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sabato 21 giugno 2014

Grillo vuol fare il nuovo Ghino di Tacco?



http://www.tubechop.com/watch/3107991

La proposta di legge elettorale del Movimento 5 Stelle fa discutere, a La Gabbia del 18/06/14 esprimo il mio parere: si tratta di un modello proporzionale che ci riporterebbe indietro di 20 anni, con Grillo&Casaleggio nel ruolo di Ghino di Tacco che fu di Craxi, che con un partito di minoranza si poneva come ago della bilancia ricattando i partiti di maggioranza. Solo una legge elettorale maggioritaria ci salva da questo scenario che ben conosciamo, e ha bloccato per decenni la politica italiana.

venerdì 2 maggio 2014

#M5S ed elezioni europee, burattini e burattinai

IL RISCHIO DELLE ELEZIONI EUROPEE  È CHE SI CONSEGNINO A GRILLO LE CHIAVI DELLA POLITICA ITALIANA

Non sarà sfuggito che la modalità con cui Beppe Grillo ha strutturato la sua campagna elettorale per le europee corre su un doppio binario. Da un lato, quello scontato della polemica anti-euro, finalizzato ad intercettare tutti gli italiani – e sono un numero crescente, purtroppo – che non avendo dalla politica nostrana analisi serie su come stanno veramente le cose, e tanto meno risposte ai mille problemi quotidiani, rivolgono i loro motivi di delusione e rabbia verso l’Europa, immaginando che tutti i mali discendano da Bruxelles e Francoforte, o da Berlino se – come ama far credere Berlusconi, non meno guitto del comico genovese – si riconduce ogni scelta europea a quei “maledetti dei tedeschi”. Naturalmente le cose non stanno così, o meglio stanno anche così ma in contesto molto più complesso delle semplificazioni propagandistiche, ma soprattutto non sono quelle sbandierate dai populisti nostrani, di uscire dall’euro o di mandare a quel paese l’Europa e le sue regole (per quanto rigide e spesso stupide), le ricette giuste per uscire dai guai.

L’altro binario su cui si muove il capo dei pentastellati, invece, è quello dell’attacco frontale alla sinistra. Con un linguaggio e degli argomenti (si fa per dire) che non hanno nulla da invidiare all’anticomunismo che per due decenni ha sciorinato Berlusconi. I suoi blitz a Piombino e Siena, nei giorni scorsi, ne sono piena testimonianza, e fanno pensare che Grillo intenda tagliare la strada a Renzi nella corsa al recupero dei voti moderati e qualunquisti che Forza Italia, giocoforza, perderà per strada.

Niente di granché sofisticato, anche se rimane il dubbio che la tattica elettorale, per quanto rudimentale, sia davvero farina del sacco dell’arruffapopoli – il che lascia aperta la domanda sull’eventuale burattinaio e la sua nazionalità – non fosse altro perché si ha l’impressione che essa si collochi nel quadro di una strategia politica, questa sì, meno primitiva e più strutturata. Infatti, è evidente che al di là delle percentuali, il 25 sera i 5stelle saranno i veri vincitori delle tornata elettorale se avranno conquistato in modo inoppugnabile il secondo posto scalzando Forza Italia (ovviamente, non ne parliamo se dovessero battere il Pd, ma questa, per fortuna, resta un’ipotesi remota). Certo, non tutti i risultati saranno uguali: un conto è, per ipotesi, che il Pd prenda il 35% e i 5stelle il 25%, un altro che quei dieci punti di differenza si riducano alla metà o ancor meno. Ma in tutti i casi la conseguenza politica sarà la stessa: per Renzi sarà difficile, per non dire impossibile, tenere a bada tutte le fibrillazioni che pulsano dentro il suo partito, e in particolare nei gruppi parlamentari (che, contrariamente ai ruoli apicali nel Pd e al governo, non sono di sua espressione). Finora lo ha potuto fare minacciando ogni due per tre di andare alle elezioni anticipate, così da spaventare chi sa bene che non sarà ricandidato o comunque sarà messo in condizione di non essere rieletto. Ma dopo le europee, se Grillo avrà tallonato Renzi e ridimensionato Berlusconi, delle due l’una: o si farà la riforma denominata “italicum” (ma non si capisce perché Berlusconi dovrebbe prestarsi a farla passare), e in questo caso il meccanismo di conteggio dei voti, pensato sì per far vincere il primo ma anche per avvantaggiare il secondo (il miglior perdente), non consegnerebbe un quadro politico basato sul patto Renzi-Berlusconi che è la seconda gamba (oltre quella dell’alleanza di governo) su cui si tiene in piedi Renzi, bensì sull’impossibile diarchia Renzi-Grillo; oppure si terrà buona la norma uscita dalla decisione con cui la Corte Costituzionale ha cancellato il “porcellum”, cioè un proporzionale senza condizionamenti, e allora Renzi, che sulla base dei risultati delle europee in un’eventuale elezione anticipata uscirebbe primo ma privo del premio di maggioranza che gli consegni il pallino in mano, sarebbe costretto a fare un governo con Berlusconi (quello con Grillo lo esclude il comico), finendo con lo spaccare il Pd in modo irrimediabile.

Si dirà: basta che Renzi non vada alle elezioni. Certo. Facile a dirsi, meno a farsi. Perché il presidente del Consiglio, uscito indebolito, ancorché primo, dal voto del 25 maggio, e dovendo dimostrare che non c’era bluff elettorale nelle sue mosse di governo di questi mesi – anche questa, cosa non facile – si ritroverà stretto in una morsa politica da cui non sarà per nulla facile divincolarsi. Perché nel frattempo i parlamentari del Pd si sono accorti che non possono essere minacciati più di tanto, come dimostra il caso del “decreto lavoro”, in cui, al di là delle modifiche introdotte, è stata voluta e ottenuta la sconfitta politica del governo. Prove generali di quel che accadrà? Una cosa è certa: Renzi si è fatto più prudente e, su consiglio di Napolitano, più incline alla mediazione. Ma siamo solo all’inizio.

Certo, tutto dipenderà dal voto. Formalmente si voterà per l’Europa e l’euro – e mai come questa volta ce n’è bisogno – ma il vero risvolto delle elezioni sarà nazionale. E dunque, almeno una cosa si può far discendere dalle valutazioni che vi abbiamo proposto: il burattino Grillo è una sciagura. Che, però, non si esorcizza inseguendolo sul suo terreno: quanto a populismo non lo batte nessuno, ormai nemmeno più l’inceronato Berlusconi. Questo, Renzi, bisogna che cominci a metterselo bene in testa.

Enrico Cisnetto
Terzarepubblica

lunedì 17 febbraio 2014

#M5S, l'esercito di #Casaleggio & Associati

Panorama: Casaleggio burattinaio di Grillo
Grillo, anzi il suo burattinaio Casaleggio & Associati è per la distruzione della democrazia rappresentativa parlamentare a favore di una fantomatica democrazia diretta assembleare della rete. Il delirio orwelliano del progetto - Gaia.

In realtà dietro questa farneticazione si cela un astuto partito azienda con una lobby parlamentare, anzi la più grande lobby parlamentare della storia italiana (160 membri tra Camera e Senato). Casaleggio, manager della Webegg (gruppo Telecom Italia) chiusa malamente in profondo rosso, è socio (formalmente ex) di Sassoon, parente dei Rothschild. Gente sinceramente da non perdere mai di vista, anzi meglio mettersi con le spalle al muro. I pentastellati vedono il #gombloddoh anche nello spot della Nutella, ma su Casaleggio e la sua massoneria da fumetto stranamente non hanno mai nulla da eccepire.

Un esempio di lobby action potente e pericolosa della Casaleggio & Associati? Il blitz parlamentare con cui M5S lo scorso agosto fece passare un emendamento che rendeva nullo il rogito o il contratto di locazione privo di allegazione dell'Attestato di Prestazione Energetica.

Questa assurda sanzione ha creato un mare di problemi, e solo recentemente la nullità è stata convertita in una multa. Ora applichiamo per un momento al Movimento 5 Stelle lo stesso principio del sospetto sistematico usato dai grillini...combiniamo il rasoio di Occam (l'ipotesi più semplice è quella con maggiori probabilità di essere vera) con il principio del "cui prodest" e chiediamoci: chi c'era dietro? Niente niente qualche categoria cliente della Casaleggio & Associati?

Ai grilloti non frega niente di governare, creerebbe solo problemi e non servirebbe al partito azienda del sosia di Patti Smith. Devo andare avanti?

martedì 10 dicembre 2013

#berlusconi e la gabbia in cui si è messo da solo



prendo la parola tra il pubblico de "la gabbia", il talk show politico del mercoledì su "la 7" condotto da gianluigi paragone, per dire che berlusconi lasciando il governo si è infilato da solo in un vicolo cieco. dopo la scissione di alfano e i suoi il cavaliere non ha i numeri per far cadere nessuno, diventando sempre più ininfluente sulle dinamiche parlamentari e governative.

l'unica possibilità di contare ancora qualcosa prevederebbe un'improbabile alleanza con i grillini, che però lo vedono come il male assoluto della politica italiana, una specie di anticristo da abbattere senza se e senza ma. della mala parata si è accorto seppur in in ritardo lo stesso silvio. l'uomo di arcore cerca ora disperatamente di compattare un'armata brancaleone antieuropea saldandosi col movimento 5 stelle, ovviamente la lega, qualche postfascista sovranista e facendo addirittura l'occhiolino a SEL.

fosse rimasto al governo, avrebbe fatto ballare la giga al povero letta, e dato non poco filo da torcere allo stesso renzi. il "segretario fiorentino" ora invece ha campo libero per imporre al governo il suo programma di riforme, mentre "forza italia" si consuma in un'inutile opposizione senza sbocchi.

mercoledì 13 novembre 2013

se #M5S tira la #corda su #nassiriya

l'onorevole emanuela corda
vengo stimolato dall'amica @susanna.ricciarelli1 ad esprimermi sulla deputata grillina emanuela corda, che nella commemorazione dell'attentato di nassiriya alla camera (seduta del 12/11/13) ha detto che nessuno ricorda il kamikaze marocchino che è anche lui vittima del fanatismo islamico (suscitando comprensibili reazioni di sdegno). 

sull'iraq col senno di poi il giudizio è chiaramente negativo, basta vedere cosa è stato il dopo saddam. tuttavia la missione italiana era successiva alla fine del conflitto e basata su una risoluzione ONU. se poi mi dici di condannare moralmente il kamikaze, non lo posso fare in quanto non essendo dio non giudico le coscienze. se invece mi chiedi quale fosse a mio parere lo status del kamikaze, risponderei "combattente per motivi religiosi", quindi paradossalmente se c'è un paradiso dei martiri della sua fede, sarà di sicuro lì. 

insomma fino a prova contraria tutto era il kamikaze, fuorché "vittima". discorso analogo per bin laden e financo per priebke. come vedi cara amica non ho alcun timore di esprimere le mie idee, anche se un po' fuori dal coro. detto questo, qui siamo su un social blog mentre l'onorevole corda era in una commemorazione in parlamento, ovvero in sede e contesto ben diverso. la grillina è stata assolutamente inopportuna e fuori luogo, volendo fare la bastian contraria a tutti i costi. questo è il mio pensiero: altri possono averne altri, tutto è opinabile in politica.

lunedì 10 giugno 2013

la scelta tra la peste e il colera

la scelta tra la peste e il colera
mai come oggi la politica pare aver perso la capacità non si dice di entusiasmare, ma persino di richiamare alle urne gli elettori. il dato delle elezioni per il sindaco di roma è emblematico e sconfortante: l'affluenza al ballottaggio registra un calo di sette punti sul già basso dato del 52,3% al primo turno, arrestandosi  al 45,03%. significa che a 5,5 romani su 10 nun je ne può fregà de meno di scegliere tra due candidati evidentemente non ritenuti nemmeno degni di essere votati.

insomma siamo a quella che un proverbio tedesco chiama "la scelta tra la peste e il colera", ossia tra due malattie della quale si fa fatica a individuare la meno mortale: e in questo dubbio, non potendosi più nemmeno turare il naso, il popolo se ne va al mare.

non va meglio negli altri comuni in ballottaggio: i dati diffusi del viminale indicano che in media nazionale si sono recati alle urne solo  il 51% degli aventi diritto, con un calo record di17 punti sul dato già basso del primo turno (68,1%).

il dato politico delle elezioni tra roma e il resto d'italia? a caldo possiamo dire che sono almeno 4:
  1. fortissimo astensionismo, che dovrebbe far suonare non il campanello ma la sirena d'allarme alla politica italica tutta quanta
  2. stanchezza e sfaldamento del centrodestra (allargato alla lega)
  3. scoppio della bolla movimento 5 stelle
  4. nel caos della crisi politica regge solo l'apparato della militanza post-comunista ("compagni, il comunismo è disciplina"), seppur  ampiamente minoritario rispetto al corpo elettorale (gli "aventi diritto al voto")
possiamo dire che si tratta di segnali inquietanti per la tenuta della struttura politica del nostro sistema-paese? che la fuga dei cittadini dall'elettorato attivo non è  mai preludio di democrazia ma, spesso, di soluzioni autoritarie, dato che crea un vuoto politico di facile riempimento da parte del mito italico dell'uomo forte, con le palle ecc.?

per chi non ha perso la passione della politica come cura della cosa pubblica, la domanda è: quando nascerà una compagine politica capace di fare sintesi delle istanze della maggioranza silenziosa dei cittadini, disgustata dai politicanti di ieri, oggi e (dio non voglia) domani? un partito o movimento o come lo volete chiamare, che riesca a dare a queste istanze risposte politiche concretamente spendibili invece del solito mix di fumo senza arrosto, annunci interrotti e stanche promesse da marinaio?

perché quando un simile partito politico nascesse, con idee chiare e concrete e facce pulite, con teste pensanti pronte a sporcarsi le mani con la res publica invece di starsene sul ponte di comando in azienda o  nell'aria condizionata dei loro studi professionali; quando una simile nuova forza politica nascesse, rischierebbe addirittura di intercettare la maggioranza dei delusi da questa inguardabile politica politicante italiana.



martedì 4 giugno 2013

#ultimaparola: #grillo dalle stelle alle stalle #M5S

Video Rai.TV - L'ultima parola 2012-2013 - "Senza Futuro" - L'ultima parola del 31/05/2013

ospite nel pubblico del mio programma preferito, il talk show L'ultima parola (condotto da gianluigi paragone il venerdì sera su Rai2), al min. 00.57.19 ecco il mio intervento sul flop elettorale del movimento 5 stelle alle amministrative: i voti degli elettori non sono messi in cassaforte...


martedì 21 maggio 2013

#scoop! #hitler ha copiato #grillo [ma #M5S non lo sa]

photo: infoaltra
grazie all'amico di twitter filippo pasini @fil_pasini sono venuto in possesso di un documento sconvolgente, che dimostra come adolf hitler si sia ispirato, nella sua propaganda politica, agli slogan e stilemi dialettici di beppe grillo. ma leggete voi stessi:

“…i contadini, gli operai, i commercianti, la classe media, tutti  sono testimoni… invece loro preferiscono non parlare di questi 13 anni passati, ma solo degli ultimi sei mesi… chi è il responsabile? Loro! I partiti! Per 13 anni hanno dimostrato cosa sono stati capaci di fare.  Abbiamo una nazione economicamente distrutta, gli agricoltori rovinati, la classe media in ginocchio, le finanze agli sgoccioli, milioni di disoccupati.. sono loro i responsabili! Io vengo confuso.. oggi sono socialista, domani comunista, poi sindacalista, loro ci confondono, pensano che siamo come loro. Noi non siamo come loro! Loro sono morti, e vogliamo vederli tutti nella tomba! Io vedo questa sufficienza borghese nel giudicare il nostro movimento...mi hanno proposto un’alleanza. Così ragionano! Ancora non hanno capito di avere a che fare con un movimento completamente differente da un partito politico…noi resisteremo a qualsiasi pressione che ci venga fatta. E’ un movimento che non può essere fermato… non capiscono che questo movimento è tenuto insieme da una forza inarrestabile che non può essere distrutta..noi non siamo un partito, rappresentiamo l’intero popolo, un popolo nuovo…” (adolf hitler, dal comizio di chiusura della campagna elettorale per le elezioni parlamentari tedesche, anno domini1932)

l'unica spiegazione possibile è sconvolgente: hitler, che era in contatto con circoli magico-esoterici  e propugnava il ritorno ad un paganesimo mistico e arcano, dev'essere riuscito ad attingere ad una qualche forma di divinazione che gli ha consentito di superare le barriere dello spazio/tempo e leggere nel futuro. colui che si sarebbe autoproclamato fuehrer del "reich dei mille anni" ha così potuto impunemente plagiare i cardini ideologici, il lessico, gli stilemi retorico-dialettici e finanche il tono di voce di un grande comico e uomo politico italiano del XXI secolo, il nostro beppe grillo. 

ecco quindi l'odio contro i partiti politici, fonte di ogni male; ecco la strumentalizzazione abilissima della crisi economica, con la disoccupazione dei lavoratori e lo svuotamento della mddle class; ecco la rivendicazione della differenza ontologica e morale del movimento contro il marciume dei partiti; ecco il rifiuto sdegnoso di qualsivoglia ipotesi di alleanza e mediazione, che sono gli strumenti cardine della politica democratica; ecco la volontà di superare la democrazia parlamentare a favore di un leaderisimo carismatico che si propaga attraverso i nuovi mezzi di comunicazione di massa (ieri la radio, cruciale per hitler e mussolini, oggi il web 2.0); ecco il rifiuto del dialogo e confonto interno al movimento [certo poi adolf ha un po' esagerato con "ein Reich, ein Volk, ein Fuehrer"], ecco infine il linguaggio di morte, l'additare come morti gli avversari, anche se hitler ha radicalizzato il verbo di grillo e ha virato il "mandiamoli a casa" in un più schietto "mandiamoli nella tomba".

che dire? siccome grillo denuncia che per colpa della politica lui non lavora più, noi siamo preoccupati soprattuto per i diritti d'autore: beppe, da buon genovese, dovrebbe chiederli ad adolf che lo ha plagiato leggendo nel futuro. ma la siae, per esigere i suoi crediti, arriva fino all'inferno?

martedì 23 aprile 2013

È ufficiale: siamo pazzi

Guarda "Italia nave dei folli" su YouTube

La specialità degli italiani? Arrivare sull'orlo del baratro, salvarsi per il rotto della cuffia per poi ricominciare a dire e fare scemenze :-)

domenica 31 marzo 2013

#napolitano, i #saggi e la mossa del cavallo

la fontana di Monte Cavallo in Piazza del Quirinale a Roma
photo: trekearth/francio64 
nel gioco degli scacchi il cavallo è  quel pezzo strategico che, con il suo movimento a elle, permette di superare ostacoli e scavalcare insidie impossibili da risolvere con un approccio frontale.
il presidente della Repubblica Napolitano dev'essere un giocatore di scacchi. di fronte all'impasse nella formazione del governo l'unica mossa possibile era quella del cavallo. come tutti sappiamo l'elettorato si è diviso su 3 minoranze, destra sinistra e Movimento 5 Stelle. nessuna di queste minoranze può governare da sola e alleanze tra loro paiono impossibili.

M5S infatti rifiuta in toto il sistema dei partiti come strutturato dalla nostra Costituzione e quindi si mette fuori gioco da solo. resterebbe la possibilità di una grande coalizione destra - sinistra, resa però impossibile dal fatto che il Pd ovvero Bersani e il suo gruppo dirigente non accettano alleanze con Silvio Berlusconi, ritenuto personaggio impresentabile. de quo il dilemma di Napolitano, che non può nemmeno sciogliere le Camere dato che siamo nel semestre bianco precedente la fine del suo mandato.

bisognava quindi a tutti costi sbrogliare la matassa, anche per non dare all'estero un'idea di Italia come zattera della Medusa nella tempesta, idea che l'avrebbe resa facile e appetibile preda della speculazione sui mercati dei titoli di Stato.

la soluzione di Napolitano è  semplice e geniale ad un tempo: lasciare in carica il governo uscente per l'ordinaria amministrazione e insediare una commissione bipartisan di 10 saggi. questo inedito organismo politico dovrebbe portare ad un nuovo governo da un lato, e dall'altro serve ad indirizzare l'azione parlamentare verso temi di convergenza sulle leggi più indispensabili e urgenti e sulle riforme istituzionali.

con questa trovata che non va contro la Costituzione pur non essendo codificata dalla stessa, Napolitano si dimostra un genio. tutte le forze in campo hanno infatti il loro contentino che le costringe a starsene buone buone. M5S, che ha dichiarato in tutte le occasioni che mai avrebbe dato la fiducia ad un esecutivo dei partiti, non deve dare la fiducia a nessuno dato che il governo c'è già, e può valutare provvedimento per provvedimento come aveva subito proclamato di voler fare per tenere tutti sotto tiro. il Pd ha il contentino che la candidatura di Bersani a ricoprire la carica di premier è messa tra parentesi e non atrocemente sbertucciata, e quindi non si deve aprire immediatamente la successione ad un segretario incapace di portare il partito fuori dalla palude. anche il Pdl ossia la forza di centro destra è gratificata dal fatto che Napolitano non la tratta come un cane in chiesa, ma anzi la valorizza nella commissione bipartisan dei saggi e la fa rientrare saggiamente in partita.

ma il grande valore aggiunto della mossa del cavallo di Napolitano è un altro: riportare il dialogo politico sulle cose concrete da fare, sulle misure urgenti da prendere per salvare l'Italia e la sua economia, togliendo di mezzo la spinosa questione della formazione del governo, che allo stato delle cose come detto sopra appare insolubile. facciamoli pensare alle cose concrete insomma e poi magari scopriranno di avere molti più punti di affinità e convergenza di quanto adesso, bandiere e lancia in resta, non si rendano conto. dalla commissione di saggi alla fine potrebbe scaturire un vero e proprio governo con un programma condiviso e la fiducia delle Camere. oppure si andrà tutti d'accordo a nuove elezioni, ma non precipitosamente stile weimar, e dopo aver fatto una nuova e più decente legge elettorale.

il vero sconfitto di questa situazione, anche se costretto a fare buon viso a cattivo gioco, è proprio il Movimento 5 Stelle, che dal caos e dall'incapacità di trovare un accordo trae ossigeno per il suo progetto di dissoluzione della democrazia parlamentare. in un quadro nel quale tutti devono fare la loro parte per salvare l'Italia infatti il Movimento 5 Stelle a questo punto non può più tirarsi indietro, e deve comunque partecipare al processo di riflessione per il bene del paese. se questa riflessione porterà ad un accordo di governo, Movimento 5 Stelle potrà decidere se far parte di questo accordo o rimanerne tagliato fuori. in entrambi casi sarà sconfitta la sua linea pura e dura contro la democrazia parlamentare e per una fantomatica democrazia diretta web 2.0. tempi difficili per il progetto "illuminato" di Gaia propugnato da Casaleggio, Becchi e l'ala oltranzista e fantascientifica del movimento.

insomma con la mossa di Napolitano che allontana l'Italia dalle urne il Movimento 5 stelle è al bivio. o rimane la pittoresca fronda dei Bastiani contrari e viene tagliato fuori da un probabile nuovo accordo tra destra e sinistra, oppure decide finalmente di sporcarsi le mani, diventa quello che costituzionalmente già è, un partito a tutti gli effetti, ed entra nel gioco della formazione di un governo. il videogame di restare fuori a veder formare un governissimo e poi attaccarlo e sfiancarlo fino alle prossime elezioni non funziona più. qui infatti non si parla di governissimo dell'inciucio partitocratico, ma di un vero e proprio esecutivo di salute pubblica, sostenuto dalla riflessione bipartisan sulle cose concrete da fare promossa dalla commissione dei saggi. un governo per l'Italia al quale lo stesso Movimento 5 Stelle sarebbe invitato a dare il suo contributo, e restarne fuori potrebbe costare al Grillo parlante la perdita del consenso di molti suoi elettori.

il problema è che Grillo non può andare contro Napolitano, perché formalmente l'uomo del Colle gli ha dato ragione verso una soluzione in chiave belga, anche se in ultima istanza la soluzione punta a neutralizzare proprio il Movimento 5 Stelle.

la mossa del cavallo era preparata da tempo, e lo si è intuito quando Napolitano si arrabbiò moltissimo e stoppò Monti, che voleva lasciare la traballante Presidenza del Consiglio per la comoda poltrona di presidente del Senato. lì si è capito che un nuovo governo non era velocemente alle porte, e pure che il vecchio inquilino del Colle Quirinale (che in passato era detto anche Monte Cavallo) ne stava meditando un'altra delle sue.

sabato 16 marzo 2013

#Grillo e l'ultimo treno della politica

il grillo in agguato [photo: 123RF]
forse persino Bersani ha ormai capito che con Grillo e il Movimento 5 Stelle è impossibile fare alleanze. la finalità dichiarata dei Penta Stelluti è il superamento della democrazia parlamentare e il rifiuto dei partiti. a questo punto qualsiasi dialogo sembra controproducente e suicida.

ma cosa ci insegna la lezione di Grillo, o meglio del suo straordinario successo elettorale? ci insegna semplicemente che la gente è arcistufa di come i partiti hanno finora interpretato la politica, e ha inviato a lorsignori un potentissimo segnale di volontà di cambiamento. Grillo ha raccolto consensi persino tra quegli imprenditori che oggi invocano che si faccia un governo alla svelta e che l'Italia non vada a carte quarantotto. una parte di elettorato scontento che contraddice se stesso ma non va lasciato inascoltato.

in che cosa il movimento di Grillo può essere rivoluzionario davvero? nel convincere i partiti tradizionali come Pd e Pdl ad un radicale cambio di passo. nel Pd urge un passaggio di mano a Renzi, che porterebbe l'elettorato postcomunista ad allargarsi a fasce liberali e liberiste sottraendo voti sia alla base Pdl scontenta di Silvio sia allo stesso Grillo, e determinando così una mutazione del DNA del Partito Democratico in una vera forza liberal.

anche il Pdl non può aggrapparsi in eterno alla gigantografia di Berlusconi-Silviocè, anche perché  (Dio non voglia, ma) non foss'altro per ragioni anagrafiche prima poi il leader maximo sarà costretto a passare la mano. da partito azienda il Pdl sarà costretto diventare un vero partito di centro destra, pena il suo dissolvimento.

a questo punto forse non saremo mai un paese normale, ma potremmo diventare un pochino meno anormali. e soprattutto questo rinnovamento sarebbe la base per quella colossale operazione di pulizia e smagrimento della politica da tutti auspicata.

questo è l'ultimo treno per il rinnovamento pacifico della politica, treno passato il quale tutto è possibile e si aprono scenari a dir poco inquietanti. Grillo non sarà mai il capotreno come lui forse spererebbe, ma con il suo spauracchio che terrorizza i partiti tradizionali potrebbe essere, senza volerlo, un utilissimo capostazione che fischia la partenza del convoglio. chi si è laureato in Alabama chiama questa cosa eterogenesi dei fini.

il treno sta passando, è l'ultimo, non ne arriveranno altri: o i politici nostrani lo prendono al volo, oppure che Dio abbia pietà della nostra anima.

venerdì 8 marzo 2013

#elezioni e #governo: noi non siamo normali

siamo messi bene. in un paese normale, dopo un risultato elettorale come il nostro il partito di destra si mette d'accordo con quello di sinistra e si fa una grande coalizione. sopratutto se tutti insieme si è ratificato il trattato europeo del fiscal compact, che priva di senso la distinzione tra destra e sinistra in un'ordalia di tagli e tasse per i prossimi 20 anni. e ancor più se oggi serve fare fronte comune per rimodulare i trattati europei.

ma noi non siamo un paese normale.

da noi il partito di destra è un partito azienda usato dal suo proprietario come scudo verso i suoi personali guai giudiziari. dall'altra parte il partito di sinistra ha fatto tutta la campagna elettorale con un motto demenziale, "smacchiare il giaguaro", che adesso rende difficile spiegare ai suoi elettori che bisogna diventare l'amico del giaguaro.

il terzo partito emerso dalle urne, il Movimento 5 Stelle di Grillo e Casaleggio, non ha invece alcuna intenzione di sporcarsi le mani a governare. preferisce logorare le altre forze politiche in una lunga guerra di posizione, volta al superamento della forma partito novecentesca e all'instaurazione di una fantomatica democrazia diretta (anticostituzionale e oggettivamente eversiva) web 2.0.

purtroppo Bersani non ha capito. non ha capito la natura dadaista del movimento di Grillo e Casaleggio e non ha capito che vogliono prenderlo in giro per gettarlo nel ridicolo. non avendo capito si rende ridicolo da solo senza bisogno che ci pensino altri.

a questo punto se il partito di destra e quello di sinistra non vogliono mettersi d'accordo è meglio tornare subito alle urne. subito, prima cioè che Grillo guadagni nuovi consensi e anzi approfittando dell'intrinseca debolezza del suo esercito parlamentare, molto simile all'armata Brancaleone. per avere chance di successo il partito di destra e quello di sinistra dovranno rinnovarsi e presentare idee e facce nuove: e qui grillo sarà servito eccome, non si butta via niente...

non c'è tempo da perdere. ogni giorno che passa l'Italia si avvicina al baratro della Grecia. se vogliamo veramente rinegoziare i Trattati europei c'è bisogno di un governo forte e di un interlocutore affidabile, dotato di una robusta base parlamentare.

l'alternativa è uno splendido suicidio del sistema paese, che aprirebbe a scenari imprevedibili e - il ciel non voglia - forse financo novecenteschi.