoro è quel genio del talk show politico che ospitando Berlusconi nella celebre puntata del duello con Travaglio ha fatto risorgere mediaticamente il cavaliere dalla tomba, e aperto la strada alla sua vittoria o quantomeno non-sconfitta elettorale. da lì è venuto poi il governo letta - alfano con la golden share per il pdl, che può ritirare la fiducia all'esecutivo quando vuole.
basta, ma fermiamoci prima che dotti medici e sapienti mi facciano portar via, che sono queste idee balzane e sovversive.
potranno pure chiudere o rimodulare lultima parola, ma come vedete su di me ha già provocato danni permanenti.
sabato 8 giugno 2013
#berlusconi, l' #euro e il bar sport #italia
| il sogno inconfessabile di silvio |
ora ci risiamo, e alla grande: la crisi turba (giustamente) le masse e chiama il suo capro espiatorio: colpa dell'euro che non ci consente di svalutare la liretta per esportare! del resto conoscete un esponente della classe dirigente italiota che abbia mai avuto il coraggio di ammettere le responsabilità sue e della casta? sempre meglio dar la colpa al #gombloddoh demoplutopippopaperino.
a due politici molto attenti alla pancia del "bar sport italia", due uomini di spettacolo come grillo e berlusconi, non è parso dunque il vero di poter ridurre tutto al derby calcistico italia/germania: tutta colpa di quella strunz della merkel! andiamo a battere i pugni sul tavolo in europa! anzi vai tu giovane letta, armiamoci e partite...
e così il nostro popolo di fantozzi, frittatona di cipolle birra gelata e rutto libero, si accomoda beato sul sofà sognando "italia/germania 4 a 3"; senza capire che è stato proprio chi propone quel modello autarchico e fumettistico, nazionalista e vagamente fascioide ("l'orgoglio della sovranità nazionale!") la causa della deriva economica e politica della nazione.
sul tema ha parole chiare Alberto Krali nel suo fondo su L'Eco di Bergamo del 08/06/13:
SE L’EURO DIVENTA LA VITTIMA SACRIFICALE
Berlusconi ha lanciato la sfida: o il governo Merkel comprende le ragioni di Roma o l’Italia va per la sua strada. La Germania è sempre pronta a bacchettare gli altri, la tutela dei suoi interessi nazionali è intransigente. E per un Paese in recessione tragica come l’Italia è questo
un carico non più sopportabile. Questo è un tema caldo ed è evidente che se il capo del governo Enrico Letta dal vertice europeo del 27 e 28 giugno esce a mani vuote, nel Paese si scatenerà un moto di rabbia contro l’euro.
Tutti i ceti sociali soffrono: dalle imprese ai lavoratori, l’Italia intera ribolle. Basta scorrere i giornali, o guardare i festival dell’economia. A Trento la manifestazione organizzata dal Sole 24Ore e dalla casa editrice Laterza suona: sovranità in conflitto; mille chilometri più a Sud, ai Dialoghi di Trani è emblematico il titolo: quo vadis Europa? Il politico Berlusconi ha alzato quindi le antenne e ha anticipato tutti nel dettare l’agenda politica. Ancora una volta i democratici si fanno sorprendere. Perdono così due occasioni: la prima è riprendere contatto con quegli elettori che la crisi la sentono e potrebbero riavvicinarsi al Pd, la seconda è togliere di mano all’ex capo del governo il pallino dell’euro.
La parola d’ordine è la crescita ma viene declinata in euro sì o euro no. Rai Radio3, che peraltro è vicina agli ambienti cosiddetti progressisti, sull’amletico quesito ci ha costruito una trasmissione: ma nel Pd sono troppo presi dalle loro beghe e non sentono gli umori neanche della piazza mediatica. Così nelle prossime settimane saremo presi tra i due fuochi di Grillo e Berlusconi, che sul rapporto viscerale con le folle hanno costruito le loro fortune politiche. L’ex comico con la proposta di un referendum sulla moneta unica ha trovato il classico
capro espiatorio sul quale scaricare tutte le colpe.
E l’ex capo del governo, resuscitato dopo le elezioni, ha esteso il concetto: la colpa è della Merkel.
Ma è proprio così? Spesso si dimentica che se il Paese in recessione, con i debiti che si ritrova, non avesse alla spalle la Banca centrale europea, sarebbe già affondato sui mercati internazionali. E poi non si dice che la svalutazione renderebbe più convenienti i prodotti italiani rispetto a quelli tedeschi ma non a quelli cinesi e asiatici. Erigere dazi doganali in difesa della produzione nazionale avrebbe come ripercussione la chiusura del mercato cinese all’industria italiana. E parliamo della nazione che ha il più grande numero di potenziali consumatori al mondo. E in crescita costante. Insomma non c’è partita. Ma è una questione di testa, non di pancia.
Sono 31 infatti i miliardi di euro di cofinanziamento (dal Fondo europeo di sviluppo regionale e dal Fondo sociale europeo) che devono essere ancora spesi da qui al 2015, e che l’Italia per inefficienza non ha attivato. E che dire del 20% del Pil di economia sommersa ? E dei 60 miliardi di corruzione diffusa (dati della Corte dei Conti)? La vera misura di cui l’Italia ha bisogno è quello dell’osservanza della legge. L’euro ha fatto crescere i prezzi. E tutti si lamentano, giustamente. Ma si dà il caso che mentre da noi sono aumentati, sino
al doppio, in Francia ancora oggi nei negozi c’è il cartellino con l’equivalente in franchi. Così la gente fa i conti in rapporto al suo stipendio. Chi doveva controllare? Il governo. Allora Berlusconi e Tremonti non vollero inimicarsi i commercianti, che sono tanti e votano.
E poiché gli elettori hanno sempre ragione e i governanti pure, l’unico ad avere torto è la moneta unica. Tanto non può parlare.
ALBERTO KRALI
vedi anche
#ultimaparola: uscire dall' #euro è la playstation degli accademici à la page?
domenica 31 marzo 2013
#napolitano, i #saggi e la mossa del cavallo
![]() |
| la fontana di Monte Cavallo in Piazza del Quirinale a Roma photo: trekearth/francio64 |
il presidente della Repubblica Napolitano dev'essere un giocatore di scacchi. di fronte all'impasse nella formazione del governo l'unica mossa possibile era quella del cavallo. come tutti sappiamo l'elettorato si è diviso su 3 minoranze, destra sinistra e Movimento 5 Stelle. nessuna di queste minoranze può governare da sola e alleanze tra loro paiono impossibili.
M5S infatti rifiuta in toto il sistema dei partiti come strutturato dalla nostra Costituzione e quindi si mette fuori gioco da solo. resterebbe la possibilità di una grande coalizione destra - sinistra, resa però impossibile dal fatto che il Pd ovvero Bersani e il suo gruppo dirigente non accettano alleanze con Silvio Berlusconi, ritenuto personaggio impresentabile. de quo il dilemma di Napolitano, che non può nemmeno sciogliere le Camere dato che siamo nel semestre bianco precedente la fine del suo mandato.
bisognava quindi a tutti costi sbrogliare la matassa, anche per non dare all'estero un'idea di Italia come zattera della Medusa nella tempesta, idea che l'avrebbe resa facile e appetibile preda della speculazione sui mercati dei titoli di Stato.
la soluzione di Napolitano è semplice e geniale ad un tempo: lasciare in carica il governo uscente per l'ordinaria amministrazione e insediare una commissione bipartisan di 10 saggi. questo inedito organismo politico dovrebbe portare ad un nuovo governo da un lato, e dall'altro serve ad indirizzare l'azione parlamentare verso temi di convergenza sulle leggi più indispensabili e urgenti e sulle riforme istituzionali.
con questa trovata che non va contro la Costituzione pur non essendo codificata dalla stessa, Napolitano si dimostra un genio. tutte le forze in campo hanno infatti il loro contentino che le costringe a starsene buone buone. M5S, che ha dichiarato in tutte le occasioni che mai avrebbe dato la fiducia ad un esecutivo dei partiti, non deve dare la fiducia a nessuno dato che il governo c'è già, e può valutare provvedimento per provvedimento come aveva subito proclamato di voler fare per tenere tutti sotto tiro. il Pd ha il contentino che la candidatura di Bersani a ricoprire la carica di premier è messa tra parentesi e non atrocemente sbertucciata, e quindi non si deve aprire immediatamente la successione ad un segretario incapace di portare il partito fuori dalla palude. anche il Pdl ossia la forza di centro destra è gratificata dal fatto che Napolitano non la tratta come un cane in chiesa, ma anzi la valorizza nella commissione bipartisan dei saggi e la fa rientrare saggiamente in partita.
ma il grande valore aggiunto della mossa del cavallo di Napolitano è un altro: riportare il dialogo politico sulle cose concrete da fare, sulle misure urgenti da prendere per salvare l'Italia e la sua economia, togliendo di mezzo la spinosa questione della formazione del governo, che allo stato delle cose come detto sopra appare insolubile. facciamoli pensare alle cose concrete insomma e poi magari scopriranno di avere molti più punti di affinità e convergenza di quanto adesso, bandiere e lancia in resta, non si rendano conto. dalla commissione di saggi alla fine potrebbe scaturire un vero e proprio governo con un programma condiviso e la fiducia delle Camere. oppure si andrà tutti d'accordo a nuove elezioni, ma non precipitosamente stile weimar, e dopo aver fatto una nuova e più decente legge elettorale.
il vero sconfitto di questa situazione, anche se costretto a fare buon viso a cattivo gioco, è proprio il Movimento 5 Stelle, che dal caos e dall'incapacità di trovare un accordo trae ossigeno per il suo progetto di dissoluzione della democrazia parlamentare. in un quadro nel quale tutti devono fare la loro parte per salvare l'Italia infatti il Movimento 5 Stelle a questo punto non può più tirarsi indietro, e deve comunque partecipare al processo di riflessione per il bene del paese. se questa riflessione porterà ad un accordo di governo, Movimento 5 Stelle potrà decidere se far parte di questo accordo o rimanerne tagliato fuori. in entrambi casi sarà sconfitta la sua linea pura e dura contro la democrazia parlamentare e per una fantomatica democrazia diretta web 2.0. tempi difficili per il progetto "illuminato" di Gaia propugnato da Casaleggio, Becchi e l'ala oltranzista e fantascientifica del movimento.
insomma con la mossa di Napolitano che allontana l'Italia dalle urne il Movimento 5 stelle è al bivio. o rimane la pittoresca fronda dei Bastiani contrari e viene tagliato fuori da un probabile nuovo accordo tra destra e sinistra, oppure decide finalmente di sporcarsi le mani, diventa quello che costituzionalmente già è, un partito a tutti gli effetti, ed entra nel gioco della formazione di un governo. il videogame di restare fuori a veder formare un governissimo e poi attaccarlo e sfiancarlo fino alle prossime elezioni non funziona più. qui infatti non si parla di governissimo dell'inciucio partitocratico, ma di un vero e proprio esecutivo di salute pubblica, sostenuto dalla riflessione bipartisan sulle cose concrete da fare promossa dalla commissione dei saggi. un governo per l'Italia al quale lo stesso Movimento 5 Stelle sarebbe invitato a dare il suo contributo, e restarne fuori potrebbe costare al Grillo parlante la perdita del consenso di molti suoi elettori.
il problema è che Grillo non può andare contro Napolitano, perché formalmente l'uomo del Colle gli ha dato ragione verso una soluzione in chiave belga, anche se in ultima istanza la soluzione punta a neutralizzare proprio il Movimento 5 Stelle.
la mossa del cavallo era preparata da tempo, e lo si è intuito quando Napolitano si arrabbiò moltissimo e stoppò Monti, che voleva lasciare la traballante Presidenza del Consiglio per la comoda poltrona di presidente del Senato. lì si è capito che un nuovo governo non era velocemente alle porte, e pure che il vecchio inquilino del Colle Quirinale (che in passato era detto anche Monte Cavallo) ne stava meditando un'altra delle sue.
sabato 16 marzo 2013
#Grillo e l'ultimo treno della politica
![]() |
| il grillo in agguato [photo: 123RF] |
ma cosa ci insegna la lezione di Grillo, o meglio del suo straordinario successo elettorale? ci insegna semplicemente che la gente è arcistufa di come i partiti hanno finora interpretato la politica, e ha inviato a lorsignori un potentissimo segnale di volontà di cambiamento. Grillo ha raccolto consensi persino tra quegli imprenditori che oggi invocano che si faccia un governo alla svelta e che l'Italia non vada a carte quarantotto. una parte di elettorato scontento che contraddice se stesso ma non va lasciato inascoltato.
in che cosa il movimento di Grillo può essere rivoluzionario davvero? nel convincere i partiti tradizionali come Pd e Pdl ad un radicale cambio di passo. nel Pd urge un passaggio di mano a Renzi, che porterebbe l'elettorato postcomunista ad allargarsi a fasce liberali e liberiste sottraendo voti sia alla base Pdl scontenta di Silvio sia allo stesso Grillo, e determinando così una mutazione del DNA del Partito Democratico in una vera forza liberal.
anche il Pdl non può aggrapparsi in eterno alla gigantografia di Berlusconi-Silviocè, anche perché (Dio non voglia, ma) non foss'altro per ragioni anagrafiche prima poi il leader maximo sarà costretto a passare la mano. da partito azienda il Pdl sarà costretto diventare un vero partito di centro destra, pena il suo dissolvimento.
a questo punto forse non saremo mai un paese normale, ma potremmo diventare un pochino meno anormali. e soprattutto questo rinnovamento sarebbe la base per quella colossale operazione di pulizia e smagrimento della politica da tutti auspicata.
questo è l'ultimo treno per il rinnovamento pacifico della politica, treno passato il quale tutto è possibile e si aprono scenari a dir poco inquietanti. Grillo non sarà mai il capotreno come lui forse spererebbe, ma con il suo spauracchio che terrorizza i partiti tradizionali potrebbe essere, senza volerlo, un utilissimo capostazione che fischia la partenza del convoglio. chi si è laureato in Alabama chiama questa cosa eterogenesi dei fini.
il treno sta passando, è l'ultimo, non ne arriveranno altri: o i politici nostrani lo prendono al volo, oppure che Dio abbia pietà della nostra anima.
mercoledì 27 febbraio 2013
√ dica trentatrè
![]() |
libri dati alle fiamme a berlino, 10 maggio 1933
[wide world photo] |
fortunatamente, come diceva quello, la storia si presenta la prima volta in tragedia, la seconda in farsa.
il goffo tentativo bersaniano di cooptare grillo in un improbabile governo insieme va contro alla logica politica profonda dei nostri giorni con la sua nuova dicotomia: non più destra/sinistra ma euro/no euro o se volete, in italia, monti vs grillo.
monti ora ha perso le elezioni, e il testimone della moneta unica passa ai due leader politici "BB brothers", che hanno sostenuto monti e hanno firmato col voto parlamentare la ratifica bipartisan del fiscal compact di mario draghi. proprio quel fiscal compact che predetermina la politica economica e fiscale europea dei prossimi 20 anni. quel fiscal compact che è la versione burogrigiocrate degli stati uniti d'europa e con la sua cappa unificante toglie senso alla storica dicotomia destra/sinistra.
è l'europa baby...ed ecco berlusconi mettersi a parlare come monti, col suo videoappello alla governabilità dove ruba le parole il tono di voce e financo l'abito sordo e grigio al bocconiano mario.
manca solo mario draghi al quirinale e poi la foto di famiglia stile bilderberg è completa. ma perché qualcuno aveva forse dubbi? :)
domenica 24 febbraio 2013
√ #femen: il pussy power mediatico che turba le antiche femministe
![]() |
| 24/02/13: milano, protesta delle femen contro berlusconi (photo: ansa) |
grande genio mediatico: potremmo ribattezzarle le baccanti del terzo millennio. come le menadi baccanti, le femen agiscono sempre in gruppo e disturbano l'establishment in quanto (seppur ingenuamente e fumettisticamente) minano l'ordine costituito attraverso un potere prepolitico, più forte e precedente ad ogni altro potere. parliamo del pussy power, l'origine du monde, il potere ctonio delle madri, delle veneri preistoriche ecc (Insomma avete capito).
salvo prova contraria le esagitate esibizioniste non ci guadagnano se non arresti in giro per il mondo, ma costringono il mainstream tv a dar voce ai loro slogan e a far riflettere, per un attimo, la platea degli spettatori dei tg. non discuto i contenuti della loro effimera protesta (che appunto è loro), ma ne ammiro il coraggio e la strategia mediatica, semplice epperciò efficace, tutta basata sulla potenza simbolica e archetipica del seno. il messaggio è elementare: il sesso femminile e la potenza delle madri (il seno) condanna questo o quel personaggio politico (oggi è toccata a berlusconi, che avrà gongolato tra sé e sé "visto? le ragazze si spogliano al mio passaggio"), oppure questa o quella stortura misogina in giro per il mondo. se la son presa anche col vaticano semidenudandosi in piazza san pietro, e indubbiamente la loro protesta è kitsch, sguaiata e populista...ma appunto oggi il populismo è diventato la voce di chi non ha voce e per farsi sentire urla slogan semplici e immediatamente comprensibili.
le femen fan di più: sul corpo denudato mostrano scritti gli slogan della loro protesta, che viene per così dire somatizzata (cosa c'è di più femminile?) e "narrata" (direbbe vendola) sulla e dalla loro carne.
ora le vecchie e inacidite femministe storiche (che potrebbero essere la mamma o la zia delle pulzelle urcraine) storcono il naso: non si mostrano le tette per fare politica! le donne devono essere valutate per il loro cervello non per le ghiandole mammarie, ecc ecc.
giusto. come è vero che i cantanti dovrebbero fare la gavetta e la fame al pari di domenico modugno e poi sbancare sanremo cantando "volare - oh oh", mica farsi raccomandare dai talent come gli amici di maria o x factor (e alla fine vincere sanremo, stesso risultato raggiunto per strade differenti, care vetero-femministe).
prosegue la provocazione sessista delle attempate femministe italiche: altro che strategia mediatica, voi uomini siete i soliti guardoni bavosi, cosa direste se a spogliarsi fosse un gruppo di manifestanti maschi? io direi che la cosa sarebbe molto più forte in quanto il topless dei maschi vale poco e ci vorrebbe il nudo integrale, che chiamerebbe censura (atti osceni in luogo pubblico) e rischierebbe di snaturare il carattere politico della protesta; ma quando succederà darò un giudizio spassionato anche sugli uomini nudi, tranquille le mie signore...che poi gli streakers, quelli e quelle che correvano nudi durante le partite agli stadi in america per protestare contro la guerra del vietnam si son già visti, non sarebbe una novità assoluta.
altra critica delle acide signore: le femen son sgualdrinelle esibizioniste! certo una forte dose di esibizionismo anche erotico le deve pur animare, ma questa fregola si incanala in una passione politica con contenuti ben precisi. le tette sono una scorciatoia? son le femen le prime ad ammetterlo, nelle loro interviste (come quella rilasciata tempo fa a le iene), con pragmatica alzatina di spalle stile slavo: gli uomini sono uomini, la tv è la tv, il fine giustifica i mezzi...
dovremo attendere che qualcuna di loro finisca in carcere a pane e acqua sotto metri di neve come le pussy riot per riconoscere il coraggio della loro giovanile e femminile follia? chissà se santa giovanna d'arco (un'altra giovane e folle che faceva cose poco dabbene) da lassù le guarda con un un lampo antico negli occhi e sorride? :)




