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lunedì 17 marzo 2014
La differenza tra #Renzi e #Berlusconi
http://www.tubechop.com/watch/2333257
La differenza tra Renzi, Berlusconi, Monti e Letta? Faccio un tweet TV a La Gabbia, puntata del 16/03/14
giovedì 13 marzo 2014
Italiani, popolo di masochisti!!!
| Italianiiiii!!!!!! |
Monti prende il Paese alle soglie del collasso economico-finanziario e a prezzo di sangue sudore e lacrime (nostre) riesce a non farci fare la fine della Grecia. Risultato: trattato come un macellaio che ha massacrato l'Italia.
Gli subentra Enrichetto Letta, bravo ragazzo un po' pasticcione che tuttavia riesce a dare all'estero l'idea di un'Italia che si impegna per risolvere i suoi problemi senza chiedere la carità a nessuno, continua a tenere i conti abbastanza in ordine e lo spread si calmiera. Risultato? Viene trattato da cazzaro (oddio lui e Saccomanni un po' lo erano, soprattutto sulla comunicazione), calciosederato e rottamato tra le risate del pubblico pagante (dato che paghiamo le tasse).
Ora s'avanza il giovane e baldanzoso Matteino Renzi, che per non fare la fine di Letta promette di rivoltare l'Italia come un calzino in 100 giorni. Risultato: trattato da televenditore di padelle, ma che dici Mastrota della politica, non è vero niente, sei contaballe, l'Italia è destinata al fallimento e tu ci stai vendendo fumo. Il tutto senza nemmeno dargli il tempo di scoprire le carte sul tavolo, così, a titolo preventivo, fiorentino borioso e pallongonfio non t'azzardare a tentare di cambiare il brutto Belpaese.
Insomma il salvataggio dell'Italia non ci piace mai: graduale no, shock nemmeno, il caffè non lo gradiamo né dolce né amaro e l'è sempre tutto sbagliato, tutto da rifare.
La verità è che perdere ci piace, ci fa godere. E hai voglia far rialzare un popolo di perdenti e felici di esserlo. Aveva capito tutto un altro giovane e controverso presidente del consiglio, che quando entrò a Palazzo Chigi a furor di popolo aveva solo qualche mese in più del Renzi del giuramento al Quirinale. Lui, che pure si era formato in trincea e non in senso metaforico, allargava le braccia e commentava "governare l'Italia non è difficile, è inutile".
mercoledì 25 dicembre 2013
.@enricoletta: 40 anni e non sentirli...
Dai un'occhiata al Tweet di @olivati: https://twitter.com/olivati/status/415885945796567040
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martedì 10 dicembre 2013
#berlusconi e la gabbia in cui si è messo da solo
prendo la parola tra il pubblico de "la gabbia", il talk show politico del mercoledì su "la 7" condotto da gianluigi paragone, per dire che berlusconi lasciando il governo si è infilato da solo in un vicolo cieco. dopo la scissione di alfano e i suoi il cavaliere non ha i numeri per far cadere nessuno, diventando sempre più ininfluente sulle dinamiche parlamentari e governative.
l'unica possibilità di contare ancora qualcosa prevederebbe un'improbabile alleanza con i grillini, che però lo vedono come il male assoluto della politica italiana, una specie di anticristo da abbattere senza se e senza ma. della mala parata si è accorto seppur in in ritardo lo stesso silvio. l'uomo di arcore cerca ora disperatamente di compattare un'armata brancaleone antieuropea saldandosi col movimento 5 stelle, ovviamente la lega, qualche postfascista sovranista e facendo addirittura l'occhiolino a SEL.
fosse rimasto al governo, avrebbe fatto ballare la giga al povero letta, e dato non poco filo da torcere allo stesso renzi. il "segretario fiorentino" ora invece ha campo libero per imporre al governo il suo programma di riforme, mentre "forza italia" si consuma in un'inutile opposizione senza sbocchi.
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domenica 18 agosto 2013
i #marò? venduti all' #india. la versione di #terzi
| i marò attendono la loro sorte in india [photo: oggi] |
non stupisce quindi il recente pasticcio kazako, dove la shalabayeva e figlioletta son state vendute, per analoghe ragioni di interessi economico-politici, al dittatore del kazakistan: e cosa vi aspettavate da un paese che a quelle ragioni sacrifica i suoi stessi soldati, che prendesse a cuore la sorte degli stranieri perseguitati?
come si dice in italialand? o franza o spagna, purché se magna...
ed ecco l'intervista:
«L’Italia sempre meno capace di gestire crisi internazionali»
Giulio Terzi e il caso marò, i rapporti con l’ex premier Monti, la situazione in Egitto e Siria
«Per paura di perdere affari in India abbiamo perso credibilità con gli indiani: disastro»
Intervista di Susanna Pesenti
L'Eco di Bergamo, 18/08/13
Nel silenzio del parco, ritagliato fra i capannoni di Tresolzio, Giulio Terzi di
Sant’Agata rende omaggio alla tradizione del Ferragosto bergamasco, in quel di Brembate
Sopra. E quest’anno riprende anche le forze, dopo le montagne russe pubbliche e private
degli ultimi mesi. Un anno fa era ministro degli Esteri, nel pieno della crisi indiana. Ora,
fuori dalla Farnesina da marzo e chiusa la carriera diplomatica a dicembre, appare disponibile
a parlare con la consueta cortesia e un filo meno (solo un filo) di diplomazia.
Allora i marò tornano a Natale, come si augura Staffan De Mistura?
«Mah, De Mistura ha detto che sente "vibrazioni" in base alle quali il processo inizierà a settembre e ritiene che debba finire entro dicembre per via della politica indiana. Se sente "good vibrations" come i Beach Boys...».
Sul serio.
«Sul serio, io trovo molto grave che in questi mesi si sia consolidato il principio che l’attività
delle nostre Forze armate all’estero in missione di pace sia giurisdizione di un altro Paese.
Tanti giuristi internazionali vedono un errore nella linea presa dopo il 21 marzo, opposta a
quella decisa l’11 marzo».
Quando i marò erano stati tenuti in Italia, contro i patti di rimandarli in India?
«Tenuti in base al fatto che gli indiani erano inadempienti rispetto alla richiesta di consultazioni bilaterali, mirate a un arbitrato internazionale, obbligatorio secondo il Trattato sulla legge del mare, ratificato da entrambi i Paesi. Il Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, aveva richiesto che la regolamentazione della vicenda avvenisse secondo il diritto internazionale. L’11 marzo avevamo avviato il percorso verso l’arbitrato obbligatorio. Tempo massimo due mesi, il Tribunale dei diritti del mare ci avrebbe detto di chi era la giurisdizione. Se italiana, i marò sarebbero rimasti definitivamente; se indiana, avremmo rispettato l’obbligo internazionale».
Invece il 21 marzo il governo ha capovolto la decisione per motivi di onorabilità internazionale.
«Il 21 marzo è stato il disastro. Si è rovesciato tutto per paura che Finmeccanica perdesse i
suoi affari. Abbiamo perso credibilità con gli indiani (e infatti il nostro export sta andando a
picco) e per fare le cose bene, abbiamo cancellato anche l’azione verso l’arbitrato obbligatorio. Cambiato il governo, il nuovo – penso in omaggio alla linea Monti – continua a non prendere la strada dell’arbitrato e conferma l’incarico a De Mistura, che l’11 marzo aveva dichiarato che il governo nella sua collegialità aveva fatto bene a decidere di mantenere i marò in Italia».
É ancora arrabbiato con Monti?
«Il punto è un altro. La mia prima preoccupazione è che Latorre e Girone tornino. Ma la seconda è che si apra un processo nel quale vi sono elementi che non sono compatibili con il nostro ordinamento. Inoltre, il vulnus che il nostro Paese subisce, sarebbe più grave se l’Italia continuasse a non adire alle
istanze internazionali. Se per fare rispettare la nostra sovranità siamo tenuti a rivolgerci ai
livelli internazionali, non possiamo non farlo. É un tema di sicurezza dello Stato, sono in gioco lo statuto giuridico dei nostri militari, settemila uomini in giro per il mondo, e la tranquillità dei cittadini italiani che devono sentirsi difesi all’estero».
Ce lo spiega perché li avete lasciatientrare in porto?
«Il ministero degli Esteri è stato informato dal comando interforze cinque ore dopo che
l’incidente era accaduto, a quel punto noi abbiamo detto di non farli entrare in acque territoriali, ma la nave era già in porto, attraccata. E ancora adesso subiamo le conseguenze, con questa
commedia di mandare avanti e indietro un negoziatore».
E che ne pensa del caso kazako?
«La capacità di gestire le crisi, secondo me, sta diminuendo. Non siamo sufficientemente attrezzati perché il concetto di sicurezza nazionale come difesa della sfera di sovranità non è abbastanza presente nell’opinione pubblica e tra gli stessi politici. Dopo la gestione del caso Shalabayeva, qualche accademico è arrivato con l’idea brillante di creare il Consiglio di sicurezza nazionale. C’è già, si chiama Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica. Riunisce la decina di ministri che contano e i Servizi e dovrebbe essere in sessione permanente. L’estate scorsa, proprio per la gestione marò, avevo chiesto un incontro rapido ogni giorno per avere sempre il polso della situazione. Da luglio a dicembre ci saranno stati quattro incontri. C’è un deficit di attenzione sui temi internazionali. E quindi, quando arriva la crisi, la reazione è scomposta».
Detto da un ex ministro degli Esteri fa un po’ paura.
«La politica estera è poco sexy per l’opinione pubblica, il politico pensa che il cittadino sia attirato più dalle tasse che dalle elezioni in Mali, ed è vero, se non gli spieghi che le elezioni in Mali influenzano anche il suo futuro. L’indifferenza parlamentare indebolisce l’azione del governo quando capita la crisi perché, invece di ragionamenti, ottieni umori».
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sabato 13 luglio 2013
affaire #shalabayeva: finalmente l' #italia non è più mammona!
| alma shalabayeva: il passaporto kazako [photo: ansa] |
ed ecco entrare in gioco il nostro strano bel paese. la moglie di ablyazov, invece di restare col marito a londra, per qualche motivo ha pensato bene di stabilirsi con la figlia di sei anni a roma in una villa di casalpalocco. dato che nella vicenda scopriamo che la signora ha una tremenda paura di venire uccisa, il motivo potrebbe essere semplicemente quello di dividere la famiglia per mettere in sicurezza moglie e figlioletta. a fine maggio l'ambasciata kazaka segnala prima alla questura di roma e poi al ministero degli interni la presenza del dissidente nella villa di casalpalocco, e chiede di arrestarlo in base al mandato di cattura dell'interpol. la notte tra il 28 e il 29 maggio la polizia organizza quindi una battuta di caccia grossa, dispiegando ben 50 uomini della digos che cingono d'assedio e poi espugnano la villetta. del dissidente nessuna traccia, quindi i nostri si concentrano su due succulente prede: la moglie e la figlia.
la signora, in preda al panico, commette l'errore che le sarà fatale: temendo che i 50 in borghese dell'irruzione in casa sua non siano poliziotti ma un commando di sicari, per paura di essere riconosciuta come la moglie del dissidente esibisce un passaporto della repubblica centrafricana. una kazaka, bianca e con gli occhi a mandorla, cittadina africana? sicuramente deve trattarsi di un passaporto falso! sulla base di questo pilastro logico la questura di roma dispone per l'espulsione della shalabayeva e figlia. il tutto senza fare controlli sulla autenticità del passaporto centrafricano, come richiede disperatamente la signora, e senza considerare l'altro passaporto, quello kazako, e il permesso di soggiorno italiano della donna. e questo nonostante la stessa, una volta in questura, racconti al dirigente del servizio immigrazione chi è suo marito e perché lei si trova in italia con la figlia.
quando viene portata al centro di identificazione ed espulsione, separata dalla figlia, la shalabayeva capisce cosa sta succedendo e comincia a chiedere asilo politico in russo e inglese, non sapendo l'italiano. ma nessuno raccoglie e formalizza la sua richiesta. tramite un'altra figlia ventiquattrenne, residente in svizzera, riesce ad assumere un avvocato del foro di roma, che però non ha accesso alle carte.
nel frattempo l'ambasciata kazaka, zitta zitta, noleggia un jet privato e lo parcheggia a ciampino. e in poco più di 48 ore, nella tarda mattinata del 31 maggio, shalabayeva e figlia vengono accolte dal console kazako sull'aereo che le riporta in patria. quel pomeriggio l'avvocato attendeva l'orario di apertura del CIE per formalizzare la richiesta di asilo politico: troppo tardi, beffato da un'espulsione su commissione, pilotata a tempo di record da una burocrazia poliziesca insolitamente efficientissima e solerte.
come è finita la storia? il passaporto centrafricano della signora era regolarissimo, tanto che poi il premier letta due mesi dopo è costretto a farne revocare l'espulsione. il che ha un sapore ancor più beffardo, dato che nel frattempo la shalabayeva è inchiodata in kazakistan: non è agli arresti ma non può lasciare la capitale, in quanto prontamente indagata per tangenti atte a procurarsi il passaporto centrafricano. il marito dissidente da londra ringrazia letta, pur manifestando il fondatissimo timore che quando i riflettori mediatici si spegneranno la moglie finisca in carcere e la bambina in brefotrofio. ad ogni modo le due donne potranno in qualsiasi momento venire usate come arma di ricatto contro di lui.
a roma i ministri di interni ed esteri si palleggiano il solito scaricabarile, da cui emerge persino un fax inviato dalla questura romana alla farnesina per chiedere informazioni sulla shalabayeva prima dell'espulsione.i media ricordano che il dittatore kazako nursultan nazarbayev, oltre a vendere gas e petrolio anche all'italia, è amico personale di silvio berlusconi, capo partito (anzi capo tout court) del ministro degli interni angelino alfano. anzi qualche complottista sospetta addirittura che silvio sia socio occulto di nazarbayev nell'affare del petrolio e del gas. come che sia, salta fuori che l'ambasciatore kazako ha parlato, nelle ore cruciali precedenti l'espulsione, con il capo di gabinetto di alfano e con i massimi vertici della questura romana. quindi non solo la farnesina ma pure il viminale era informato sulla vicenda. come prevedibile ora a volare saranno gli stracci, ovvero i vertici della questura romana e forse qualche alto funzionario ministeriale, ma senza toccare il livello politico governativo.
i ministri degli interni e degli esteri, alfano e bonino, giurano e spergiurano la loro ignoranza sulla vicenda, quasi non fosse una toppa peggiore del buco. i media, la politica e la pubblica opinione si chiedono se per caso non si sia trattato di una extraordinary rendition stile cia camuffata da procedura burocratica.
io invece, come dicevo all'inizio, sono fiero. orgoglioso di appartenere ad un paese finalmente libero dal giogo del suo retaggio culturale familista e mammone, al punto da rispedire una mamma e la figlia seienne tra le fauci di un dittatore che gode fama internazionale di torturatore.
così si fa. anzi la prossima volta torturiamole noi a roma per procura: famo prima.
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sabato 29 giugno 2013
IL #GOVERNO DEGLI SPIEDINI
di GIORGIO GANDOLA
L'Eco di Bergamo, 29/06/13
| Il nipote di Letta [photo: Panorama] |
In Dalmazia, vicino a Pisak,
c’è una trattoria che si chiama
Stalingrad. Il menù è un
trionfo di piatti: antipasti,
primi di pasta all’italiana, secondi di pesce, dessert. Ma
ad ogni richiesta il titolare risponde:
«Oggi questo finito, domani». Oggi si
possono ordinare sempre e solo cevapcici, spiedini con patate fritte e insalata di cetrioli. Ogni giorno così. Il domani di quell’oste non arriva mai e lui, per farsi perdonare, sull’ultimo cetriolo attacca a suonare la fisarmonica.
Quando il governo Letta ha deciso di
prendere tempo anche sulla faccenda
degli F35 abbiamo pensato all’arte del
rinvio del signor Stalingrad. C’era l’Imu da abolire o confermare? Tutto
rimandato a settembre. C’era l’Iva da aumentare o no? Tutto congelato fino a ottobre. C’era la legge elettorale da cambiare per dare al Paese uno strumento idoneo a ottenere solide maggioranze e governabilità? Tutto sciolto nel brodo delle parole. Domani. Oggi spiedini e patate fritte, il minimo indispensabile per poter dare la sensazione di crescita, il minimo indispensabile per
garantire la navigabilità, il minimo indispensabile sempre. Non c’è, o non c’è ancora, la dimensione
del sogno, dell’orizzonte da raggiungere, del rilancio da mettere in atto con idee nuove. Servono vigore, caro presidente del Consiglio, e ancora vigore. La fisarmonica mette malinconia, meglio una
schitarrata rock.
Per la verità una decisione ruggente dal governo Letta è stata presa: le dimissioni del ministro Idem. Il problema è che non l’ha presa lui, l’ha presa lei.
sabato 22 giugno 2013
il #gombloddoh dell'info #tv
avvertenza: avendo partecipato per un anno a l'ultima parola, il talk show politico-eretico di Raidue condotto da Gianluigi Paragone, sono sicuramente infettato dalla teoria del complotto anzi #gombloddoh. proprio per questo non posso fare a meno di notare e mettere in correlazione alcune notizie di queste ultime ore sull' informazione televisiva.
l'ultima parola è messo in forse, non sappiamo se ci sarà nei palinsesti dell'anno prossimo (più no che sì), se ci sarà un programma rischia comunque di essere riveduto e corretto ad usum delphini: si fa addirittura l'ipotesi di un talk show politico senza politici.
in casa La7 chiude i battenti l'attuale gestione di In onda, talk show condotto da Luca Telese e Nicola Porro (ma forse più dal primo che dal secondo), che danno vita ad una diaspora: Telese a Canale 5 e porro a Rai 2 (nuovo programma politico del giovedì sera). la fascia di In onda, cioè la prima serata di sabato e domenica, verrà affidata da la7 a Lilli Gruber, che ora tiene la striscia dalle otto e mezzo alle nove e mezzo di sera.
"embè?", direte voi, si tratta di autonome scelte imprenditoriali di tre aziende ben distinte e indipendenti...ma ecco scattare la teoria del #gombloddoh: non è che per caso si può intravedere un'unica manina o manona che influenza i programmi di informazione di tutte le tv nazionali italiane? ma andiamo con ordine.
l'ostracismo a l'ultima parola in rai è dovuto a influenti politici del Pdl, e parliamo di Gasparri e romani, che sono direttamente riconducibili a Silvio Berlusconi. anche la7, dopo essere stata acquistata da Urbano Cairo, ex homo berlusconianus, si dice sia entrata nell'orbita del cavaliere. Canale 5 è sicuramente di Berlusconi. porro è il vicedirettore del giornale, quotidiano della famiglia Berlusconi.
quindi io non ho le prove (direbbe Pasolini), ma so che dietro i tre poli televisivi nazionali che stanno vivendo un rimescolamento di carte dei programmi di informazione politica c'è un unico soggetto, il nostro silvio forever.
ora qual è la lettura complottarda e paranoica di tutti questi sommovimenti? semplice signori, il gioco si fa duro e i duri cominciano a giocare. mediobanca in un suo studio ci dice che l'Italia rischia il default entro sei mesi se non cambia qualcosa,incredibilmente avvalorando una fosca previsione di Grillo. la tensione sociale cresce di giorno in giorno insieme al rischio di instabilità politica. il governo letta è sotto ricatto permanente di Silvio Berlusconi, che minaccia ogni due per tre di far crollare la baracca se non vengono assecondati i punti del suo programma elettorale come l'abolizione dell'imu prima casa e dell'aumento iva. in pratica la campagna elettorale non è mai terminata.
in un momento economicamente così difficile e politicamente così delicato avere il controllo dell'informazione a reti unificate è il sogno di qualsiasi leader politico. programmi di approfondimento liberi e senza peli sulla lingua, di tendenza e amplificati sui social network come l'ultima parola e in onda diventano voci fuori dal coro che non ci si può permettere? meglio sedare sopire e ridistribuire le carte, in modo da avere sempre il controllo del banco?
ognuno tragga le sue conclusioni, purtroppo, come dicevo, un anno all'ultima parola mi ha traviato con la teoria del #gombloddoh, la mania di unire i puntini con una linea per vedere che disegno ne esce...
ah, e so che mi state per fare l'ultima domanda: e Santoro? ragazzi ma devo insegnarvi tutto. Santoro è quel genio del talk show politico che ospitando Berlusconi nella celebre puntata del duello con Travaglio ha fatto risorgere mediaticamente il cavaliere dalla tomba, e aperto la strada alla sua vittoria o quantomeno non-sconfitta elettorale. da lì è venuto poi il governo letta - alfano con la golden share per il pdl, che può ritirare la fiducia all'esecutivo quando vuole.
basta, ma fermiamoci prima che dotti medici e sapienti mi facciano portar via, che sono queste idee balzane e sovversive.
potranno pure chiudere o rimodulare lultima parola, ma come vedete su di me ha già provocato danni permanenti.
l'ultima parola è messo in forse, non sappiamo se ci sarà nei palinsesti dell'anno prossimo (più no che sì), se ci sarà un programma rischia comunque di essere riveduto e corretto ad usum delphini: si fa addirittura l'ipotesi di un talk show politico senza politici.
in casa La7 chiude i battenti l'attuale gestione di In onda, talk show condotto da Luca Telese e Nicola Porro (ma forse più dal primo che dal secondo), che danno vita ad una diaspora: Telese a Canale 5 e porro a Rai 2 (nuovo programma politico del giovedì sera). la fascia di In onda, cioè la prima serata di sabato e domenica, verrà affidata da la7 a Lilli Gruber, che ora tiene la striscia dalle otto e mezzo alle nove e mezzo di sera.
"embè?", direte voi, si tratta di autonome scelte imprenditoriali di tre aziende ben distinte e indipendenti...ma ecco scattare la teoria del #gombloddoh: non è che per caso si può intravedere un'unica manina o manona che influenza i programmi di informazione di tutte le tv nazionali italiane? ma andiamo con ordine.
l'ostracismo a l'ultima parola in rai è dovuto a influenti politici del Pdl, e parliamo di Gasparri e romani, che sono direttamente riconducibili a Silvio Berlusconi. anche la7, dopo essere stata acquistata da Urbano Cairo, ex homo berlusconianus, si dice sia entrata nell'orbita del cavaliere. Canale 5 è sicuramente di Berlusconi. porro è il vicedirettore del giornale, quotidiano della famiglia Berlusconi.
quindi io non ho le prove (direbbe Pasolini), ma so che dietro i tre poli televisivi nazionali che stanno vivendo un rimescolamento di carte dei programmi di informazione politica c'è un unico soggetto, il nostro silvio forever.
ora qual è la lettura complottarda e paranoica di tutti questi sommovimenti? semplice signori, il gioco si fa duro e i duri cominciano a giocare. mediobanca in un suo studio ci dice che l'Italia rischia il default entro sei mesi se non cambia qualcosa,incredibilmente avvalorando una fosca previsione di Grillo. la tensione sociale cresce di giorno in giorno insieme al rischio di instabilità politica. il governo letta è sotto ricatto permanente di Silvio Berlusconi, che minaccia ogni due per tre di far crollare la baracca se non vengono assecondati i punti del suo programma elettorale come l'abolizione dell'imu prima casa e dell'aumento iva. in pratica la campagna elettorale non è mai terminata.
in un momento economicamente così difficile e politicamente così delicato avere il controllo dell'informazione a reti unificate è il sogno di qualsiasi leader politico. programmi di approfondimento liberi e senza peli sulla lingua, di tendenza e amplificati sui social network come l'ultima parola e in onda diventano voci fuori dal coro che non ci si può permettere? meglio sedare sopire e ridistribuire le carte, in modo da avere sempre il controllo del banco?
ognuno tragga le sue conclusioni, purtroppo, come dicevo, un anno all'ultima parola mi ha traviato con la teoria del #gombloddoh, la mania di unire i puntini con una linea per vedere che disegno ne esce...
ah, e so che mi state per fare l'ultima domanda: e Santoro? ragazzi ma devo insegnarvi tutto. Santoro è quel genio del talk show politico che ospitando Berlusconi nella celebre puntata del duello con Travaglio ha fatto risorgere mediaticamente il cavaliere dalla tomba, e aperto la strada alla sua vittoria o quantomeno non-sconfitta elettorale. da lì è venuto poi il governo letta - alfano con la golden share per il pdl, che può ritirare la fiducia all'esecutivo quando vuole.
basta, ma fermiamoci prima che dotti medici e sapienti mi facciano portar via, che sono queste idee balzane e sovversive.
potranno pure chiudere o rimodulare lultima parola, ma come vedete su di me ha già provocato danni permanenti.
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sabato 15 giugno 2013
#olivati a #ultimaparola: #politica significa saper dire "no"
ultima puntata prima della pausa estiva del fortunato talk show di rai2 "l'ultima parola" condotto il venerdì sera da gianluigi paagone. giulia cazzaniga, anima dell'anteprima web del programma, intervista in diretta il pubblico e i blogger che si ritrovano tutte le settimane a discutere di politica ed economia. al min. 4:09 mi fa una domanda sul governo e io dico la mia sulla politica e l'arte delle scelte...
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domenica 28 aprile 2013
#SparatoriaChigi e la sua lezione
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