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giovedì 2 ottobre 2014

Renzi governa con Berlusconi?



http://www.tubechop.com/watch/3676650

Nella puntata de La Gabbia del 28/09/14 il conduttore Gianluigi Paragone mi dà la parola, e dico che il re è nudo, e governa con Silvio...

martedì 13 maggio 2014

#Gori e la verandeide di #Bergamo Alta







lunedì 10 giugno 2013

la scelta tra la peste e il colera

la scelta tra la peste e il colera
mai come oggi la politica pare aver perso la capacità non si dice di entusiasmare, ma persino di richiamare alle urne gli elettori. il dato delle elezioni per il sindaco di roma è emblematico e sconfortante: l'affluenza al ballottaggio registra un calo di sette punti sul già basso dato del 52,3% al primo turno, arrestandosi  al 45,03%. significa che a 5,5 romani su 10 nun je ne può fregà de meno di scegliere tra due candidati evidentemente non ritenuti nemmeno degni di essere votati.

insomma siamo a quella che un proverbio tedesco chiama "la scelta tra la peste e il colera", ossia tra due malattie della quale si fa fatica a individuare la meno mortale: e in questo dubbio, non potendosi più nemmeno turare il naso, il popolo se ne va al mare.

non va meglio negli altri comuni in ballottaggio: i dati diffusi del viminale indicano che in media nazionale si sono recati alle urne solo  il 51% degli aventi diritto, con un calo record di17 punti sul dato già basso del primo turno (68,1%).

il dato politico delle elezioni tra roma e il resto d'italia? a caldo possiamo dire che sono almeno 4:
  1. fortissimo astensionismo, che dovrebbe far suonare non il campanello ma la sirena d'allarme alla politica italica tutta quanta
  2. stanchezza e sfaldamento del centrodestra (allargato alla lega)
  3. scoppio della bolla movimento 5 stelle
  4. nel caos della crisi politica regge solo l'apparato della militanza post-comunista ("compagni, il comunismo è disciplina"), seppur  ampiamente minoritario rispetto al corpo elettorale (gli "aventi diritto al voto")
possiamo dire che si tratta di segnali inquietanti per la tenuta della struttura politica del nostro sistema-paese? che la fuga dei cittadini dall'elettorato attivo non è  mai preludio di democrazia ma, spesso, di soluzioni autoritarie, dato che crea un vuoto politico di facile riempimento da parte del mito italico dell'uomo forte, con le palle ecc.?

per chi non ha perso la passione della politica come cura della cosa pubblica, la domanda è: quando nascerà una compagine politica capace di fare sintesi delle istanze della maggioranza silenziosa dei cittadini, disgustata dai politicanti di ieri, oggi e (dio non voglia) domani? un partito o movimento o come lo volete chiamare, che riesca a dare a queste istanze risposte politiche concretamente spendibili invece del solito mix di fumo senza arrosto, annunci interrotti e stanche promesse da marinaio?

perché quando un simile partito politico nascesse, con idee chiare e concrete e facce pulite, con teste pensanti pronte a sporcarsi le mani con la res publica invece di starsene sul ponte di comando in azienda o  nell'aria condizionata dei loro studi professionali; quando una simile nuova forza politica nascesse, rischierebbe addirittura di intercettare la maggioranza dei delusi da questa inguardabile politica politicante italiana.



mercoledì 5 giugno 2013

la legge che NON abolisce il finanziamento pubblico ai partiti


tanto tuonò che piovve. dopo anni di polemiche sui fiumi di denaro convogliati dallo stato nel pozzo senza fondo delle casse dei partiti, in barba al referendum che abrogò il finanziamento pubblico (prontamente reintrodotto ribattezzandolo "rimborso elettorale"), la montagna ha partorito il topolino del disegno di legge governativo. l'ennesimo caso di funambolismo semantico, dove si dichiara solennemente che il finanziamento è abolito ma poi lo si reintroduce sotto mentite spoglie, come spiega l'articolo di Giovanni Cominelli pubblicato su L'Eco di Ber gamo. per cui la legge sull'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti tutto fa fuorché abolire il finanziamento pubblico ai partiti.  

quousque tandem abutere, catilina, patientia nostra?

"Tra il 2016/17 la legge dovrebbe andare a regime. Solo che il ddl «rimodula», ma non abolisce affatto! Il finanziamento attraverso i rimborsi elettorali – circa 150 milioni all’anno –, scacciato dalla porta, rientra dalla finestra in molti modi. Il primo è quello del finanziamento dei gruppi parlamentari (75 milioni annui) e regionali (70 milioni). Il secondo è il previsto due per mille drenato dalle tasse con detrazioni al 52% per importi compresi fra 5 e 5.000 euro annui e al 26% per importi tra i 5.001 e i 20 mila euro. Il terzo sono le agevolazioni per la stampa, per la comunicazione tv, per l’uso degli immobili.
Le circa 80 Fondazioni, legate a correnti e a persone di partito, continueranno ad incassare ogni anno contributi per quasi mezzo miliardo.

Ma le spese maggiori, che finora nessuno ha «abolito», sono quelle per il funzionamento delle

Camere. Nel 2012 sono costate 1,5 miliardi, dieci volte di più del finanziamento dei partiti. Il nostro Parlamento costa il doppio di quelli europei. Lo stipendio medio di un dipendente – dall’autista, al barbiere, al commesso – è di 150 mila euro all’anno. Un insegnante prende 30 mila euro all’anno; un preside, che dirige una scuola di mille alunni e 120 insegnanti, ne prende 60 mila! Se, poi, scendiamo «giù per li rami» delle istituzioni regionali, provinciali e comunali, i soldi pubblici finiscono in stipendi per «lavori» privatamente utilissimi, socialmente inutilissimi. La Regione Lombardia conta un dirigente ogni 80 dipendenti; Sicilia e Molise un dirigente ogni 9 dipendenti. Resta il terzo capitolo di spesa, quello dei «rappresentanti» nazionali, regionali, provinciali, comunali e di... zona: è il più alto in Europa e nel mondo.

Chi ha costruito questa mostruosa macchina di rappresentanza/governo inefficiente e dissipativa? È l’immoralismo delle classi dirigenti politiche? O quello della società civile complice, che le sceglie? Da sempre, la natura umana è quella che è. Ma sono le cattive istituzioni che fanno emergere il lato peggiore degli uomini che le abitano."


GIOVANNI COMINELLI

L'Eco di Bergamo 06/06/13

foto: tabelle sul finanziamento pubblico ai partiti mandate in onda da Porta a porta, Rai1

martedì 4 giugno 2013

#ultimaparola: #grillo dalle stelle alle stalle #M5S

Video Rai.TV - L'ultima parola 2012-2013 - "Senza Futuro" - L'ultima parola del 31/05/2013

ospite nel pubblico del mio programma preferito, il talk show L'ultima parola (condotto da gianluigi paragone il venerdì sera su Rai2), al min. 00.57.19 ecco il mio intervento sul flop elettorale del movimento 5 stelle alle amministrative: i voti degli elettori non sono messi in cassaforte...


domenica 2 giugno 2013

#ultimaparola: un sistema elettorale ci salverà (mah)

ospite al tavolo del dibattito de L'anteprima web del talk show di Rai2 L'Ultima parola, al min. 17:20 faccio un domanda sconsolata alla giulia innocenzi (giornalista di Servizio pubblico) sulla febbre da legge elettorale che sembra aver contagiato (ma per finta) la politica italiana. innocenzi, meno sconsolata di me, si pronuncia con decisione a favore dell'uninominale secco all'inglese. che dire? visti i tempi delle riforme istituzionali in italia, "ai posteri l'ardua sentenza"...

martedì 21 maggio 2013

#scoop! #hitler ha copiato #grillo [ma #M5S non lo sa]

photo: infoaltra
grazie all'amico di twitter filippo pasini @fil_pasini sono venuto in possesso di un documento sconvolgente, che dimostra come adolf hitler si sia ispirato, nella sua propaganda politica, agli slogan e stilemi dialettici di beppe grillo. ma leggete voi stessi:

“…i contadini, gli operai, i commercianti, la classe media, tutti  sono testimoni… invece loro preferiscono non parlare di questi 13 anni passati, ma solo degli ultimi sei mesi… chi è il responsabile? Loro! I partiti! Per 13 anni hanno dimostrato cosa sono stati capaci di fare.  Abbiamo una nazione economicamente distrutta, gli agricoltori rovinati, la classe media in ginocchio, le finanze agli sgoccioli, milioni di disoccupati.. sono loro i responsabili! Io vengo confuso.. oggi sono socialista, domani comunista, poi sindacalista, loro ci confondono, pensano che siamo come loro. Noi non siamo come loro! Loro sono morti, e vogliamo vederli tutti nella tomba! Io vedo questa sufficienza borghese nel giudicare il nostro movimento...mi hanno proposto un’alleanza. Così ragionano! Ancora non hanno capito di avere a che fare con un movimento completamente differente da un partito politico…noi resisteremo a qualsiasi pressione che ci venga fatta. E’ un movimento che non può essere fermato… non capiscono che questo movimento è tenuto insieme da una forza inarrestabile che non può essere distrutta..noi non siamo un partito, rappresentiamo l’intero popolo, un popolo nuovo…” (adolf hitler, dal comizio di chiusura della campagna elettorale per le elezioni parlamentari tedesche, anno domini1932)

l'unica spiegazione possibile è sconvolgente: hitler, che era in contatto con circoli magico-esoterici  e propugnava il ritorno ad un paganesimo mistico e arcano, dev'essere riuscito ad attingere ad una qualche forma di divinazione che gli ha consentito di superare le barriere dello spazio/tempo e leggere nel futuro. colui che si sarebbe autoproclamato fuehrer del "reich dei mille anni" ha così potuto impunemente plagiare i cardini ideologici, il lessico, gli stilemi retorico-dialettici e finanche il tono di voce di un grande comico e uomo politico italiano del XXI secolo, il nostro beppe grillo. 

ecco quindi l'odio contro i partiti politici, fonte di ogni male; ecco la strumentalizzazione abilissima della crisi economica, con la disoccupazione dei lavoratori e lo svuotamento della mddle class; ecco la rivendicazione della differenza ontologica e morale del movimento contro il marciume dei partiti; ecco il rifiuto sdegnoso di qualsivoglia ipotesi di alleanza e mediazione, che sono gli strumenti cardine della politica democratica; ecco la volontà di superare la democrazia parlamentare a favore di un leaderisimo carismatico che si propaga attraverso i nuovi mezzi di comunicazione di massa (ieri la radio, cruciale per hitler e mussolini, oggi il web 2.0); ecco il rifiuto del dialogo e confonto interno al movimento [certo poi adolf ha un po' esagerato con "ein Reich, ein Volk, ein Fuehrer"], ecco infine il linguaggio di morte, l'additare come morti gli avversari, anche se hitler ha radicalizzato il verbo di grillo e ha virato il "mandiamoli a casa" in un più schietto "mandiamoli nella tomba".

che dire? siccome grillo denuncia che per colpa della politica lui non lavora più, noi siamo preoccupati soprattuto per i diritti d'autore: beppe, da buon genovese, dovrebbe chiederli ad adolf che lo ha plagiato leggendo nel futuro. ma la siae, per esigere i suoi crediti, arriva fino all'inferno?

domenica 31 marzo 2013

#napolitano, i #saggi e la mossa del cavallo

la fontana di Monte Cavallo in Piazza del Quirinale a Roma
photo: trekearth/francio64 
nel gioco degli scacchi il cavallo è  quel pezzo strategico che, con il suo movimento a elle, permette di superare ostacoli e scavalcare insidie impossibili da risolvere con un approccio frontale.
il presidente della Repubblica Napolitano dev'essere un giocatore di scacchi. di fronte all'impasse nella formazione del governo l'unica mossa possibile era quella del cavallo. come tutti sappiamo l'elettorato si è diviso su 3 minoranze, destra sinistra e Movimento 5 Stelle. nessuna di queste minoranze può governare da sola e alleanze tra loro paiono impossibili.

M5S infatti rifiuta in toto il sistema dei partiti come strutturato dalla nostra Costituzione e quindi si mette fuori gioco da solo. resterebbe la possibilità di una grande coalizione destra - sinistra, resa però impossibile dal fatto che il Pd ovvero Bersani e il suo gruppo dirigente non accettano alleanze con Silvio Berlusconi, ritenuto personaggio impresentabile. de quo il dilemma di Napolitano, che non può nemmeno sciogliere le Camere dato che siamo nel semestre bianco precedente la fine del suo mandato.

bisognava quindi a tutti costi sbrogliare la matassa, anche per non dare all'estero un'idea di Italia come zattera della Medusa nella tempesta, idea che l'avrebbe resa facile e appetibile preda della speculazione sui mercati dei titoli di Stato.

la soluzione di Napolitano è  semplice e geniale ad un tempo: lasciare in carica il governo uscente per l'ordinaria amministrazione e insediare una commissione bipartisan di 10 saggi. questo inedito organismo politico dovrebbe portare ad un nuovo governo da un lato, e dall'altro serve ad indirizzare l'azione parlamentare verso temi di convergenza sulle leggi più indispensabili e urgenti e sulle riforme istituzionali.

con questa trovata che non va contro la Costituzione pur non essendo codificata dalla stessa, Napolitano si dimostra un genio. tutte le forze in campo hanno infatti il loro contentino che le costringe a starsene buone buone. M5S, che ha dichiarato in tutte le occasioni che mai avrebbe dato la fiducia ad un esecutivo dei partiti, non deve dare la fiducia a nessuno dato che il governo c'è già, e può valutare provvedimento per provvedimento come aveva subito proclamato di voler fare per tenere tutti sotto tiro. il Pd ha il contentino che la candidatura di Bersani a ricoprire la carica di premier è messa tra parentesi e non atrocemente sbertucciata, e quindi non si deve aprire immediatamente la successione ad un segretario incapace di portare il partito fuori dalla palude. anche il Pdl ossia la forza di centro destra è gratificata dal fatto che Napolitano non la tratta come un cane in chiesa, ma anzi la valorizza nella commissione bipartisan dei saggi e la fa rientrare saggiamente in partita.

ma il grande valore aggiunto della mossa del cavallo di Napolitano è un altro: riportare il dialogo politico sulle cose concrete da fare, sulle misure urgenti da prendere per salvare l'Italia e la sua economia, togliendo di mezzo la spinosa questione della formazione del governo, che allo stato delle cose come detto sopra appare insolubile. facciamoli pensare alle cose concrete insomma e poi magari scopriranno di avere molti più punti di affinità e convergenza di quanto adesso, bandiere e lancia in resta, non si rendano conto. dalla commissione di saggi alla fine potrebbe scaturire un vero e proprio governo con un programma condiviso e la fiducia delle Camere. oppure si andrà tutti d'accordo a nuove elezioni, ma non precipitosamente stile weimar, e dopo aver fatto una nuova e più decente legge elettorale.

il vero sconfitto di questa situazione, anche se costretto a fare buon viso a cattivo gioco, è proprio il Movimento 5 Stelle, che dal caos e dall'incapacità di trovare un accordo trae ossigeno per il suo progetto di dissoluzione della democrazia parlamentare. in un quadro nel quale tutti devono fare la loro parte per salvare l'Italia infatti il Movimento 5 Stelle a questo punto non può più tirarsi indietro, e deve comunque partecipare al processo di riflessione per il bene del paese. se questa riflessione porterà ad un accordo di governo, Movimento 5 Stelle potrà decidere se far parte di questo accordo o rimanerne tagliato fuori. in entrambi casi sarà sconfitta la sua linea pura e dura contro la democrazia parlamentare e per una fantomatica democrazia diretta web 2.0. tempi difficili per il progetto "illuminato" di Gaia propugnato da Casaleggio, Becchi e l'ala oltranzista e fantascientifica del movimento.

insomma con la mossa di Napolitano che allontana l'Italia dalle urne il Movimento 5 stelle è al bivio. o rimane la pittoresca fronda dei Bastiani contrari e viene tagliato fuori da un probabile nuovo accordo tra destra e sinistra, oppure decide finalmente di sporcarsi le mani, diventa quello che costituzionalmente già è, un partito a tutti gli effetti, ed entra nel gioco della formazione di un governo. il videogame di restare fuori a veder formare un governissimo e poi attaccarlo e sfiancarlo fino alle prossime elezioni non funziona più. qui infatti non si parla di governissimo dell'inciucio partitocratico, ma di un vero e proprio esecutivo di salute pubblica, sostenuto dalla riflessione bipartisan sulle cose concrete da fare promossa dalla commissione dei saggi. un governo per l'Italia al quale lo stesso Movimento 5 Stelle sarebbe invitato a dare il suo contributo, e restarne fuori potrebbe costare al Grillo parlante la perdita del consenso di molti suoi elettori.

il problema è che Grillo non può andare contro Napolitano, perché formalmente l'uomo del Colle gli ha dato ragione verso una soluzione in chiave belga, anche se in ultima istanza la soluzione punta a neutralizzare proprio il Movimento 5 Stelle.

la mossa del cavallo era preparata da tempo, e lo si è intuito quando Napolitano si arrabbiò moltissimo e stoppò Monti, che voleva lasciare la traballante Presidenza del Consiglio per la comoda poltrona di presidente del Senato. lì si è capito che un nuovo governo non era velocemente alle porte, e pure che il vecchio inquilino del Colle Quirinale (che in passato era detto anche Monte Cavallo) ne stava meditando un'altra delle sue.

sabato 16 marzo 2013

#Grillo e l'ultimo treno della politica

il grillo in agguato [photo: 123RF]
forse persino Bersani ha ormai capito che con Grillo e il Movimento 5 Stelle è impossibile fare alleanze. la finalità dichiarata dei Penta Stelluti è il superamento della democrazia parlamentare e il rifiuto dei partiti. a questo punto qualsiasi dialogo sembra controproducente e suicida.

ma cosa ci insegna la lezione di Grillo, o meglio del suo straordinario successo elettorale? ci insegna semplicemente che la gente è arcistufa di come i partiti hanno finora interpretato la politica, e ha inviato a lorsignori un potentissimo segnale di volontà di cambiamento. Grillo ha raccolto consensi persino tra quegli imprenditori che oggi invocano che si faccia un governo alla svelta e che l'Italia non vada a carte quarantotto. una parte di elettorato scontento che contraddice se stesso ma non va lasciato inascoltato.

in che cosa il movimento di Grillo può essere rivoluzionario davvero? nel convincere i partiti tradizionali come Pd e Pdl ad un radicale cambio di passo. nel Pd urge un passaggio di mano a Renzi, che porterebbe l'elettorato postcomunista ad allargarsi a fasce liberali e liberiste sottraendo voti sia alla base Pdl scontenta di Silvio sia allo stesso Grillo, e determinando così una mutazione del DNA del Partito Democratico in una vera forza liberal.

anche il Pdl non può aggrapparsi in eterno alla gigantografia di Berlusconi-Silviocè, anche perché  (Dio non voglia, ma) non foss'altro per ragioni anagrafiche prima poi il leader maximo sarà costretto a passare la mano. da partito azienda il Pdl sarà costretto diventare un vero partito di centro destra, pena il suo dissolvimento.

a questo punto forse non saremo mai un paese normale, ma potremmo diventare un pochino meno anormali. e soprattutto questo rinnovamento sarebbe la base per quella colossale operazione di pulizia e smagrimento della politica da tutti auspicata.

questo è l'ultimo treno per il rinnovamento pacifico della politica, treno passato il quale tutto è possibile e si aprono scenari a dir poco inquietanti. Grillo non sarà mai il capotreno come lui forse spererebbe, ma con il suo spauracchio che terrorizza i partiti tradizionali potrebbe essere, senza volerlo, un utilissimo capostazione che fischia la partenza del convoglio. chi si è laureato in Alabama chiama questa cosa eterogenesi dei fini.

il treno sta passando, è l'ultimo, non ne arriveranno altri: o i politici nostrani lo prendono al volo, oppure che Dio abbia pietà della nostra anima.

venerdì 8 marzo 2013

#elezioni e #governo: noi non siamo normali

siamo messi bene. in un paese normale, dopo un risultato elettorale come il nostro il partito di destra si mette d'accordo con quello di sinistra e si fa una grande coalizione. sopratutto se tutti insieme si è ratificato il trattato europeo del fiscal compact, che priva di senso la distinzione tra destra e sinistra in un'ordalia di tagli e tasse per i prossimi 20 anni. e ancor più se oggi serve fare fronte comune per rimodulare i trattati europei.

ma noi non siamo un paese normale.

da noi il partito di destra è un partito azienda usato dal suo proprietario come scudo verso i suoi personali guai giudiziari. dall'altra parte il partito di sinistra ha fatto tutta la campagna elettorale con un motto demenziale, "smacchiare il giaguaro", che adesso rende difficile spiegare ai suoi elettori che bisogna diventare l'amico del giaguaro.

il terzo partito emerso dalle urne, il Movimento 5 Stelle di Grillo e Casaleggio, non ha invece alcuna intenzione di sporcarsi le mani a governare. preferisce logorare le altre forze politiche in una lunga guerra di posizione, volta al superamento della forma partito novecentesca e all'instaurazione di una fantomatica democrazia diretta (anticostituzionale e oggettivamente eversiva) web 2.0.

purtroppo Bersani non ha capito. non ha capito la natura dadaista del movimento di Grillo e Casaleggio e non ha capito che vogliono prenderlo in giro per gettarlo nel ridicolo. non avendo capito si rende ridicolo da solo senza bisogno che ci pensino altri.

a questo punto se il partito di destra e quello di sinistra non vogliono mettersi d'accordo è meglio tornare subito alle urne. subito, prima cioè che Grillo guadagni nuovi consensi e anzi approfittando dell'intrinseca debolezza del suo esercito parlamentare, molto simile all'armata Brancaleone. per avere chance di successo il partito di destra e quello di sinistra dovranno rinnovarsi e presentare idee e facce nuove: e qui grillo sarà servito eccome, non si butta via niente...

non c'è tempo da perdere. ogni giorno che passa l'Italia si avvicina al baratro della Grecia. se vogliamo veramente rinegoziare i Trattati europei c'è bisogno di un governo forte e di un interlocutore affidabile, dotato di una robusta base parlamentare.

l'alternativa è uno splendido suicidio del sistema paese, che aprirebbe a scenari imprevedibili e - il ciel non voglia - forse financo novecenteschi.

mercoledì 27 febbraio 2013

√ dica trentatrè

libri dati alle fiamme a berlino, 10 maggio 1933
[wide world photo]

e così ci siamo. come la crisi mondiale del 2009 ha evocato il 1929 col suo crack, così il 2013 porta sinistre assonanze con il 1933 e la fine della repubblica di weimar ad opera dello zio adolfo.

fortunatamente, come diceva quello, la storia si presenta la prima volta in tragedia, la seconda in farsa.
il goffo tentativo bersaniano di cooptare grillo in un improbabile governo insieme va contro alla logica politica profonda dei nostri giorni con la sua nuova dicotomia: non più destra/sinistra ma euro/no euro o se volete, in italia, monti vs grillo.

monti ora ha perso le elezioni, e il testimone della moneta unica passa ai due leader politici "BB brothers", che hanno sostenuto monti e hanno firmato col voto parlamentare la ratifica bipartisan del fiscal compact di mario draghi. proprio quel fiscal compact che predetermina la politica economica e fiscale europea dei prossimi 20 anni. quel fiscal compact che è la versione burogrigiocrate degli stati uniti d'europa e con la sua cappa unificante toglie senso alla storica dicotomia destra/sinistra.

è l'europa baby...ed ecco berlusconi mettersi a parlare come monti, col suo videoappello alla governabilità dove ruba le parole il tono di voce e financo l'abito sordo e grigio al bocconiano mario.

manca solo mario draghi al quirinale e poi la foto di famiglia stile bilderberg è completa. ma perché qualcuno aveva forse dubbi? :)

domenica 10 febbraio 2013

√ destra, sinistra? son rimaste le #tasse, baby


dopo l'ultimaparola anche ballarò ha scoperto il tema vero della campagna elettorale: le tasse che tutti i partiti promettono di ridurre senza averne il potere e quindi beffando gli elettori.

monti-cane trozzy-invasioni barbariche-la7.jpg
monti e berlusconi mentre coccolano l'elettorato
photo: repubblica TV
la faccenda è ancor più succulenta se si considera che monti bersani e berlusconi hanno ratificato insieme il trattato europeo del fiscal compact, che predetermina la politica economica dei prossimi 20 anni di tagli e tasse.

quindi destra e sinistra sono categorie politiche superate, come lucidamente dice monti. c'è solo l'europa che ci governa, e visto il baratro in cui siamo caduti probabilmente non è un male.


ora la domanda è: quanto ci metteranno gli elettori a capire che li stanno prendendo in giro? e come reagiranno a chi li imbonisce promettendo caramelle?

sabato 9 febbraio 2013

√ #elezioni: ma che ci state a prendere tutti in giro? #ultimaparola



puntata dopo puntata, l'ultima parola (il talk politico del venerdì sera su rai2 condotto da gianluigi paragone) si sta rivelando uno dei pochi programmi tv che vanno a fondo dei problemi del paese. è l'economia, baby: e il governo politico dell'economia è ormai in mano all'europa (e non è detto sia un male, ma bisogna dirlo a chiare lettere). 

il trattato europeo del fiscal compact, ratificato dal parlamento italiano a maggioranza bipartisan, predetermina la politica economica dei prossimi 20 anni. il trattato, che con la ratifica è legge anche in italia, detta le regole di bilancio che chiunque vada al potere dovrà rispettare, per riportare in 20 anni il rapporto tra debito sovrano e PIL dall'attuale 128% al 60% previsto dal fiscal compact come regola europea. ne risulta svuotata di senso la stessa competizione elettorale tra coalizioni che si presentano apparentemente come concorrenti e alternative.

il mio tuit vocale sul fiscalcompact, e le risposte dei candidati alle prossime elezioni politiche, al minuto 00:59:17 della puntata dell'8 febbraio de l'ultima parola.

martedì 5 febbraio 2013

√ #elezioni, è vera guerra?

Guerra? Photo: Cultura Biografieonline
paradosso civico: tutti dovrebbero votare, ma il voto ormai è una posizione personale. tanto poi arriva il fiscal compact e pioverà sui buoni e sui cattivi (perdonate la citazione biblica). infatti, salvo qualche dichiarazione a titolo personale, le associazioni datoriali si son ben guardate dallo schierarsi con questo o quello,  vista la situazione politica in cui in realtà dipendiamo da scelte condivise a livello europeo. 

i leader politici ora fingono di farsi la guerra, in realtà hanno ratificato a stragrande maggioranza (e quasi di nascosto, ne parlava solo il web) il fiscal compact che definisce le linee di politica economica per i prossimi 20 anni: e lo hanno fatto insieme, silvio, monti, bersani, casini. salvo vezzi folkloristici legati al colore della cravatta o ai modelli di scarpe non esiste più né destra né sinistra, qui siamo ben oltre. e forse è un bene che sia ormai l'europa (di cui peraltro facciamo parte attivamente) non solo a legiferarci ma pure a governarci: 

salvateci da noi stessi

video:
silvio, rimembri ancor il fiscal compact?




mercoledì 23 gennaio 2013

√ dell'influenza della #tv su #politica ed #elezioni

Il totem della Videocrazia - Photo: Ebay
In margine alla presentazione del bel libro di Andrea Riscassi (docente universitario e giornalista Rai) ANTICORPI ALLA VIDEOCRAZIA, ho fatto una domanda ingenua all'autore e a Gianluigi Paragone (giornalista e conduttore Rai) e Paolo Martini (autore e critico tv) che animavano il dibattito allo Spazio Melampo di Milano.

Stalin chiedeva provocatoriamente "Quante divisioni ha il Papa?", oggi vi chiedo, ingenuamente, "Quanti voti sposta la tv?" 

Dopo un attimo di silenzio gli esperti di televisione hanno dato tre risposte che giudico complementari ed illuminanti.

Riscassi ha descritto la capacità di stare in video come condizione necessaria (seppur non sufficiente) per fare politica oggi, citando a mo' di controesempio terribili gaffes televisive che hanno affossato per sempre la carriera di qualche plitico anticatodico. Esempio principe la Moratti col suo j'accuse televisivo a Pisapia, poi rivelatosi totalmente infondato, che le ha dato il colpo di grazia. Se sei un politico in tv ci devi saper stare, in quanto da un lato la televisione è la nuova agorà, dall'altro la politica stessa ha mutuato il linguaggio e i tempi televisivi.

Paragone ha ridimensionato l'influenza politica della tv, che gonfia la notorietà all'istante ma poi si rivela un boomerang, allorquando l'elettore realizza che il politico parla e si presenta bene, ma quelle promesse non mantenute...e quel che ha combinato in passato...ed ecco che la curva da ascensionale si plafona per poi cominciare a scendere (e dato che gran parte degli elettori decidono chi votare all'ultimo momento, infiammare gli animi all'inizio della campagna elettorale rischia di non essere risolutivo). Video come boomerang? Lo stesso Berlusconi grazie al presenzialismo televisivo sta scongelando il suo elettorato storico, forse più che guadagnare nuovi consensi.

Martini invece si è dimostrato il più convinto sostenitore dell'equazione politica = televisione: Berlusconi homo televivus per antonomasia, Grillo che più fugge le tv più la tv lo insegue (mossa da vera primadonna), lo stesso PD figlio dell'operazione di svecchiamento postcomunista partorito dal think-tank televisivo della Rai3 di Guglielmi (per non parlare di Crozza e della sua operazione-simpatia sul vecchio Pierluigi)...insomma video e politica convertuntur, punto e stop.

La mia opinione ingenua? Han ragione entrambi ambetre: senza tv la politica non esiste, tuttavia la politica non si limita al medium televisivo, dal quale pure ha mutuato tutto, parole, presenza scenica, ritmi, sincope del contraddittorio sloganistico. La tv ha infatti in grembo l'anti-tv del popolo che alla fine vuole fatti-non-parole, e oggi si riversa sui social networks riempiendo di frizzi lazzi e contumelie il politicante televisionato, come una volta lanciava commenti salaci al bar davanti al tubo catodico acceso. Guardando la tv fingiamo di lasciarci ipnotizzare, insomma, ma poi presentiamo il conto ai signori politici: oggi si dice fact checking, e vale sia per le cose dette che per le promesse fatte. 

Il politico che resta perimetrato nei format del piccolo schermo non va molto lontano, come ci insegna il wonder-tv-boy Matteo Renzi: doveva fare chissà che ed è finito stratrombato dal vecchio e obsoleto Bersani, uno che in tv non ci sa stare manco tanto bene.

giovedì 17 gennaio 2013

√ dell'ossessione sull' #imu e la fiscalità #immobiliare



IMU: tassa che esiste in tutto il mondo

IMU prima casa: economicamente ininfluente sul mercato immobiliare sul piano oggettivo, si presta purtroppo a deformazioni isteriche della realtà da parte dei politici e strumentalizzazioni elettorali con conseguente turbativa di mercato 

IMU non-1a casa: eccessivamente alta, da rimodulare per alleggerire immobili di impresa e immobili dati in locazione

IMU va versata ai comuni come bacino di finanziamento delle autonomie locali: taxation with representation 

effetto psicologico IMU su immobiliare: ultima goccia che fa traboccare il vaso 

3 cause: 

  1.  terrorismo psicologico x ragioni politiche (partiti) e di audience (media) 
  2.  oscurità del calcolo che spaventa 
  3. incertezza sulle aliquote che si è concesso ai comuni di deliberare tardivamente (solo col saldo si è saputo l’ammontare dell’imposta) 


problemi di sperequazione sulla base imponibile: si risolvono con riforma rendite catastali, da compensare con abbassaamento aliquote per mantenere invarianza di gettito ed evitare aumento di pressione fiscale

lunedì 14 gennaio 2013

#elezioni: ecco l' #antipolitikon

Parlamento italiano in seduta a camere riunite
Photo: Wikipedia
C'è una sola cosa che preoccupa e spinge alla creazione di nuovi programmi o al cambiamento di quelli preesistenti: l'esito delle future elezioni. Appena nella mente di questi veri e propri giullari del mondo politico s'insinua il dubbio che il beneamato popolo possa mutare opinione e sfuggire dalle stanghe del carro di partito, loro non fanno altro che riverniciare il timone. 

Vengono chiamati allora quelli che potremmo considerare «astrologi di partito» detti anche «esperti» o «competenti»; sono in maggioranza vecchi parlamentari rotti a tutte le esperienze politiche, essi cominciano così a ricordare casi simili, in cui il popolo, stufo, perse definitivamente la pazienza, e suggerendo vecchie soluzioni, formano «commissioni», tengono d'occhio le reazioni del popolo leggono i giornali e fiutano l'umore della nazione per sapere cosa voglia mai quest'ultima e di cosa abbia paura. Vengono analizzati minuziosamente tutti i ceti sociali e raggruppamenti professionali; di cui vengono studiati anche i desideri più riposti.

Queste commissioni si riuniscono e rivedono i programmi creandone di nuovi, e, ciò facendo, detti uomini mutano le proprie convinzioni politiche con la naturalezza di un soldato che cambi la propria camicia pullulante di pidocchi. In questi nuovi programmi ciascuno ha la sua parte. Il contadino si vede offerta la protezione dell'agricoltura, l'industriale quella dei propri prodotti, viene altresì assícurata al consumatore la difesa degli acquisti e gli insegnanti fruiscono di aumenti di stipendio, mentre i funzionari vedranno aumentare le proprie pensioni. Lo stato penserà ai bisogni degli orfani e delle vedove, saranno ribassate le tariffe sui trasporti e favoriti i commerci, e per finire le tasse, se non abolite, saranno almeno ridotte. Capita spesso che un certo strato sociale venga dimenticato o che non si soddisfi una generale esigenza del popolo: allora viene inserito a forza nei programmi tutto quanto possa ancora trovarvi posto, nella speranza così di soddisfare in qualche modo quell'esercito di piccolo-borghesi e mogli rispettive.


Così agguerriti, fidando nel buon Dio e nella inattaccabile idiozia dell'elettorato si dà inizio alla lotta per la «riforma» (così viene chiamata) dello Stato. Trascorso il giorno delle elezioni e terminato l'ultimo comizio dei parlamentari del quinquennio, allo scopo di passare dall'addormentamento delle masse ai loro più elevati ed allegri compiti, queste

commissioni si sciolgono, e la battaglia per le nuove condizioni assomiglia alla lotta per la conquista del pane quotidiano, che i deputati chiamano «indennità parlamentare».

Tutte le mattine, il rappresentante del popolo arriva sino alla sede del Parlamento; se non entra, riesce ad arrivare perlomeno in anticamera dove viene affisso l'elenco dei parlamentari presenti: è su questo elenco che il nostro, servendo la Nazione, scrive il proprio nome, ed è per questa fatica enorme, giornaliera, che incassa un profumato indennizzo. Passati quattro anni, o avvicinandosi sempre più lo scioglimento della Camera, detti signori vengono sollecitati da un impulso irrefrenabile: al pari della larva che è destinata a trasformarsi in farfalla, codesti vermi di parlamento abbandonano così il rifugio comune e volano fuori, dal popolo.


Ricominciano nuovamente a parlare agli elettori narrando loro come siano ostinati gli altri, e di come essi abbiano invece duramente lavorato; succede invece che il popolo, questa massa d'ingrati, anziché applausi lanci sul loro viso insulti e urla piene di odio. In genere se l'ingratitudine popolare tocca livelli molto alti, occorre rimediare con l'unico toccasana possibile: migliorare ancora i programmi. Perciò la commissione si rinnova e risorge, dando di nuovo vita all'eterno inganno. Conoscendo bene la testarda idiozia dell'umanità intera non dobbiamo poi stupirci dei risultati. E' così che il gregge del proletariato e della borghesia rientra nella stalla, tenuto per mano dal nuovo, invitante programma e dalla stanga, pronto a rieleggere coloro che lo hanno ingannato.


Con questo, l'uomo delegato dal popolo a rappresentarlo si ritrasforma nelle vesti del verme di parlamento, e riprende nuovamente a nutrirsi con le fronde dell'albero statale, per iniziare nuovamente il ciclo quattro anni dopo, mutarsi cioè di nuovo in farfalla.


Non esiste, credo, niente di più pietoso, che l'osservazione di questo fenomeno, dover cioè assistere, impotenti, all'eterno rinnovarsi di questo imbroglio. 


[sembra postato ieri su uno dei tanti blog di indignados e rivoluzionari da tastiera...ma chi l'ha scritto? vietato fare copiaincolla e cercare su gogol :)]


sabato 12 gennaio 2013

√ #olivati a #ultimaparola: #tremonti superstar, #imu e #immobiliare di stato

giulio tremonti guest star a "l'ultima parola", il talk show politico condotto da gianluigi paragone su rai2, nella puntata di venerdì 11 gennaio. si parte nell'anteprima web (condotta da giulia cazzaniga) con una mia domanda sull'imu, che dà modo al prof. giulio di lanciarsi in una crociata contro la tassa come l'ha voluta il governo monti (da min. 17:00) *** più tardi, in puntata, faccio a tremonti una domanda sulle dismissioni del patrimonio immobliare pubblico (finora un flop). siamo proprio in campagna elettorale, e il prof. dà la colpa alle invendibili scuole e caserme, dimenticando il fallimento delle sue cartolarizzazioni (SCIP1 e SCIP2)degli immobili degli enti pubblici (per lo più appartamenti): 10.500 alloggi invenduti da INPS e 12.000 da INPDAP (che nel triennio 2009-11 ne ha dismesi solo 1.200): la mia domanda al min. 01:17:40 tornato a casa, giro un videino di risposta e approfondimento sul tormentone-imu. e alla prossima puntata :)